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In questo caso ho cercato di scrivere qualcosa di
molto delicato. Forse le atmosfere fiabesche sono addirittura esagerate e so benissimo che
il quadro che ne esce dell'Egitto è molto lontano dalla realtà. Non me ne importa molto, ad essere sincero, di tutto ciò.
Al solito, la mia prima preoccupazione è quella di riuscire ad
evocare atmosfere e sensazioni nei lettori, e i feedback che ho ricevuto in questo senso
mi fanno pensare di essere andato abbastanza vicino a quello che mi proponevo.
Questo racconto è dedicato alla mia amica Alisha. E' stato
pubblicato su il 17 febbraio 1999, in occasione del suo
sedicesimo compleanno. E' stato il mio piccolo presente per lei.

Cairo
Alisha sospirò. Il suo sguardo si perse nel vuoto mentre la mente cominciava a volare
leggera tra i ricordi.
Ciò che le tornò in mente come prima cosa, non fu un'immagine o un suono, ma una
sensazione. La sensazione di quelle quattro mani maschili che esploravano il suo corpo
nudo. Il contatto del freddo tavolo di marmo sotto il suo ventre appena addolcito da quel
telo umido steso sotto di lei. Il profumo di quell'unguento oleoso, dall'aroma di sandalo
e di mille altre spezie esotiche, che permetteva a quelle mani di scivolare piacevolmente
sulla sua pelle. Mani dal tocco leggero, eppure deciso. Discrete e rispettose, ma allo
stesso tempo invadenti, curiose, che si prendevano sempre maggiori libertà e si
avvicinavano progressivamente alle sue zone proibite. Alisha ricordava distintamente il
brivido che le provocava lo strofinarsi di quelle quattro mani sulla sua schiena, sulle
gambe, sulle cosce, e la sensazione ancora più eccitante di sentirsi offerta, indifesa,
vulnerabile, passiva. Nelle mani, in tutti i sensi, di quei due uomini.
* * * * *
Al Cairo, ad aprile, l'aria era già molto calda. Alisha aveva indossato un vestito
tipicamente estivo, bianco, sopra al ginocchio, forse troppo audace per un paese arabo se
non si fosse trattato del moderno, civile Egitto. Era la prima volta, in quindici anni di
vita, che visitava quel paese. Non ci sarebbe stato niente di strano se non fosse che, in
parte, quello era anche il "suo" paese.
Era figlia di padre egiziano e di madre italiana, e sapeva benissimo che l'ascendenza
paterna dava un tocco deliziosamente esotico al suo aspetto, alla sua carnagione, al
taglio e al colore dei suoi occhi, attirando numerosi ammiratori. Ma forse molti di loro
erano respinti dal suo carattere schivo, dai suoi modi riservati, dal suo fare
"strano" e scostante.
Quella volta il padre aveva insistito e l'aveva portata con se in un viaggio di lavoro di
tre giorni al Cairo. Cui si sarebbe aggiunto, come premio per lei, un week end sul
meraviglioso mare di Sharm-el-sheik. Fu così che mentre il padre sbrigava i suoi affari
lei si trovò da sola a passeggiare per la città, osservando curiosa come la cultura e la
tradizione araba si manifestassero in una città non troppo diversa, per taluni aspetti,
dalle metropoli occidentali.
Fu alla casbah che incontrò i due gemelli. Capì subito che si trattava dei figli di
qualche nobile locale. I due giovani, appena sopra la ventina, erano seguiti da un
servitore che raccoglieva in un grosso cesto tutto quello che i giovani acquistavano per
capriccio. La deferenza con cui tutti li riverivano era addirittura grottesca.
Alisha stava sbirciando la chincaglieria esposta su una bancarella, quando uno dei due le
si affiancò. Prese il paio di orecchini più belli e più costosi, che rappresentavano
ognuno un'aquila disegnata come un geroglifico, scambiò qualche parola incomprensibile
con il mercante, e glieli offrì, sussurrandole compito una frase.
