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Giorgia - Terza Parte

 
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"Cosa cazzo ti è venuto in mente, brutto stronzo!?" mi sussurrò gelida Giorgia nell'orecchio. Luisa e Michele si stavano predisponendo per l'atto sull'altra poltrona, e potevo scambiare qualche parola sottovoce con Giorgia senza che ci ascoltassero. Era incazzata nera, anche se dall'esterno poteva sembrare fossimo intenti in teneri amorevoli sussurri d'amore.

"Non sarei stato credibile, Giò. Nessuno al posto mio avrebbe rifiutato..."

"C'erano dei patti, e non li hai rispettati! Ti avverto: con questa cazzata ti sei giocato tutta la gratitudine che ti dovevo."

"Va bene, va bene, non discuto. Ma qual è il problema? Non capisco..."

"Il problema è che non sono capace, cretino!" ululò sottovoce. "Che figura di merda faccio ora? Come si giustifica una donna di 32 anni, sposata, che risponde agli annunci scambisti, che si dimostra superba nel leccare la fica a un'altra donna, ma non sa fare un cavolo di pompino del cazzo al marito?"

Feci mente locale ai nostri precedenti incontri. Era vero, non mi aveva mai spompinato. C'era scappato, in entrambi i casi, qualche bacetto, qualche leccatina, una succhiatina veloce, tanto per gabbare l'occhio. Roba da dieci secondi. Nulla che si potesse paragonare a un vero e proprio pompino.

"Coraggio... Non è così difficile... Un'idea di come si fa dovresti pur averla..."

"Chiaro che ce l'ho... Ma si capirà comunque che sono un'imbranata che lo sta facendo per la prima volta... E non ridere, stronzo, ché te lo stacco con un morso!"

Cercai di placarla. "Non ti preoccupare, Giorgia... Andrà tutto bene se seguirai il mio consiglio... e poi ti aiuterò io..."

"Quale consiglio?"

"Fingi che la cosa ti piaccia da morire. Fingi di metterci tutta la passione di cui sei capace..."

"Ah!! Pure la passione!!! Non ti basta estorcermi un pompino con questa carognata!! Devo pure metterci passione!!" rispose con infuocata stizza.

"Se dai l'idea che la cosa ti piace molto, nessuno penserà che sia la prima volta... Ed è più semplice fingere di provarne piacere, piuttosto che simulare un'abilità che non si possiede, non credi?"

Sembrò vagamente persuasa. "E tu? Come pensi di aiutarmi?"

"Semplice. Fingerò a mia volta di provare un piacere sublime. Tutti penseranno che stai facendo le cose come si deve..."

Era tentata di darmi una risposta piccata, ma evidentemente non trovò argomenti. Poi fece un sospiro rassegnato e mi guardò dritto negli occhi, con preoccupazione.

"Credi... Credi che risucirai a venire? Sarebbe terribile se non ci riuscissi..."

Feci un gesto incerto e vago. "Credo di sì... Cerca di fare del tuo meglio..."

Ammetto che fu malvagio da parte mia insinuarle il dubbio. Ero già ampiamente eccitato da quanto avvenuto fino a quel momento, ma quel pompino rubato, con tutte le condizioni al contorno, si annunciava come un'esperienza estremamente intrigante. Ero sicuro che sarei venuto a fontana anche se me l'avesse preso a morsi come una pannocchia. Ma in fondo perché non darle un ulteriore stimolo a farmi un lavoretto come si deve?

Nel frattempo i padroni di casa si erano portati avanti col lavoro. Michele aveva i pantaloni e le mutande abbassati fino alle caviglie, e Luisa, in ginocchio di fronte a lui, stava lavorando di labbra e di lingua con spettacolare disinvoltura. Si vedeva bene che per lunga pratica era perfettamente a suo agio nell'atto, e conosceva a menadito i tempi, i ritmi, i trucchi. Giorgia la guardò con malcelata invidia e si accinse a prendere la stessa posizione, con l'entusiasmo del condannato che si avvia al patibolo.

