Giorgia - Sesta Parte
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"Sono la tua troia. La tua cagna. Farò tutto quello che vuoi, qualunque cosa. Non devi aver scrupoli con me. Ti voglio spietato e crudele."
Da quel pomeriggio, Luisa aveva preso a tempestarmi di SMS fino all'ossessione. Avevo evidentemente scatenato qualcosa in lei che aveva represso a lungo, e ora stava decisamente strabordando. Non che mi dispiacesse la cosa, ma è abbastanza difficile concentrarsi sulle altre incombenze della vita se il cellulare continua a trillare, con messaggini di quel tenore.
"Dimmi che sarai il mio padrone a lungo, ti prego. Dimmi che ti toglierai ogni sfizio con me, anche il più perverso. Io sono pronta a tutto"
Una costante che riaffiorava periodicamente era la sua paura di perdermi. Quasi temesse che il fato, dopo averle fatto trovare finalmente quello cercava, le facesse lo scherzo atroce di sottrarglielo subito.
Non rispondevo quasi mai a questi messaggini. Un po' per mantenere l'aplomb del padrone duro, che la fila e non la fila. Un po' per non stimolare ancora di più quel flusso già inarginabile di SMS. Un po' perché in certi momenti proprio non potevo darle retta. Ma lei non lasciava passare una ventina di minuti senza tornare a scrivermi di nuovo.
"Non vedo l'ora che sia domani sera. Per strisciare adorante ai tuoi piedi. Per servirti in tutto. Per subire le tue sevizie. Per sentirmi tua fino all'ultima cellula"
Giovedì sera infatti ci saremmo rivisti. Mi aveva avvertito il lunedì precedente, prima che me ne andassi da casa sua, che c'era quella possibilità. Michele andava fuori per lavoro, in Veneto, da un produttore di grappe e acqueviti, e lei sarebbe stata sola-solissima in casa. Mi voleva per cena, e per il dopo cena. Io avevo subito acconsentito, con un certo entusiasmo. L'idea di averla al mio servizio come cuoca e cameriera prima, e come schiava da letto dopo, era decisamente invitante.
"Ma cosa dirai a Giorgia?" mi aveva chiesto allora, un po' preoccupata. Mi ero completamente dimenticato che lei mi sapeva felicemente coniugato.
"Giorgia?... ehm... Non ci sono problemi, con Giorgia... Sapevo già che sarei stato libero giovedì. Giorgia sarà via tutta la sera perché... ehm... ha un torneo di canasta con le amiche, e già sa che io mi organizzerò la serata per conto mio... Le dirò che me ne sto in giro con qualche amico..."
"Canasta??" non sembrava molto convinta. "Ma Giorgia odia i giochi di carte. Me l'ha detto una sera in chat, quando le avevo proposto di farsi l'account a un sito di Texas Hold'em..."
"Già... ma infatti... lei non gioca! Il torneo non conta... E' solo una scusa per vedersi con le amiche..."
"Ah... Va bene..." rispose, sempre più perplessa. Ma tu guarda se uno deve inventarsi le cazzate pure con l'amante. E senza nemmeno essere sposato!
Il cellulare trillò ancora. Altro messaggino.
"Ho preso un bel po' del nocino di Michele e l'ho messo in un'ampollina a parte che tengo nascosta. Sarà tutto per te, padrone. Così ti gusterai meglio i miei pompini, anche se non sono così brava."
In realtà era bravissima. Ma fa parte del gioco dire alla schiava che non sei particolarmente soddisfatto di come te lo succhia. E' una sottile umiliazione che rende tutto più eccitante.
Però stavolta le risposi. Avevo qualcosa da chiederle.
"Ma non c'è pericolo che Michele si accorga del liquore che sparisce?" le scrissi.
"Ho rabboccato la sua bottiglia col nocino del supermercato. Non se ne accorgerà. A livello di nozioni è preparatissimo, ma non ha il palato sensibile e raffinato che pretende di avere. Avessi usato del Fernet Branca non se ne sarebbe accorto lo stesso"
E c'è ancora gente che mi chiede perché non voglio sposarmi.
"Mi spaccherai di nuovo il culo, padrone? Ancora sento dolore, ma ne ho una voglia infinita. Non riesco a togliermi dalla mente l'immagine del tuo cazzo enorme grondante del mio sangue."