Alisha fu colpita dalla dolcezza del suo sguardo. Non c'era arroganza in quel gesto, ma
quasi una sottile implorazione. "Ti prego accetta", sembrava che dicesse. Alisha
spiegò che non capiva l'arabo, che era italiana. Allora il giovane le si rivolse con un
inglese zoppicante. "For you". Non ci fu verso di rifiutare quell'omaggio
inaspettato, ma quando alla fine capitolò e accettò il dono, l'altro gemello riemerse
dalla folla, dove nel frattempo si era eclissato, porgendole uno stupendo medaglione che
aveva appena acquistato ad un'altra bancarella.
Fu l'inizio di una simpatica contesa fra i due. Accompagnarono Alisha nella sua
passeggiata facendo a gara a regalarle ogni oggetto su cui la ragazza posava lo sguardo, e
ad assumere nei suoi confronti atteggiamenti corteggiatori. Alisha scoprì che si
chiamavano Khaled e Selim. Faceva fatica a distinguere l'uno dall'altro, tanto erano
simili. I due le dissero che sembrava una ragazza egiziana. Lei spiegò che per metà
effettivamente lo era. Conclusero che la trovavano bellissima, e continuarono a ripeterle
quel complimento all'infinito.
Alla fine della mattinata Alisha si ritrovò con una quantità impressionante di piccoli
doni. Approfittando di un commento di Alisha sul caldo, i due la invitarono per una
nuotata nella loro piscina per quel pomeriggio, offrendosi di andarla a prendere con la
loro jeep all'albergo. Alisha accettò.
Si aspettava una piscina all'aperto. Rimase sconcertata quando i due la introdussero in un
enorme palazzo da Mille e Una Notte. Li seguì per l'inestricabile dedalo di corridoi,
incontrando ad ogni angolo un impressionante numero di servi ed ancelle che si inchinavano
rispettosi al loro passaggio. Finché non giunsero in un ampia sala, in cui i raggi del
caldo sole egiziano erano addolciti da vetrate colorate e arabescate. Al centro, un'enorme
piscina.
Alisha si libero' dei suoi indumenti, fino a restare con un succinto due pezzi. Capì che
forse quel costume era troppo audace per gli usi del Cairo, quando i due gemelli la
fissarono con imbarazzata ammirazione. Si sentì lusingata da quegli sguardi. Represse un
sorriso di compiacimento, voltò le spalle ai due offrendo la vista sulla sua schiena
perfetta e delle curve armoniose e seducenti dei suoi fianchi. Passeggiò, ancheggiando
appena, sino al bordo della piscina e si tuffò. Presto i due la raggiunsero e subito
prese il via la solita universale serie di giochi in piscina, fatta di capriole, spinte,
tuffi, scherzi vari, uguali a tutte le latitudini.
Più volte, con la scusa del gioco, i due approfittavano per palparla. Ma lo facevano con
circospezione, temendo una sua reazione. Osservandola spaventati dopo ogni timida avance.
Alisha si stava eccitando da questa situazione. Le piaceva sentirsi desiderata in quel
modo. Non si ribellò, anzi, cominciò a fare il possibile per offrire le parti più
attraenti del suo giovane corpo alla portata del tocco dei due ragazzi.
Dopo il bagno, Khaled e Selim le mostrarono una sala attigua, al centro della quale era un
tavolo di marmo, coperto da un telo bianco. "Massage" le spiegò uno dei due
indicando il tavolo. "You want?" le chiese con un sorriso, come fosse una
provocazione, uno scherzo. Ma Alisha, rispondendo al sorriso, annuì. Con gesti aggraziati
si liberò del costume, esponendosi in tutta la sua bellezza, e si stese prona sul tavolo,
con la testa poggiata sul dorso delle mani. I gemelli erano rimasti di sasso. Alisha, pur
con gli occhi chiusi, percepiva la loro sorpresa e il loro imbarazzo. Li sentì armeggiare
dentro un armadietto. Le sue nari furono colpite dall'intenso profumo dell'unguento con
cui i due stavano cospargendosi le mani.
Poi sentì il contatto di quelle mani. La sua pelle fu scossa da un brivido. Il suo corpo
vibrava al tocco, inizialmente timido e rispettoso, di quelle quattro mani su di lei. Si
abbandonò al piacere, restando ad occhi chiusi, lasciando che la esplorassero
liberamente.
