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In questo racconto la parte umoristica è
assolutamente preponderante sulla parte erotica. Ispirato da un breve brano di un altro
racconto apparso sul ng. "Non ci dormi la notte!" qualcuno ha insinuato. Già...
E' riportato così come è apparso su it.sesso.racconti.
Non fraintendetemi. Non voglio dire che la "storia di tanto buon sesso
vissuto" di Cristina mi sia dispiaciuta. Anzi, e' vero il contrario. Molto eccitante,
partecipata e spontanea.
Il fatto e' che io ho una capoccia strana. A volte si fissa su un particolare e non riesce
a liberarsene. In questo caso c'erano quelle tre righe del racconto di Cristina che mi
erano rimaste scolpite.
> intanto mi stavo infilando dentro un cetriolo che lui aveva
> portato apposta per l'occasione.....
> era tutto ruvido e mi eccitava da morire
Ecco. L'idea di qualcuno che si presenta ad un appuntamento galante portandosi dietro un
cetriolo mi ha fatto semplicemente impazzire. E' grossa. E' tremenda. E' eccessiva. E'
esilarante.
Non facevo altro che pormi domande su questo cetriolo. Tipo: come lo incarta? Col Domopak?
Con la carta argentata? E lo porta in tasca? o in una bustina a parte? Lo porta da casa o
lo compra fresco per strada? Mi immaginavo il tizio al mercato che soppesa i cetrioli ad
uno ad uno fino a scegliere quello della giusta dimensione forma e consistenza. O magari
ne prende tre o quattro, da dosare dal piu' piccolo al piu' grande? Mentre pensavo a
queste questioni e mi immaginavo le situazioni paradossali, non facevo altro che ridere.
Da solo. Con la gente intorno che mi guardava strano. Ogni tanto mi succede...
Insomma, ho scritto questo racconto. Niente di particolare, solo per farmi (e magari far
fare) due risate spensierate. Senza voler offendere o prendere in giro nessuno.

Il Cetriolo
Filippo era arrivato con un ora d'anticipo, e gia' questo tradiva la sua ansia. Se ne
stava seduto in macchina, a far passare i minuti, e si chiedeva perche'.
Certo, si trattava del primo incontro di persona dopo tre mesi di corrispondenza
telematica e di telefonate. Ma cio' non giustificava tanto nervosismo.
Sapeva che non l'avrebbe sorpresa negativamente con il proprio aspetto. Le aveva inviato
una decina di foto scannerizzate e a lei erano piaciute tutte.
Anche l'ultima. Quella da vestito. L'unica in cui si vedeva la faccia.
Addirittura la penultima. Nelle altre era dritto e duro, ma in quella era venuto un po'
"barzotto". Mica e' cosi' semplice tenerselo in tiro con la destra mentre si
scatta con la polaroid con la sinistra. Provateci voi, se non ci credete. Aveva provato a
taroccarla col programma di fotoritocco, ma aveva combinato un casino e alla fine l'aveva
mandata cosi' al naturale. Lei diceva di averla gradita lo stesso.
Ne' poteva essere l'aspetto di lei a metterlo in ansia. Anche lei aveva mandato le sue
foto e lui era gia' rassegnato. Orietta era un mezzo cesso. Ma a lui non importava
granche'. Non era come tanti ragazzi superficiali che danno soverchia importanza
all'aspetto fisico. A volte una ragazza non bellissima puo' avere qualche caratteristica
che te la rende comunque attraente. Nel caso di Orietta era una fame di cazzo profonda,
impellente, atavica, da Biafra.
No. Quello che preccupava Filippo erano gli attimi tragici in cui avrebbe dovuto rompere
il ghiaccio, scambiare qualche parola, prima di recarsi in camera da letto a consumare.
Era una fase necessaria, non la si poteva saltare a pie' pari anche se sapeva benissimo
che tanto lui quanto Orietta ne avrebbero volentieri fatto a meno.
Era terrorizzato. Sapeva di non essere un abile conversatore. Era timido, maldestro,
impacciato. Maledettamente sempre a corto di argomenti. Per e-mail era molto piu' facile!
Li' era brillante, disinvolto, simpatico. Addirittura ciarliero. Una volta le aveva
scritto un messaggio di ben dieci righe! Ci aveva messo due giorni a scriverlo, ma ne era
valsa la pena. In quell'occasione si era dimostrato persino un fine umorista. Le aveva
raccontato la barzelletta della mignotta che scorreggiava durante i sessantanove. Orietta
ne era rimasta deliziata.
Ormai mancava mezzora al momento fatidico, quando Filippo ebbe un'idea. La valuto', la
soppeso', finche' si convinse.