Esagerata. C'era stata una piccola escoriazione interna, come ne capitano a volte in certi frangenti, e durante l'atto mi ero un po' macchiato sull'asta. Roba di due goccine, non di più. A leggere quel messaggio sembrava una scena di Profondo Rosso. "Grondante" addirittura... ma andiamo!
"Il tuo sperma si è mescolato al mio sangue, padrone. Credo che questa cosa ci abbia legato indissolubilmente. Sento dentro di me che ormai ti appartengo e sarò la tua schiava per tutta la vita. Non sai che emozione è stata trovarmi sulla dita quel liquido rosaceo tuo e mio insieme che fuoriusciva dal mio culetto. Mi ha persino macchiato le mutandine. Non le laverò. Le ho messe da parte e le conservo come un ricordo del fatto che sono tua per sempre."
Sì, figuriamoci. "Tua per sempre". Sai quante ce ne erano state di ragazze che avevano subito un trattamento di quel tipo, con tanto di mix rosa di liquidi organici, per poi a tempo e luogo sentirsi lo stesso liberissime di mandarmi affanculo. Altro che legame indissolubile! Però a essere sincero non mi dispiaceva che Luisa stesse evocando quelle immagini suggestive. Era gratificante, eccitante e commovente la passione che ci stava mettendo. Era giusto farla felice, dandole tutto ciò che chiedeva e di più. Tra l'altro non è che fosse un sacrificio per me, anzi!
"Padrone, permettimi di masturbarmi. Non ce la faccio più. Da lunedì scorso passo tutto il giorno a pensarti e sono sempre eccitatissima. Concedimi un piccolo sfogo. Una volta sola. Domani sera mi troverai caldissima e pronta a tutto comunque. Ti prego!"
Fui inflessibile. Probabilmente l'avrei addirittura delusa, in caso contrario. Le avevo proibito di godere da sola sino al nostro prossimo incontro, ed ero sicuro che la sua voglia era scatenata e amplificata proprio dalla proibizione. E' un elementare meccanismo psicologico. Se quel Vecchio Coglione a suo tempo si fosse fatto i cazzi propri, la probabilità che Adamo ed Eva attingessero mele dall'albero sbagliato sarebbe stata irrisoria. Ma a parte questo, l'idea che Luisa avrebbe passato ancora 24 ore a contorcersi di libidine non sfogabile, prima di vedermi, mi sorrideva alquanto.
"Non ti è permesso" le scrissi. "Resisterai fino a domani sera senza toccarti. Ma ora basta mandarmi SMS. Sono con Giorgia, e si sta un po' insospettendo."
E non era nemmeno una cazzata.
* * * * *
"Ma insomma! Si può sapere chi è che continua a mandarti messaggini?"
Giorgia era più incuriosita che realmente infastidita, anche se stava cercando di fare un discorso e non era il massimo per lei doversi ogni volta interrompere mentre io leggevo l'SMS in arrivo. Era venuta a trovarmi dopo cena, con l'intenzione di fare due chiacchiere. Sembrava un po' turbata.
"Niente. Scusami. Niente di importante..." risposi, evasivo.
"Ti sei fatto una nuova amichetta, vero?" insinuò con una certa ilarità.
"Ma no... Cosa dici..."
"Non negare con me, bastardo! Ti conosco bene! La tua faccia quando leggi i messaggini è tutta un programma. Sono sicura che ti sta scrivendo cose sconce..."
"Ma dai, Giorgia..."
"E dimmi, Marco... L'hai già stregata col tuo super-ultra-mega-iper-cazzo che ci fa impazzire tutte quante?" chiese, con un delicato filo di sarcasmo.
"La pianti di prendermi per il culo?"
"Rispondi! Ci sei stato a letto o no?"
"Sì.. Sì... Ci sono stato. Contenta ora?"
"Bingo! Sai che sto cominciando a invidiartelo quel coso che hai nelle braghe? Per te è tutto facile, cribbio... Glielo agiti un po' sotto il naso e le hai tutte ai tuoi piedi. Magari ce l'avessi io un'arma del genere. Per convincere una stronzetta qualsiasi a farsi spupazzare un po' devo sempre sudare sette camicie..."