Una volta in ginocchio tra le mie gambe, armeggiò con cintura e bottoni poi, col mio aiuto, fece scorrere via gli indumenti. Finalmente il mio cazzo, fino a quel momento compresso nei pantaloni, prendeva aria e poteva svettare libero. Tutta la situazione era parecchio eccitante. A pochi metri da me Luisa dava spettacolo col pompino pirotecnico che stava regalando al suo amato consorte. Ma in quel momento bramavo il contatto con la tenera boccuccia incerta e inesperta di Giorgia, e non avrei fatto a cambio nemmeno sotto tortura.

Giorgia afferrò la base con una mano e avvicinò la testa. Ma proprio in quel momento...

"Alla faccia del cazzo!!" esclamò Michele.

Giorgia si bloccò a un centimetro dalla mia cappella. Entrambi guardammo Michele interrogativi, mentre Luisa continuava tranquillamente a spompinarlo.

"Marco, vecchio mio! Accidenti che anima di stanga di cazzo che tieni! Devo farti i complimenti, vecchio mio!"

Mentre borbottavo qualche vaga parola di ringraziamento, mi accorsi che Luisa si era girata verso di me, evidentemente interessata all'argomento. Non disse niente, anche perché aveva il cazzo del marito ben piantato in bocca, ma quello che esprimevano i suoi occhi spalancati, puntati sul mio fratellino, era abbastanza esplicito.
Giorgia a sua volta aveva avuto una reazione strana. Era tornata ad allontanarsi di qualche centimetro, e ora guardava il mio cazzo, muovendolo con le mani, come se non l'avesse mai visto prima. Poi guardò me, perplessa. Infine sbirciò discretamente verso l'altra poltrona, per dare un'occhiata all'altro esemplare e, intuii, abbozzare un rapido confronto.

Non che il nostro Michele avesse una dotazione di cui doversi vergognare. Tutt'altro. Ma anche a occhio nudo si percepiva bene che il mio era di un'altra categoria, come lunghezza, ma soprattutto come diametro. Giorgia continuava a guardarmi e a guardare l'attrezzo che aveva in mano, come se le avessi combinato chissà quale scherzo. Luisa intanto si era interrotta, e continuava a sua volta a tenere gli occhi fissi sui miei attributi virili, apparentemente interessatissima, mentre teneva quelli del marito a pochi centimetri dalla bocca. Il mio cazzo, orgoglioso di tutte quelle attenzioni, vibrava gonfio e teso.

"Scusatemi, miei cari ..." disse Michele. "Mi dispiace avervi interrotto... riprendete pure..."

In quel momento anche Giorgia si accorse dell'attenzione dell'amica puntata sulle mie grazie virili. Fece una curiosa espressione, una specie di sorrisino soddisfatto, come una bambina che si vanta di avere un giocattolo più bello rispetto alla compagna di banco.

"Dai, amore, leccami la punta..." sussurrai, dando nel contempo a Giorgia un'imboccata su come cominciare. Lei obbidiente posò finalmente la lingua sulla mia cappella scoperta. Il contatto fu estremamente piacevole, ma il mio mugolio di goduria fu volutamente amplificato, per ricordare a Giorgia il mio consiglio di prima. Giorgia colse il segnale. Diede un paio di leccate più decise e miagolò estatica, con voce più alta dello stretto necessario: "Mmmmmmm... Che cazzo stupendo, amore mio...".

Prese a lavorarmi di bocca e di lingua, in maniera un po' contorta e maldestra. Ma la stimolazione era comunque piacevolissima, e trovavo eccitante da morire percepire la sua inesperienza. Ogni tanto mi guardava interrogativa da lì sotto, con gli occhioni blu dubbiosi e coi lineamenti tirati dalla necessità di tenere la bocca ben aperta per ospitarmi. Spettacolo divino. Sembrava chiedermi come stesse andando e sapere cosa doveva fare. Io contrappuntavo i miei sospiri di godimento (nemmeno troppo recitati) con qualche frasetta utile per incoraggiarla e darle indicazioni di come muoversi. Lei eseguiva obbediente, e non dimenticava a sua volta di simulare una certa eccitazione con qualche musicale mugolio.

