Giorgia - Settima Parte
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Michele mi guardava con un gran sorriso soddisfatto sotto i baffoni nerissimi. Non sembrava particolarmente infastidito dal fatto che in quel momento stessi occupando il suo posto nel suo letto matrimoniale, e che sua moglie fosse nuda tra le mie braccia. Non era cosa che lo riguardasse troppo direttamente, in effetti. Al momento dello scatto Luisa era al suo fianco, bellissima nell'abito bianco da sposa, e il sorriso soddisfatto di lui, giustificatissimo nell'occasione, sarebbe rimasto immutabile negli anni, nella cornicetta argentea, sul comodino della sua signora.
La signora in questione emise un lungo mugolio, richiamando la mia attenzione. Appena tornai a rivolgere la testa verso il mio petto, dove era accucciata, lei subito si lanciò verso le mie labbra, per frullarmi la sua lingua nella bocca, alla ricerca della mia, che a sua volta non fece capricci per farsi trovare e intrecciarsi con la collega per l'ennesima volta.
"Vuoi tenerezze ora, cagnetta, eh?" Le sussurrai insinuante.
"Sì..." confermò lei con entusiasmo. Mi baciò ancora, poi aggiunse "Di cattiverie me ne hai fatte subire abbastanza, non trovi?"
In effetti ci avevo dato dentro con un certo entusiasmo, anche perché si era dimostrata subito molto ricettiva a certi trattamenti.
"Sono stato troppo duro con te, cagnetta?" chiesi dolcemente, carezzandole i capelli.
"Sei stato fantastico..." miagolò. "Tutto quello che ho sempre sognato... e di più... E io, padrone? Come me la sono cavata?"
"Sei una brava cagnetta. Mi hai soddisfatto, per essere la prima volta..."
"Credo di poter fare anche di più, sai? Con un po' di gradualità..."
"Buono a sapersi" risposi, sicuro e vagamente minaccioso. Ma dentro di me mi chiedevo un po' atterrito cosa potesse significare per lei "di più". Avevo esplorato con lei gran parte del repertorio standard, lasciando fuori solo cose davvero estreme. Sul pavimento vicino al lettone giacevano alla rinfusa decine di giocattoli da sexy shop. Prima di andare a trovarla ero passato nello sgabuzzino adiacente al box auto e avevo recuperato tutti questi oggettini, accatastati in una scatola di cartone. Retaggi di vecchie storie, man mano accumulatisi nel tempo. Fruste, frustini, manette, bende, corde e legacci vari, candele, palline anali, falli di gomma, plug e altri arnesi "da infilaggio". E in più collari, morsi, pinzette, eccetera. Anche se comunque, come al solito, lo "strumento di tortura" usato maggiormente quella sera risultava essere quello in carne umana che fa parte del mio naturale equipaggiamento.
Sempre sul pavimento, ammucchiato in un angolo, c'era anche l'abitino da cameriera con cui mi aveva accolto quella sera. Un capo sfacciatamente corto sulle cosce e scollatissimo che aveva indossato senza niente altro sotto, e con cui mi aveva servito la cenetta. Lei aveva mangiato per conto suo prima che arrivassi, e si era dedicata esclusivamente a me, curando di servirmi in ogni modo con abnegazione assurda. Come digestivo mi aveva offerto (come previsto) un gustoso pompino al nocino. Infine si era messa a disposizione delle mie perversioni sadiche, dimostrandosi disponibile davvero a tutto, oltre che molto partecipe. Ero davvero molto soddisfatto di lei.
"Sei un padrone esperto, e si vede..." mi disse. "Ma Giorgia...?"
"No, Giorgia non ne sa niente... Le mie esperienze nel campo risalgono a prima che la incontrassi..."
"Dovevi essere molto giovane. Giorgia mi ha detto che state insieme da dieci anni..."
Maledizione! Ma non avrebbe potuto fare a meno di inventarsi tutti questi dettagli!?
"Beh, qualcosina è successa anche durante..." dissi vago.
"Hai avuto molte schiave?" mi chiese, interessatissima.