"Ma non è così!" obiettai convinto. "Voglio dire: anche ammesso... Cosa ti aspetti che io faccia? Che vada in giro con la foto in tasca? Ciao, piacere, sono Marco, e questo in foto è il mio cazzo; facciamo amicizia?"
Giorgia rideva. Io continuai.
"Di solito quando arrivi al momento che puoi farglielo vedere, i giochi sono fatti. Poi magari può succedere che la cosa venga apprezzata... Ma non credo proprio che alla fine sia così importante. Quando una donna decide che ne ha avuto abbastanza di te, non sono certo i centimetri a farle cambiare idea... Guarda, dubito davvero che le dimensioni siano così significative..."
"Contano, contano... Lasciatelo dire..."
"Ma che ne sai tu, scusa? Non puoi mica definirti esperta di queste cose! Tu nemmeno ti eri accorta di nulla, in due volte che sei stata a letto con me. Certe volte mi chiedo se ti eri almeno accorta che un cazzo ce l'avessi del tutto..."
"Ok. Touchè. Ma sono stata in confidenza con moltissime donne che invece ne capiscono. E ti ribadisco che i centimetri contano. Persino alcune lesbiche convinte lo pensano..."
"Maddai..."
"Ce n'era una che mi ripeteva che un grosso cazzo sarebbe una cosa meravigliosa... Se non fosse per il grosso stronzo che tipicamente c'è attaccato dietro!"
Ridemmo insieme.
"Insomma, l'unica a cui non frega nulla delle dimensioni l'ho conosciuta io..." feci, scherzosamente imbronciato.
"Parli di me? Beh, ti dirò... Non è poi così vero... Anche sulla sottoscritta la cosa esercita un suo perverso fascino... Ti confesso che ora che me ne sono accorta ti vedo sotto una luce diversa..."
"Ora che me ne sono accorta..." ripetei, scimmiottando la sua voce. "Cinque mesi dopo che abbiamo scopato ti sei accorta che ho il cazzo grosso. E mi parli di perverso fascino..."
Rise. "Vabbè, ma mi sembra che comunque non ti manchi di che consolarti..." E accennò con lo sguardo al mio cellulare, ora spento e muto sul tavolino. "Parlami di lei... E' carina?"
"Sì, una gran bella fica."
"Porcona?"
"Da morire."
"E' un tipo di quelli che a me piacerebbero? Credo che un'idea dei miei gusti ormai tu ce l'abbia..."
"Ne sono praticamente certo."
"Ma lo sai che hai un culo sfacciato?! Guarda, in questo momento ti sto odiando per l'invidia che mi fai... Io volevo parlarti di quanto sono disperata per Luisa, per sfogarmi un po' con te... Vengo qui e ti trovo tutto pimpante per la tua nuova troietta... Figurati quanta voglia hai di pensare a Luisa..."
In quel momento il crudele paradosso della situazione mi colpì in tutta la sua intensità. E' come se il tuo migliore amico venisse a parlarti delle sue pene d'amore per una donna di cui è teneramente innamorato, e tu quella donna te la sei fatta l'altro ieri, te la rifotti l'indomani, e mentre lui ti parla lei ti manda messaggetti vogliosi al cellulare. Ci si sente oggettivamente un po' in colpa. Mi chiesi se cambiava qualcosa col fatto che Giorgia fosse un'amica di sesso femminile, ma non trovai sostanziali differenze. Per questo cambiai completamente atteggiamento rispetto allo scambio di battute goliardico che c'era stato fino a quel momento.
"Ti sbagli, Giorgia. Io sono qui per starti vicino con tutto l'affetto e l'amicizia che posso. Non avrei nemmeno parlato degli affari miei, se non fossi stata tu a chidermelo. Per me sei più importante tu. Dimmi di Luisa, dai. Cosa sta succedendo? Non era previsto che tu le spiegassi che io non ero disponibile ad andare avanti con lo scambio, e chiudere la cosa lì?"
"Sì. Questo è quello che era previsto. Ed ero rassegnata a perderla per sempre. Ma non così..."
"Così come?"
"Lunedì sera l'ho incrociata in chat... Era la prima volta che tornavamo in contatto dopo sabato sera... Mi aspettavo... non so..."