I due egiziani la accarezzarono a lungo, sempre evitando di toccare il suo delizioso
culetto, ma avvicinandosi sempre più. In Alisha l'eccitazione cresceva. Il suo respiro si
stava facendo affannato, la lingua si agitava senza pace nella sua bocca, mentre
istintivamente, si accorse, cercava di spingere il bacino in avanti, come per sfregarsi
contro il duro tavolo di marmo. Alisha stessa, ora, bramava dai due carezze più audaci.
Fu Selim il primo ad osare. Prolungò la carezza che stava dedicando alla parte posteriore
delle sue cosce, fino a raggiungere e a ricoprire i glutei di Alisha. La ragazza si
lasciò sfuggire un sospiro che Selim interpretò correttamente come un segnale di
approvazione ed un invito a proseguire. E proseguì, massaggiando le morbide carni di
Alisha come un fornaio che impasta.
Khaled si avvicinò. Anche lui voleva palpare quel culetto meraviglioso. I due si
disposero ai lati del tavolo e presero a viaggiare con le mani, ognuno dal suo versante,
tra la parte superiore delle gambe e la bassa schiena. Le loro dita indugiavano
all'interno delle cosce, sfiorando le tenere labbra della vulva. Alisha ansimava. Senza
pensarci, allargò maggiormente le gambe. Desiderava esporsi di più ai loro sguardi e
alle loro carezze.
D'un tratto li fermò. "Stop, please!" I due si immobilizzarono intimoriti.
Alisha si girò sulla schiena mostrando il suo seno piccolo e sodo e dando ancor maggiore
risalto al bocciolo tra le sue cosce, ora ancora più aperte. Sorrise provocante ai due e
li incoraggiò a riprendere il massaggio. "Go on, now!" Poi richiuse gli occhi e
si lasciò di nuovo andare.
Senza bisogno d'altro i due ripresero a carezzarla, dedicando molta attenzione alle sue
tette, non ancora pienamente sviluppate, ma già voluttuosamente seducenti. Poi tornarono
al suo fiorellino esposto, sfiorando e solleticando con estrema delicatezza tra i suoi
petali. Alisha stava impazzendo di piacere. La sensazione di quelle quattro mani, venti
dita, che giocavano lievi con la sua intimità era indescrivibile. Accolse l'orgasmo con
un urlo liberatorio, mentre Khaled e Selim sorridevano compiaciuti.
Continuarono a carezzarla a lungo, ora con molta tenerezza, su tutto il corpo. Finché non
fu per lei il momento di vestirsi e tornarsene via.
* * * * *
Alisha si stese sul letto della sua stanza, con le mani dietro la nuca. Con i suoi ricordi
del Cairo succedeva sempre cosi': entrava in quel vortice e non riusciva ad uscirne. Il
respiro era affrettato. Il cuore batteva forte. Le palpebre le si richiusero sugli occhi
neri e la mente tornò a volare tra i ricordi.
* * * * *
Il giorno dopo Alisha tornò a nuotare con loro e di nuovo accettò l'offerta di un
massaggio. Di nuovo si liberò disinvolta del costume e si offrì loro nuda, con le gambe
aperte e la sua tenera femminilità in mostra. Li incoraggiò con un caldo sorriso e
chiuse gli occhi abbandonandosi. Ma stavolta, invece delle mani, i due cominciarono ad
omaggiarla con le bocche e le lingue.
Khaled si chinò di lato sul suo viso e prese a leccarle delicatamente le labbra. Selim,
più sotto, dopo aver ricoperto di baci il ventre e le cosce, iniziò lo stesso lavoro
sulle altre labbra, quelle più intime. Alisha si lasciò andare al piacere di
quell'adorazione raggiungendo più volte l'orgasmo, mentre i due fratelli non sembravano
mai paghi di accarezzarla con le loro lingue bagnate, dalla testa ai piedi, davanti e
dietro, continuando a scambiarsi di posto.
Alisha era quasi stordita dal piacere quando i due la fecero alzare con gentilezza, le
porsero una camicia da notte trasparente bianca, così corta da arrivare appena a coprirle
il pube, e la accompagnarono di nuovo attraverso il labirinto di corridoi, in un'ampia
stanza da letto. Fu eccitante per Alisha camminare per quelle sale così, praticamente
nuda, con la scorta dei suoi due uomini a fianco a lei, offrendosi alla stupefatta
ammirazione dei servitori quanto alla malcelata invidia delle ancelle.