Non era facile distinguere in quali casi quella definizione fosse appropriata. Non sempre le cose sono così semplici. Feci una specie di media e sparai un numero a caso.
"Una mezza dozzina."
"Continui a vederle?"
"No." Anche questo non era perfettamente vero. Ma era una buona approssimazione.
"Perché è finita con loro?"
"Mah... Sai... Io, dopo un po', di una stessa schiava mi stufo..." dissi serio.
Spalancò gli occhioni spaventata. Le sorrisi, per tranquillizzarla. Capì, e mi sibilò: "Brutto bastardo...", sia pur con una nota amorevole nella voce. Volle baciarmi ancora, stringendomi forte, come se volesse comunicarmi "Non ti illudere, io non ti mollo".
"Parliamo di te, ora" le dissi. "Da quanto hai fantasie di sottomissione?"
"Da sempre credo. E non mi sembra vero poterle finalmente vivere."
"E prima?"
"Prima sognavo... E leggevo..."
"Cosa?"
Sì alzò dal letto, e ritornò qualche decina di secondi dopo, con uno scatolone pieno di carta. Libri, riviste, giornaletti, fumetti, tutti in tema sadomaso. Lo posò sul letto e mi invitò a curiosare.
"Questo è un po' l'arsenale delle mie fantasie..."
"Ma Michele lo sa?"
"Sì... ha anche cercato di sfruttare la cosa, provando a farmi da master... Un pianto! Povero Miki, non sa nemmeno da dove cominciare..."
Ridacchiai immaginandomi la scena.
"Per non ferirlo gli ho detto che come fantasie queste cose mi stuzzicano, ma farle davvero mi spaventa. Lui è stato comprensivo, ha lasciato perdere, e non ci fa troppo caso se ogni tanto mi do a certe letture."
Pescai a caso nello scatolone. Mi capitò tra le mani un albo a fumetti vintage. Roba degli anni '70. "E' materiale da collezionisti" mi spiegò. "Talvolta si fanno ottimi affari cercando tra scartoffie di cantine svuotate e cose simili."
Cominciai a sfogliare. La qualità del disegno e della stampa non era granché, ma nemmeno proprio da buttare. Senza leggere troppo capii a grandi linee l'ambientazione e la trama. Un collegio femminile in cui le allieve venivano sottoposte a punizioni e sevizie da parte del personale, docente e non. Polsi e caviglie legate, frustini e bacchette di legno, angherie e pubbliche umiliazioni, erano gli ingredienti più gettonati.
"Hai scelto uno dei miei preferiti... Non sai quante volte mi sono toccata leggendo quella storiaccia..."
La protagonista era una biondina dal visino ingenuo e angelico, da adolescente.
"Ti raffiguri in lei?" chiesi a Luisa, indicandola.
"Non le somiglio molto, vero?" sogghignò.
Poche pagine più avanti la biondina era oggetto delle attenzioni di una severa istitutrice, una fatalona altissima, tettoruta, con stivali neri e lucidi dal tacco affilato e chilometrico. La biondina veniva al solito legata e fustigata senza pietà. Poi la fatalona la prendeva per i capelli e si sbatteva quel visetto angelico e contrito, rigato da copiose lacrime, tra i peli del pube, costringendo l'angioletta a sollazzarla di lingua.
"Anche questa parte ti ecciti a leggerla?" chiesi a Luisa.
"Da morire" sibilò. "Ti sorprende? In fondo dovresti aver già visto che non ho preclusioni per i giochi tra ragazze..."
"Quindi l'idea di essere dominata da una mistress donna..."
"Mi fa bagnare come un tombino ingorgato... Ma il massimo per me è questo..."
Girò una mezza dozzina di pagine avanti. Il biondo angioletto era ora preda contemporaneamente delle sevizie della fatalona di prima, ma anche di un cattivissimo e cazzutissimo professore. Dopo la solita serie di punizioni, umiliazioni e maltrattamenti, i due crudeli educatori si dedicavano in modo sempre crescente ad abusi di tipo sessuale. Il cazzo grottescamente sproporzionato del prof lacerava ogni buchino disponibile della malcapitata, mentre più o meno contemporaneamente anche la tipa sfruttava la lingua e il corpicino della giovincella per trarne ogni perverso piacere lesbico.