"Cosa ti aspettavi?"
"Avevamo fatto sesso insieme... Vabbè, forse per lei è sempre stato solo un gioco... Però ha goduto, abbiamo goduto insieme... Mi aspettavo da lei più complicità, più intimità... Invece... Mi è sembrata molto strana nei miei confronti. Immagina che capiti a te: ti fai una e la volta appresso questa si comporta con te come se ti conoscesse appena... Come la prenderesti?"
"Ma perchè? Cosa ti ha detto Luisa? Cosa ha fatto di strano?"
"Non so spiegartelo.... Ma c'era come un senso di imbarazzo tra di noi. Io ero preparata a dirle che il progetto di scambio era fallito, e sapevo che questo avrebbe messo un po' in difficoltà il dialogo... Ma pensavo che fino a quel momento tra di noi ci fosse la vecchia amicizia, la vecchia complicità, e possibilmente anche qualcosa in più, dopo essere state a letto insieme..."
"Invece?"
"Lei era svagata, sfuggente... Quasi si sentisse a disagio con me... Non capisco perché..."
Io invece un'idea ce l'avevo. Luisa si sentiva in colpa nei confronti di Giorgia. Pensava di averle fatto una gran carognata divertendosi col sottoscritto e progettando di continuare a farlo a tempo indeterminato, ed era normale che non le venisse spontaneo essere allegra e ciarliera come nulla fosse. Ero convinto che due giorni prima Luisa fosse partita con la sola intenzione di stuzzicare ulteriormente le fantasie del "santarellino", nel tentativo di convincerlo ad accettare lo scambio, e non fosse intenzionata ad andare oltre il farsi vedere in tenuta ultrasexy. Poi la situazione le era sfuggita di mano, ma ciò non toglie che sicuramente se ne sentiva responsabile di fronte all'amica.
Per un attimo ebbi la tentazione di raccontare tutto a Giorgia, ma poi pensai che non l'avrebbe presa bene. In fondo se dici a un'altra persona che te la stai spassando alla grande con la persona di cui questa è innamorata, non puoi aspettarti che il suo umore migliori.
"Capisci, Marco? Per me era fondamentale avere un segnale... anche piccolo... anche tra le righe... di esserle piaciuta... almeno un po'... E' l'ultima cosa che chiedo a questa storia..."
"Ma io sono sicuro che le sei piaciuta."
"Non credo... Che motivo avrebbe avuto allora di fare così con me?"
"Non lo so... Magari l'hai beccata un po' distratta... Non puoi dare per scontato quale sia l'umore di una persona, dialogando in chat."
"Ho paura, sai? Ho paura a incontrarla di nuovo in chat. Se dovesse confermarsi in quell'atteggiamento per me sarebbe terribile... Mi sentirei schifata..."
"Non esagerare, Giorgia. Può anche darsi che le effusioni tra ragazze non le piacciano particolarmente. In effetti mi sembra donna di gusti del tutto diversi... Tu non c'entri..."
"Ma questo non gustificherebbe comunque un atteggiamento del genere... Eravamo amiche, abbiamo passato un sacco di serate a chattare, abbiamo parlato di tutto... Ci scambiavamo le foto, e lei continuava a dirmi che mi trovava molto carina..."
"Ma allora è evidente che le piaci."
"Sì, ma io temo di averla delusa sessualmente... Non c'è altra spiegazione... Molto carina, molto carina, ma poi quando sono stata tra le sue braccia l'ho disgustata..."
"Sono sicuro che non è così."
"Non posso uscire da questa storia con questo gusto amaro in bocca. Voglio portare con me almeno la sensazione che in un contesto diverso le cose tra noi due sarebbero potute andare in un altro modo..."
"Non ci pensare, Giorgia. Vedrai che si tratta solo di un equivoco. A Luisa le piaci, le sei piaciuta sessualmente, e ti trova adorabile sia come donna che come amica."
"Sono sciocca a farmi questi problemi, vero?"
"Ma no... sono cose che passano nella testa quando si è in fissa per un'altra persona..."
"Sono convinta che, andando a scavare, la cosa che mi brucia davvero è l'idea di perderla. Non riesco ad accettarlo. Il come, il quando, il perché, sono dettagli. Ci sono ancora dentro fino al collo e sono disperata... Ti prego, Marco, aiutami..." Ci stava soffrendo davvero, e io soffrivo per lei.