Nella stanza da letto i due si spogliarono, mostrandole per la prima volta le loro superbe
erezioni. Alisha accolse lo spettacolo un sospiro d'anticipazione. Poi si stesero ai suoi
lati sul letto e ripresero a dedicarsi a lei.
Qui la memoria di Alisha si fa confusa. Non ricorda più la successione logica degli atti,
ma solo dei flash di momenti e una continua sensazione di appagamento e di godimento.
Ricorda che più volte, a turno, i due le furono sopra per possederla prima con dolcezza,
poi con foga crescente. Ricorda che uno dei due la prese da dietro, di fianco, mentre lei
baciava l'altro lingua in bocca, masturbandolo contemporaneamente con la mano. Ricorda di
essersi ritrovata carponi, con la testa appoggiata al lenzuolo e le natiche esposte,
mentre i due si alternavano con le loro verghe dure in brevi penetrazioni di pochi colpi
possenti e veloci nella sua tana d'amore ormai aperta, accessibile, disponibile.
* * * * *
La mano di Alisha scivolò distrattamente verso il basso. In un attimo ebbe ragione del
bottone e della zip dei pantaloni che indossava. Si avventurò lentamente oltre l'elastico
delle mutandine, sfiorando i peli morbidi e arricciati. Prese contatto con le teneri carni
della propria intimità. Verificò: era bagnata. Come sempre succedeva, d'altronde, quando
ripensava al Cairo.
Ma, soddisfatta questa curiosità, la mano non si ritirò. Indugiò ancora, immobile, in
quell'umido e caldo contatto. Poi, con estrema languida lentezza, cominciò
impercettibilmente a vibrare e a roteare, mentre i polpastrelli delle dita cercavano
abilmente i punti dove maggiore era il piacere.
Alisha respirava forte. La punta della sua lingua percorse dolcemente il circuito delle
labbra. Gli occhi si persero ancora nel vuoto. La mente tornò a volare. I ricordi non
erano finiti.
* * * * *
La luna piena illuminava il deserto disegnando un'atmosfera ultraterrena. Solo i fari
della jeep, che avanzava ballonzolando sul suolo irregolare, strappavano, come spade,
squarci di giallastra realtà da quel muto scenario da sogno.
Era l'ultima sera al Cairo, per Alisha. Quel pomeriggio era stata con il padre e non aveva
potuto accettare il terzo invito in piscina. Ma i due avevano comunque insistito per
averla fuori a cena.
A bordo della jeep i tre ridevano e scherzavano. Quel vino resinoso e dolciastro che
avevano bevuto in quel ristorante tipico, favoriva il loro umore euforico. I due gemelli,
sui sedili anteriori, continuavano a rivolgersi a lei con quel misto di arabo e inglese
stentato, e ridevano ad ogni frase che dicevano. Alisha capiva appena un quinto delle loro
battute, ma rideva di gusto ugualmente.
Con un'audacia figlia del suo stato di ebbrezza, Alisha fece scivolare le sue mani sotto
il vestito corto e si liberò delle mutandine. Poi, come fosse uno scherzo, le porse ai
suoi amici, allungando il braccio verso i sedili anteriori. I due tacquero all'improvviso
e si guardarono tra di loro con gli occhi fuori dalle orbite. Alisha li osservava con un
sorriso provocante. Poi i due scoppiarono a ridere. Selim s'impossessò di quel bianco
indumento e se lo portò al naso, aspirando avidamente. Khaled, che guidava, cerco' di
strappare quel trofeo al fratello. La jeep comincio' a sbandare vistosamente. Alisha si
sentiva eccitata dalla sensazione di essere nuda sotto il vestito. Diverse volte
approfittò maliziosamente degli scossoni del veicolo per far risalire l'orlo del vestito,
allargare le ginocchia, ed esporre il suo delizioso fiorellino ai due contendenti, salvo
poi ricomporsi e ricoprirsi con simulato pudore.