"Mamma mia..." sussurrò Luisa. "Non sai quanto mi faccia impazzire questa scena. E me ne immagino a migliaia di simili per conto mio..."
In quel momento mi si accese una lampadina nella testa. Forse "lampadina" è poco. Diciamo una supernova di tipo uno. Cominciai a ridere, irrefrenabilmente.
"Cos'hai da ridere?"
"Eh... E' una storia un po' lunga..."
"Dimmela lo stesso!" fece lei curiosa.
"Certo che te la dico! Solo... Dovrò partire proprio dal principio, temo. Ma va bene così."
Luisa mi guardava con attenzione. Feci un lungo respiro e cominciai.
"Dunque, Luisa, devi sapere che Giorgia e io, in realtà..."
* * * * *
Pochi giorni dopo...
"Cosa sta succedendo, Marco? Non ci sto capendo niente..." disse Giorgia agitata.
"Niente di particolare. Perché mi fai questa domanda?" risposi tranquillo mentre pilotavo la macchina nel traffico, con lei al fianco.
"Come sarebbe a dire 'niente di particolare'? Ti sei presentato da me all'improvviso, mi sei venuto a prendere in macchina... Non era mai successo, prima! Non bastava una telefonata, come al solito? Potevo anche venire da sola... E poi cos'è questa fretta? Mi ero fatta un po' di spesa, potevamo vederci dopo cena. Ho dovuto mettere tutto nel surgelatore..."
"Diciamo che ho una una piccola sorpresa per te..." concessi.
"Sarà..." rispose scettica. Ma io sghignazzavo.
"Eccoci qui. Ebbene? Mi vuoi spiegare?" disse, appena messo piede nel mio appartamento.
"La sorpresa è in camera da letto..." le dissi, e feci un gesto in quella direzione come se avessi avuto in mano una fantomatica bacchetta magica.
"Marco, se è uno scherzo dei tuoi... Non sempre il tuo senso dell'umorismo è gradevole come tu credi..."
"Vai tranquilla, ti dico."
Appoggiò titubante una mano sulla maniglia della porta. Mi guardò ancora, poi aprì.
Dentro c'era Luisa. In ginocchio sul pavimento, agghindata come suo solito con biancheria sexy da urlo, ma stavolta sufficientemente spartana, come si addice ad una schiava. Aveva un collare di pelle nera intorno al collo e teneva le mani intrecciate dietro la schiena come se avesse i polsi stretti da manette. In realtà era libera, ma la posa accentuava l'aria di sottomissione.
Appena Giorgià entrò, Luisa sussurrò con intonazione perfetta la frase che aveva preparato.
"Buonasera, mia adorata Padrona. Sono qui per servirti in ogni modo. Obbedirò docile a qualunque tuo comando. Abusa di me a tuo piacimento."
Giorgia fu scossa da un tremito. La mascella sembrò sul punto di caderle sul pavimento. La sua espressione sbigottita era uno spettacolo. Luisa e io ci scambiammo un'occhiata complice.
Ma Giorgia non mi deluse. Sapevo che era una donna intelligente, e dopo essersi presa qualche secondo per elaborare, intuì quello che c'era da intuire e rispose con la frase giusta. La voce non era ferma e sicura, ma glielo si poteva concedere.
"A-avrai quello che ti meriti, cagnetta! Due minuti e sono da te!"
Tornò un passo indietro e chiuse la porta, ma non abbastanza velocemente da impedirmi di scorgere Luisa che mi stava strizzando l'occhio, sorridendo soddisfatta.
"Vuoi dirmi per favore cosa cazzo sta succedendo?" mi disse. Ma non riusciva a mostrarsi incazzata come avrebbe voluto. L'oggetto principale dei suoi desideri sessuali le aveva appena offerto i suoi servigi, e non era certo una brutta notizia, a prescindere dalle condizioni al contorno. Sprizzava contentezza da tutti i pori.
"Non ho niente da spiegarti, Giorgia. Hai capito benissimo come stanno le cose, e la risposta che hai dato prima lo conferma. Poi con calma ti racconterò i dettagli, ma ora ti sembra forse il caso di far aspettare la tua schiava, così ansiosa di servirti?"