Abbandono' con rammarico il parcheggio sapendo che a quell'ora, in quella zona, avrebbe
sudato per trovarne un altro. Comincio' a vagare nei paraggi, sforzandosi di mantenere il
senso dell'orientamento.
Erano dieci minuti che girava a vuoto e stava perdendo la pazienza. "Possibile che in
questo quartiere non c'e' un cazzo di...". Si interruppe quando vide vide l'insegna
che cercava.
"Frutta e Verdura".
Inchiodo', provocando il clackson di protesta delle macchine che lo seguivano, e si
affianco' in seconda fila. Inseri' le frecce d'emergenza e scese.
Entro' e comincio' a vagare tra le cassette dai contenuti multicolori, scrutando e
tastando qua e la'. La proprietaria stava finendo di servire una cliente.
Si guardava intorno incurisosito, quando senti' la signora che con professionale cortesia
lo interpello'.
"Posso aiutarla?"
"No... cioe' si'... vede... avrei un appuntamento con una ragazza e..."
"Ho capito. Ho proprio quello che ci vuole per lei." Si diresse verso un angolo
del negozio. "Guardi che bellezza queste banane! Me le hanno portate stamattina. Non
sono di quelle storte, curve, inutilizzabili. Guardi come sono belle dritte. Sembrano
spade, non trova?"
Filippo era perplesso. La signora insisteva.
"Le tocchi. Sente che dure? Sono ancora belle acerbette. Non c'e' pericolo che si
squacquarellino. Puo' infilarle dove vuole. Anche senza buccia, volendo."
Ma Filippo scuoteva la testa. "Le banane forse non..."
"Dia un'occhiata a queste melanzane, allora! Sono lunghe e affusolate, sembrano
proprio il... quello di un africano, non e' vero?" suggeri' con malizia.
"Veramente non credo che una melanzana..."
"Un bel sedano! E' proprio quello che fa per lei! Sono di gran moda ultimamente, sa?
Vanno a ruba! Mi creda, non riesco nemmeno ad ordinarli che sono subito spariti! E'
incredibile!"
Filippo osservava sconcertato i lunghi gambi che sfumavano dal bianco al verdino. Non era
quello che aveva in mente. La signora sembrava vagamente spazientita.
"Altrimenti possiamo andare sul classico. Non le consiglierei una carota... a meno
che non si tratti di una ragazza tipo intellettuale..." Decisamente no. Filippo
scosse la testa.
"E allora si puo' ripiegare sulla zucchina. Non e' molto originale, lo ammetto, ma
una bella zucchina fa sempre la sua figura piu' che dignitosa. Ho delle ottime zucchine
qui. Guardi!"
Filippo tentenno'. "Senta, e se invece prendessi..." e indico' con un gesto una
cassetta.
"Un cetriolo! Ma certo, e' un ottima idea! Un bel cetriolo! Perche' non ci ho pensato
prima!
Che ne dice di questo?" E con un gesto rapido estrasse dal mucchio un cetriolo
enorme, lunghissimo, da un chilo e mezzo almeno.
"Forse cosi' e' troppo..."
"Va bene cosi', dia retta!" e ammicco' amichevolmente. "O forse teme di
sfigurare al confronto...?"
"No non e' questo... e' che... vede... e' il primo appuntamento... non vorrei
sbilanciarmi troppo... forse andrebbe meglio questo" e Filippo a sua volta afferro'
un cetriolo decisamente meno vistoso.
"Cosi' piccolo?!" grido' sorpresa la signora "prenda almeno questo..."
e afferro un altro cetriolo, tentando un compromesso. Ma Filippo si era intestardito.
"No signora, questo qui va bene. Prendo questo."
"Come vuole lei..." rispose scettica e si accinse a pesare l'ortaggio.
Pochi minuti dopo Filippo suono' alla porta dell'appartamento e Orietta gli apri'. Anche
Orietta era molto timida ed emozionata, ma si rinfranco' quando vide l'espressione di
assoluto terrorizzato imbarazzo sul volto di Filippo.
"Ciao Filippo! Entra! Finalmente ci incontriamo!" gli disse sorridendo.
"Ciao Orietta..." riusci' a biascicare lui.
"Sei puntualissimo! Non hai incontrato traffico?"
"Si'... cioe' no... la Tangenziale... un po'... a quest'ora..." rimase
incollato. Impreco' tra se. Neanche del traffico riesco a dire qualcosa di sensato. Che
imbranato che sono.
"Togliti il cappotto..."
"NOOOO!!" urlo' lui. Aveva il cetriolo in tasca al cappotto e aveva calcolato di
tirarlo fuori al momento giusto. Ma se doveva togliersi il cappotto come faceva?
Orietta aveva un espressione sconsolata. Ma come? Neanche il cappotto si toglie? Ecco qua!