Nel frattempo la jeep aveva superato la cima di una collinetta. Lo spettacolo li colpì
con violenza inaspettata. Khaled bloccò il veicolo e spense motore e fari. Tutti e tre
scesero e si fermarono a contemplare il panorama.
Davanti a loro le tre piramidi di Giza si ergevano imponenti. Nella penombra lunare non
erano visibili i segni dell'erosione del tempo sulle superfici dei monumenti. Risaltava
invece la squisita perfezione geometrica di quelle tre costruzioni, come fossero diamanti
interrati per metà nella superficie sabbiosa del deserto. Alisha era rimasta senza fiato,
ma anche i due gemelli, che pure dovevano conoscere bene quello spettacolo, fissavano
stupefatti la magia di quella visione. Una fresca brezza li sfiorava piacevolmente, e
Alisha sentiva l'alito di quel vento impudente carezzarla tra le cosce sotto il vestito.
Senza accorgersene, i tre si erano disposti come le tre piramidi: i due gemelli uno di
fianco all'altro e Alisha, più piccola, mezzo passo più avanti alla loro destra. Khaled,
Selim e Alisha come Keope, Kefren e Micerino. Nel cielo, le tre stelle della cintura di
Orione (o di Osiride), ripetevano lo stesso identico schema.
Alisha si mosse con una solennità degna di un antico rito pagano, in stridente contrasto
con la scomposta euforia dei minuti precedenti. Stavolta fu lei a prendere l'iniziativa.
Prese Khaled per mano e lo condusse verso la jeep, mentre Selim li seguiva a pochi passi
di distanza. Si sedette accanto al ragazzo sui sedili posteriori e offrì le proprie
labbra schiuse a quelle di lui. Mentre si baciavano liberò la virilità del ragazzo dai
pantaloni e prese ad accarezzarla piano con la mano, saggiandone la rigidità.
Poi si dispose a cavalcioni su di lui. Dolcemente si calò facendo scivolare il pene duro
nella giovane vagina, umida e accogliente. Danzò languidamente sul giovane, deliziandosi
e deliziandolo con il lento sfregamento delle sue morbide pareti interne. L'altro, nel
frattempo, l'aveva aiutata con delicatezza a togliersi il vestito. Ora era nuda,
completamente nuda, mentre si concedeva a due uomini, sotto il cielo stellato del deserto.
Alisha ricorda che ripeté con altrettanta passione la stessa danza erotica sul fallo di
Selim. Poi, di nuovo i ricordi perdono ogni sequenzialità per trasformarsi in un confuso
insieme di sensazioni e di immagini accavallate. Le loro mani che la frugavano senza posa.
Le loro bocche e le loro lingue che esploravano ogni angolo segreto del suo corpo. I loro
peni, sempre miracolosamente rigidi, che Alisha accoglieva con gioia, a ripetizione,
dentro di sè. Che lei accarezzava, baciava, leccava. Il piacere. Gli innumerevoli orgasmi
che ogni volta la costringevano a gemere di passione verso le stelle.
A poche centinaia di metri, la Sfinge non sembrava infastidita da quei suoni, e continuava
a scrutare enigmatica nel vuoto. Come da migliaia e migliaia di anni.
* * * * *
Alisha, dalla finestra della sua stanza, scrutava nel vuoto. Al di là dei vetri, la
nebbiosa pianura padana in quel pomeriggio invernale non aveva un grande spettacolo da
offrirle.
Tornò a rivedere il pacchetto che aveva appena ricevuto per posta, e che aveva ridestato
la spirale dei ricordi. Un papiro disegnato con grande abilità. Sicuramente da un
artista, da un maestro, con una raffinatezza di gran lunga superiore rispetto a quella dei
papiri che si vendevano sulle bancarelle della casbah del Cairo. In primo piano una rosa
stupenda, rossa, tratteggiata sapientemente nei minimi dettagli. Sullo sfondo le tre
piramidi di Giza e la Sfinge. Nel cielo, la luna piena. Sotto, vergata con mano incerta,
non abituata alla scrittura occidentale, la scritta "Happy Birthday, Alisha. With
love." Più in basso ancora, in caratteri arabi, le due firme, che Alisha riconobbe
subito.
Khaled e Selim.

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