"Sì, ma come..."
La interruppi, sorridendo.
"No, no. Spiegazioni dopo. Ora vai e divertiti."
Esitò, come se ancora non riuscisse a realizzare. "Oh beh, allora... grazie!" e stava per andare.
"Ma come? Grazie e basta?" feci io, fingendomi offeso.
Mi guardò con una smorfia strana. "Mmmm... Capisco quello che vuoi dire... Eh già, ora non sarò più in condizione di dirti di no... Dovrò dartela tutte le volte che me la chiedi... E tu ne approfitterai come un bastardo, vero?... E' questo il prezzo da pagare?"
Feci un sorriso angelico. "Come puoi pensare una cosa del genere di me, Giorgia? Come puoi pensare che a me piacerebbe, contro la tua volontà? Quello che ti faccio è il dono di un amico. Se poi senti proprio di dovermi ringraziare, allora semplicemente promettimi di farlo con me tutte le volte che senti di volerlo, di volerlo davvero, senza importi sciocche rinuncie, e io sarò più che soddisfatto. Non chiedo altro."
Pensavo di aver detto una cosa abbastanza banale. Invece Giorgia ne sembrò colpita. Mi rivolse un sorriso dolcissimo e mi sussurrò "E va bene. Puoi contarci. Promesso!", con lo stesso identico tono accorato con cui Cenerentola disse "Sì" quando sposò il Principe Azzurro.
Ma fu un attimo. Un secondo dopo la consueta piccante ironia tornò a balenare nei suoi occhi.
"Uhm... Se i termini sono questi, temo che la vedrai molto raramente, amore mio..."
"So bene quali sono i rischi" replicai nello stesso tono, "ma sono piuttosto ottimista. Ultimamente, non so se ci hai fatto caso, ma ci stiamo divertendo insieme con una certa frequenza. Credo ti stia venendo un discreto appetito per il cazzo, amore mio..."
"Stai andando incontro a una bruciante delusione, amore mio. I miei gusti sono altri. E, a tal proposito, credo proprio di doverti salutare, ora. Ho un impegno che mi aspetta, e devo scappare." Tornò a girarsi e afferrò la maniglia della porta. "Ricordati, Marco, che io sono lesbica. Sempre lesbica" e chiuse la porta della mia stanza da letto alle sue spalle.
"Sempre lesbica!" sussurrai sorridendo, rivolto alla porta chiusa.
Lasciai le ragazze da sole e mi organizzai in cucina una cenetta veloce, ramazzando un po' di avanzi dal frigo. Era meglio permettere che rompessero bene il ghiaccio tra di loro senza intromettermi. Dai rumoretti che filtravano sembravano divertirsi parecchio tutte e due, e la cosa mi faceva davvero piacere.
Più o meno tre quarti d'ora dopo la porta si aprì.
"Marco? Vieni a farci un po' di compagnia?"
Era finalmente arrivato anche il mio momento.
Non trovai una situazione molto ben delineata per quanto riguarda i ruoli, ad essere franco. E' quello che succede con le mistress (e i master) alle prime armi. Non riescono a tenere a lungo il ruolo e si lasciano andare al piacere e basta. Non dubitavo però che col tempo Giorgia avrebbe imparato, e avrebbe offerto a Luisa le esperienze sub estreme e intense che desiderava.
Quella sera però quando tornai nella mia stanza da letto non si capiva se c'erano ancora una padrona e una schiava e chi fossero, meno che mai si capiva come mi sarei dovuto inserire in tali gerarchie. C'era solo un letto sfatto, pieno di fiche, tette, culi, bocche e lingue che spuntavano fuori da ogni dove e mi aspettavano invitanti. Mi buttai a pesce senza farmi troppi problemi, e fu sicuramente la mossa più giusta.
* * * * *
Questo splendido ménage à trois andò avanti a lungo. Luisa era spesso libera per via delle frequenti trasferte di lavoro di Michele in giro per l'Italia, e io e Giorgia non mancavamo nessuna occasione per spupazzarcela. A turno, separatamente, oppure insieme.