Un'altra serata senza cazzo...
Filippo aggiusto' il tiro. "Voglio dire... si', me lo tolgo... ma dove lo
mettiamo?"
"Qui, sull'attaccapanni..." e, stupita per la domanda, gli indico' un trespolo
su tre piedi, gia' carico di soprabiti. Filippo si tolse il cappotto e lo appese sul
trespolo che ondeggiava pericolosamente.
Orietta lo fece accomodare sul divano del salotto e si sedette a fianco a lui. La
conversazione stentava a decollare. Per tre volte Orietta gli offri' da bere, per tre
volte Filippo rifiuto'. Il silenzio era assordante. L'imbarazzo insopportabile. Filippo
comincio' a sudare. Era il momento di calare l'asso, non poteva aspettare di piu'.
"Ehm... Orietta, posso... dovrei prendere... nella tasca del cappotto..."
"Prego! Accomodati pure!"
Filippo si precipito' verso l'ingresso, come se fosse inseguito da belve feroci. Orietta
senti' un botto e intui' che l'attaccapanni era precipitato al suolo. Alzo' gli occhi al
cielo, esasperata.
"Filippo, serve aiuto? Qualche problema?"
"No... niente" rispose la sua voce dall'altra stanza. "Mi e' caduto... il
coso... con tutti i soprabiti... ma non ti preoccupare... non si sono fatti
niente...". Meno male, sospiro' Orietta tra se, non si sono fatti niente...
Filippo si ripresento' sulla soglia del salotto, rosso e sudato di imbarazzo, ma con uno
strano sorriso d'anticipazione e le mani dietro la schiena. Mamma mia, penso' Orietta, e
adesso...?
"Ti avrei portato... una cosina..." Si avvicino' al divano e le porse il
sacchetto di carta marrone dell'ortofrutta.
"Per me? Oh Filippo, che caro! Non ti dovevi disturbare..."
"Ma figurati, Orietta... e' proprio una cosina..."
Orietta frugo' nel sacchetto e ne estrasse l'ortaggio. Sorrise compiaciuta.
"Ehi ma... e'... UN CETRIOLO! Grazie Filippo! Che caro...! E' bellissimo,
veramente..."
In realta' in quel momento Filippo trovava quel cetriolo osceno. Era irregolare,
stortignaccolo, bitorzoluto e... piccolo, incredibilmente piccolo. Aveva ragione la
signora. Forse era meglio... no, quello da un chilo e mezzo magari no... ma forse
quell'altro...
Tuttavia Orietta sembrava apprezzare il dono. Lo rimirava davanti agli occhi e lo
accarezzava con le mani. Filppo senti' sciogliersi pian piano la propria timidezza.
Senza staccare gli occhi dal suo regalo, Orietta chiese "Dimmi, Filippo. Come hai
fatto a capire che i cetrioli sono i miei preferiti?" Aveva un tono molto sensuale.
Filippo cominciava a sentirsi sicuro di se stesso. Rispose "Ormai credo di
conoscerti, Orietta. Permettimi di dirtelo, ma secondo me non sei proprio tipo da banane o
da zucchine. Per me sei una donna da cetrioli..."
"Oh, Filippo..." sospiro' gioiosa a quell'osservazione. Filippo esulto' dentro
di se. Che frase che aveva detto! Proprio da gran viveur! "Sei una donna da
cetrioli". Doveva scriversela da qualche parte... sarebbe potuta tornare utile per
qualche altra occasione.
Orietta si stava eccitando. Comincio' a leccare sensualmente il cetriolo, mentre con
l'altra mano si carezzava il petto, ansimando forte. Poi se lo infilo' in bocca,
cominciando a succhiarlo e pomparlo estasiata, lanciando di tanto in tanto occhiate di
fuoco a Filippo. Quest'ultimo sentiva il proprio cetriolo gonfiarsi prepotentemente nelle
mutande. Le cose si stavano mettendo proprio nel verso giusto...
Orietta interruppe il simil-pompino e propose, sorridendo maliziosa, "Ho proprio
voglia di provare questo cetriolo come si deve... perche' non mi accompagni in camera da
letto... sono sicura che hai anche un altro pensierino per me..." e gli occhi le
scivolarono verso il pauroso bozzo sulla patta del ragazzo.
Filippo non se lo fece ripetere. Segui' docilmente Orietta che lo precedeva ancheggiando
provocante verso l'alcova, continuando a sbocchinare rumorosamente il cetriolo. Intanto si
complimentava con se stesso. Che idea meravigliosa che ho avuto! Che genio! Ci so proprio
fare con le donne! Sono proprio forte! Troppo, troppo, troppo forte!

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