"Mi piacerebbe davvero poter far qualcosa per te, Giorgia... Ti giuro che se avessi la bacchetta magica ora ti direi di andare nella mia camera da letto, e te la farei trovare lì, bella pronta a tua disposizione... Purtroppo non posso fare altro che starti vicino e cercare in qualche modo di darti conforto da amico.."
"E non è poco, sai? Sarebbe mille volte peggio se non ci fossi tu. Apprezzo moltissimo quello che fai per me... Non ho mai avuto prima di te qualcuno con cui confidarmi sulla mia vita intima... Per una donna coi miei gusti, puoi capire quanto sia difficile trovare la persona giusta... Per me sei importantissimo e... ti voglio bene, Marco. Davvero"
Fui colpito e commosso dalle sue parole. Ci abbracciammo per un po', in silenzio. Sembrò tranquillizzata. "Metti un po' di musica, dai" mi disse, "ci fumiamo una sigaretta..."
Mi recai allo stereo. Giorgia non aveva espresso preferenze e mi sentii libero di scegliere. Optai per una compilation nu-jazz del 2005, "Saint Germain Des Prés Café - Vol.6". Inserii il tasto "random" lasciando al caso la scelta dell'ordine delle canzoni. Spazzole impazzite si accanirono su charleston e rullante. Un pianoforte scivolò appoggiandosi su accordi in settima diminuita, discretamente accompagnato da un contrabbasso. Una voce femminile cominciò a disegnare atmosfere notturne. Giorgia annuì. Non era esattamente il suo genere, ma non le dispiaceva.
"Hai ancora un po' di quel cognac, Marco?" mi chiese, dopo un po' che ascoltavamo in silenzio, assorti nei pensieri.
"Purtroppo no" sospirai. "Ce lo siamo scolato tutto l'altra volta, ricordi?"
"Mmmm..." piagnucolò a labbra strette.
"Ho della birra scura in frigo..."
"Chiara non ne hai? Mmmmm... Quella scura non mi piace..."
Allargai le braccia, dispiaciuto. "Cosa altro posso offrirti da bere?"
"Potresti offrirmi il tuo cazzo da succhiare..." mormorò languida.
Restai di stucco. "Cosa hai detto?"
Fece un sorrisino da monella. "Beh? Perché no?"
"Ma stai parlando sul serio?"
"Sei stato carino con me, stasera. Mi sei stato a sopportare, con le mie lagne e le mie malinconie. Hai avuto tanta pazienza. Mi sembra giusto ricambiare in qualche modo..."
"Giorgia, io... Apprezzo moltissimo, ma non c'è bisogno di ringraziamenti..."
"E poi te l'avevo detto l'altra sera, no? Che ogni tanto poteva capitare questa cosa..."
"Sei davvero sicura di volerlo fare, Giorgia? Non devi sentirti in debito..."
"Certo che sono sicura... Tu piuttosto? Come mai queste titubanze? Il Marco che conosco sarebbe stato già con la zip aperta e col coso di fuori... Ehi! Non dipenderà dalla tua nuova troietta, spero! Hai forse deciso di tenerlo in esclusiva tutto per lei?"
"Ma figuriamoci..." mormorai. Intanto Giorgia si era accovacciata tra le mie gambe sul tappeto, davanti al divano dove ero seduto, e aveva cominciato a slacciarmi la cintura, continuando a parlare.
"Cosa vuole questa stronza? Mai vista né conosciuta, si presenta, e lo vorrebbe subito tutto per lei? Cosa si è messa in testa? Si metta da brava in fila come tutte le altre e senza pretese..." affermò ironica.
Sorrisi. Luisa due giorni prima aveva contestato il diritto all'esclusiva di Giorgia (credendo fosse mia moglie). Ora Giorgia contestava il diritto all'esclusiva della mia presunta nuova fidanzata (non sapendo che si trattasse di Luisa). Intanto l'oggetto del condendere era venuto finalmente alla luce, e Giorgia lo guardava con un certo interesse.
"Stasera non ci guarda nessuno e voglio fare le cose come dico io" mi disse. "Non voglio sentire commenti. Rilassati e lascia fare a me".