In realtà sarebbe stato possibile divertirci ogni volta tutti e tre contemporaneamente. Ma spesso mi piaceva concedere a Giorgia la possibilità di avere la bella mora tutta per sé. Giorgia apprezzava molto, e con estrema signorilità non mancava mai di ricambiare il pensiero. Eravamo come due bravi fratellini che si spartiscono il giocattolo senza litigare.
A Luisa non dispiaceva essere gestita come un giocattolo, anzi per lei era fonte di eccitazione estrema sentirsi un oggetto di cui i suoi padroni disponevano a piacimento passandosela l'un l'altra. Spesso quando era libera e veniva da me non sapeva nemmeno se sarebbe stata vittima dell'uno, dell'altra o di entrambi, se ci saremmo alternati o se avremmo abusato di lei in contemporanea, e questa incertezza le dava un certo brivido. Soprattutto quando subiva le prime sevizie da bendata, senza sapere bene da chi provenissero.
Naturalmente le sessioni più divertenti erano quelle con il trio al completo, dove generalmente la disposizione e l'assegnazione dei "ruoli" fu sin dall'inizio più dinamica e flessibile. Alla fine, tra una volta e l'altra, provammo tutte le combinazioni possibili, sia con due dom e un sub, sia con due sub e un dom. Luisa si rivelò strepitosa anche come mistress. Giorgia, che in poco tempo era diventata una mistress abile e micidiale, seppe interpretare il ruolo di slave con grande entusiasmo; non solo quando serviva Luisa, come era prevedibile, ma a sorpresa anche con me. Essere costretta dal ruolo ad accettare i miei abusi sessuali etero, molti dei quali per lei assolutamente inediti, sembrava eccitarla moltissimo. Anche se poi stava per settimane a rinfacciarmelo, né mancava di vendicarsi senza pietà, ma sempre con un tocco di morbosa originalità, quando era il mio turno di stare sotto. Per quanto invece mi riguarda, non vi sorprenderà sapere che avere per una notte intera due schiave al proprio comando è una bella soddisfazione per un uomo, a maggior ragione se si tratta di due fiche di quel livello. Ma vi garantisco che anche servire due belle padroncine, complici, perverse e assatanate, come unico devoto e umile schiavetto sottomesso, può riservare emozioni mica male.
Presto, paga degli intensi sollazzi clandestini, Luisa manifestò a Michele il proprio totale disinteresse per ogni ulteriore esperienza di scambismo, e gli annunci scomparvero subito dai siti specializzati.
Mi sentivo un po' in colpa per Michele: non solo gli fottevamo la moglie in due a sua insaputa, ma indirettamente per causa nostra gli venivano tolte anche le altre occasioni di divertimento trasgressivo. Luisa mi rassicurò. C'erano pesanti indizi a sostegno del sospetto che anche il buon Michele durante le frequenti trasferte di lavoro avesse le sue brave distrazioni, mercenarie o compiacenti che fossero. E tutto sommato andava bene a tutti così. Forza Michele! Dacci dentro, vecchio mio!
La complicità nel rapporto a tre con Luisa strinse ancora di più il legame tra me e Giorgia, al punto che un bel giorno lei propose di trasferirsi a vivere da me, contribuendo al 50% alle spese di affitto, condominio, consumi vari. Un bel risparmio per entrambi, ma la proposta aveva un significato che andava oltre le convenienze economiche. Ci sono casi in cui una donna e un uomo sentono di stare bene insieme, a prescindere di quello che succede nell'ambito strettamente sessuale. Ovviamente accettai con entusiasmo. L'appartamento dove vivevo era abbastanza comodo per due persone.
Ci volle poco perché il resto del mondo cominciò a considerarci una delle tante coppie conviventi. Noi non scoraggiammo la cosa, ché in fondo faceva comodo a tutti. Gli amici mi invidiavano una compagna bella e in gamba come Giorgia, e anche i miei famigliari l'accolsero a braccia aperte, soprattutto i miei vecchi che da anni insistevano perché mi trovassi una ragazza fissa e "mettessi la testa a posto". Ma in modo nemmeno paragonabile all'entusiasmo che mostrarono verso di me i genitori di Giorgia. Mi adottarono davvero come un figlio. Non dimenticherò mai la sera che andammo a cena da loro e il suo papà mi prese in disparte e mi confidò "Ma lo sai che io e mia moglie temevamo seriamente che Giorgia fosse lesbica?"