Acconsentii. In fondo, come recita il vecchio adagio, a bocchin donato non si guarda in bocca. Mi appoggiai comodamente allo schienale del divano e mi lasciai andare alle note della compilation e ai ricami di Giorgia. Jazz innovativo e pompino sperimentale. Bella accoppiata.
Presto mi trovai ad apprezzare lo stile di Giorgia. Particolare. Molto lento, soffice, contemplativo, quasi sognante. Poco o nulla coreografico, tutto l'opposto di un pompino da film. Ma le sensazioni erano intense, seppur sottili. Piacevolissime. Non affaticava il collo in ampie pompate. Se lo faceva scivolare dentro lentissimamente, succhiandolo, e continuando a stimolarlo voluttuosamente con la lingua. Mi ci volle qualche minuto per sintonizzarmi con quei ritmi e quella delicatezza di impatto, ma da quel momento in poi fu una delizia sublime.
Con un colpo su un piatto, un brano finì e subito ne cominciò un altro. Batteria, contrabbasso, un delicato arpeggio di piano elettrico su un accordo in sesta, e poi una voce maschile, bassa e profonda.
Giorgia si interruppe.
"Ma questo è..."
"Traccia 10. Was-a-bee..." feci io.
Lei mi guardò perplessa. Si allungò verso il tavolinetto dove c'era la copertina del CD e verificò.
"Sì, il titolo corrisponde. Ma non è Was-a-bee!... Voglio dire, lui è coso, come si chiama..." schioccò le dita.
"Non lo nominare. Va bene Was-a-bee..."
Fece uno sguardo interrogativo e mi sentii in dovere di spiegare meglio.
"Quando comprai questa compilation, un insieme di pezzi di artisti di varia nazionalità di un genere di nicchia, questa canzone per me era... come una specie di diamante grezzo trovato per caso in mezzo alla strada. Non si sapeva chi fosse il cantante, chi ci suonasse, cosa significasse questo strano 'era un'ape' o 'era una B'. Questo dava alla canzone un fascino irresistibile. Aveva il sapore di angoli lontani e sconosciuti del mondo, di universi senza tempo. Locali fumosi dove tra una birra e un cuba libre pochi privilegiati, che nemmeno sanno di esserlo, ascoltano canzoni come questa, con un gruppetto jazz e un negrone (dimmi se a primo ascolto non sembra il cugino di Barry White) che canta rapito il suo amore per chissà quale misteriosa maliarda.
Poi, più o meno un anno dopo, il pezzo ha avuto successo. E' uscito dagli scantinati per venire alla luce del sole. Allora si è saputo vita morte e miracoli, si è cominciato a sentirlo dappertutto. L'hanno presentato a Domenica In da Pippo Baudo come fosse una canzone di una Laura Pausini qualsiasi. Poco ci manca e ci facevano pure lo spot della candeggina. Resta un pezzo stupendo, ma ha perso moltissimo del suo fascino per me. Posso pure essere contento per il successo, ché lo merita. Ma non è più la stessa cosa, non so se capisci cosa voglio dire."
Non disse nulla. Mi guardava in modo particolare, con una specie di affascinato interesse, continuando ad accarezzarmelo lentamente con la mano.
"Allora" continuai, "quando mi capita di riascoltarlo, preferisco pensare ancora che sia un pezzo di questo enigmatico Was-a-bee. Un brano sconosciuto e sfigato, finito non si sa come in una compilation sfigata, di artisti sfigati, di un genere musicale per pochi sfigati, e di cui non si sa il chi, il come, il quando. Niente. Solo note. Note e magia..."
Mi guardò seria e intenta per qualche secondo. Poi sorrise.
"Marco, sei davvero un tipo strano, certe volte. Però mi piaci. Mi piaci moltissimo."
"Grazie, Giorgia..."
"E non mi dispiace spompinarti, sai? Anche se sono lesbica" chiosò, subito prima di rimettersi all'opera.
"Anche se sei lesbica..." ripetei, languido, e tornai ad abbandonarmi. Alla sua bocca e alla musica. E al vocione di quel tizio che cantava.
"Take me up and let me down
Hold me when I'm sad
Take my eyes to look around
Take my ears to listen to the stars
This is what u are..."
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