Giorgia ed io dormivamo nello stesso letto, come già succedeva in precedenza quando capitava che uno dormisse in casa dell'altro. Ma l'intimità tra noi due era un capitolo completamente diverso rispetto a quello che succedeva con Luisa, quasi come se la presenza dell'amica e del gioco sub/dom compensasse e giustificasse dal punto di vista di Giorgia qualche trasgressione in senso etero. Quando era sola con me, ci teneva a mantenere la sua identità sessuale, e io in questo la capivo e la rispettavo. Però talvolta capitava di scopare anche stando da soli, e quelle rare volte per me erano davvero speciali, proprio perché non erano un "dovere coniugale", ma un dono raro e prezioso che lei occasionalmente aveva voglia di farmi. E forse di fare anche a se stessa.
In compenso era abbastanza generosa con i suoi "pompini nu-jazz", per i quali nel tempo aveva raffinato la tecnica. Si vedeva che provava una certa soddisfazione a farmi impazzire con la bocca. Pretendeva però che fosse lei a offrirsi e mai io a richiedere più o meno indirettamente il servizio. Trovava fastidiosissimo che esplicitamente o subdolamente cercassi di indurla in tentazione. Se invece riuscivo a mostrarmi del tutto indifferente alla possibilità di rimediare qualcosina, puntualmente la serata si concludeva in gloria. Una volta capito il trucco la cosa cominciò a capitare piuttosto spesso.
Ma quello che succedeva a letto tra Giorgia e me da soli era comunque sempre solo un dettaglio secondario. Le nostre esperienze più intense erano sempre quelle che facevamo con altre donne, talvolta separatamente, molto più spesso insieme.
Pur continuando a frequentare regolarmente la sempre calorosissima Luisa, Giorgia infatti fu presto presa dalla fregola di tornare a caccia di qualche giovincella etero da iniziare ai piaceri lesbici. Mi spiegò con entusiasmo che aveva due carte vincenti in più per aver successo nella caccia. Prima di tutto le esperienze da dominatrice. "Non sai quante ragazzette hanno la fantasia proibita di avere a che fare con una mistress severa e inflessibile..." E la seconda?
"La seconda è l'asso di briscola..." mi disse allusiva.
"E cioè, sarebbe?"
"L'asso di bastoni..." spiegò ammiccando.
Ancora non ci arrivavo.
"Il tuo cazzo, cretino!"
Non riuscivo a capire come le potesse essere utile. "Alle pischelle il cazzo grosso piace. A prescindere dalle fantasie sub e dalle tentazioni lesbo. Tu fidati e lascia fare a me..." spiegò. E pretese di prendere una mezza dozzina di foto del mio fratellino in stato di grazia.
Non ho la minima idea di come le utilizzasse, di quale fosse la fase della partita in cui calava il suo "asso di bastoni". Fatto sta che come per incanto da quel momento in poi casa nostra la sera cominciò ad essere un viavai continuo di giovani signorine, avvenenti e porcelline, intorno ai vent'anni, tutte rigorosamente etero e sentimentalmente impegnate, che venivano a godersi l'esperienza lesbo-sado-maso, con abbondante contorno di cazzo, che Giorgia e io in tandem offrivamo. Lei, come "Mistress Giò", divenne presto una specie di leggenda, ed era richiestissima. Ma anche del suo compagno/complice "Mr. AceOfClubs" si parlava piuttosto bene. Spesso a queste serate con giovane ospite da svezzare partecipava anche Luisa. Non ci si annoiava per nulla, ve lo garantisco.
Come ultima ciliegina del lieto fine, un bel giorno la piccola Mara tornò a farsi viva con Giorgia, e successero un bel po' di cose particolari e intriganti. Ma questa è un'altra storia. Ve la racconterò, semmai, in un'altra occasione.
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