Pochi minuti dopo il buon Michele, complice tutta la serata eccitante e l'abilità orale di Luisa, esplose in un liberatorio orgasmo, versando il suo seme nella bocca golosa della moglie. Avevo immaginato che in quelle condizioni non avrebbe tenuto troppo a lungo. Da bravi piccioncini i due si scambiarono ancora qualche effusione e qualche parolina, ma poi, inevitabilmente, ruotarono la loro attenzione su di noi. Giorgia e il pompino che mi stava forzatamente regalando si trovarono così al centro della ribalta.

Quando Giorgia se ne rese conto mi scoccò un'occhiata terrorizzata. Ma io la tranquillizzai gemendo "Continua così, amore... Mi stai facendo impazzire... E' un pompino fantastico..."

Ne fu confortata un po', ma non troppo. Senza interrompersi si guardò intorno con la coda dell'occhio. Luisa gattonando sul tappeto si era avvicinata a lei e ora era praticamente al suo fianco, nei pressi della mia gamba sinistra. Michele invece si era rivestito ed era passato alle mie spalle, in piedi, con le mani poggiate sullo schienale della mia poltrona, per assistere allo spettacolo da lì.
Credo che Giorgia in quel momento non trovò altra soluzione che aggrapparsi disperatamente a quell'unico consiglio che le avevo dato, come fa un naufrago con un pezzo di legno galleggiante. Cominciò a leccarmi e a succhiarmi con maggiore frenesia, manifestando sfacciatamente il massimo del gusto e del piacere per quello che faceva. Sospirava e mugolava come una pazza, mentre mi passava la lingua dappertutto, per poi tornare a succhiarmi, per poi leccare ancora, con uno sguardo da indemoniata.
Io continuavo a mia volta a manifestare piacere e a darle dritte.

"Sì, tesoro... così... che bocca splendida... Ora leccami un po' le palle... Sì, così mi piace... Prendilo di nuovo in bocca... Oh, amore mio..."

Con la coda dell'occhio notai l'espressione di Michele. Era sbalordito da tanto trasporto. "Vecchio mio..." mi sussurrò, "la tua Giorgia è proprio una gran pompinara... Ne ho viste poche così..."

Io non risposi, continuando a sospirare di piacere. Giorgia però mi rivolse un'altra occhiata. Era un po' più sollevata e rilassata dopo l'apprezzamento di Michele. Sembrò quasi sul punto di strizzarmi l'occhio. Il pompino ne risentì positivamente. La frenesia eccessiva e controproducente scomparve d'incanto. Prese un ritmo perfetto nel sollazzarmi il cazzo di labbra e di lingua, e si sentì incoraggiata dal constatare che il cazzo rispondeva bene, diventando più teso e duro. Persino i mugolii di gusto che mandava erano divantati più spontanei, più naturali, più credibili. Mi venne in mente la possibilità che Giorgia stesse davvero prendendoci gusto a spompinarmi, ma appena questa idea mi accarezzò il cervello sentii subito le palle gonfiarsi pronte a schizzare. Ricacciai indietro il pensiero con decisione. Stavo divertendomi troppo e volevo che la cosa durasse ancora qualche minuto di più.

Nel frattempo Luisa si era avvicinata ulteriormente a Giorgia e aveva preso a carezzarla dolcemente sulla schiena. Con gli occhi non si staccava un attimo dal centro dell'azione, affascinata da quello che vedeva. In parte dal mio cazzo, credo, ma anche da quello strano stile di pompino di Giorgia. Ogni tanto mentre guardava le veniva istintivo passarsi sensualmente la lingua sulle labbra carnose. Sono sicuro che avrebbe volentieri dato un po' di cambio a Giorgia, se quest'ultima ne avesse avuto bisogno. Ma in ogni caso vedere una bella figa in autoreggenti, inginocchiata ai tuoi piedi, che fa quel gesto con la lingua mentre tiene gli occhi puntati fissi sul tuo cazzo, ti dà sempre una certa emozione.

Ad un certo punto Luisa si avvicinò ancora di più, quasi affiancando il suo viso a quello di Giorgia, e prese ad accarezzarle i capelli sulla nuca. Sembrava quasi che volesse aiutare Giorgia a tenere il ritmo con la testa mentre si faceva scivolare il mio cazzo dentro e fuori la bocca. E la incoraggiava dicendole piano all'orecchio "Brava... prendilo tutto... succhialo bene...".

Nei miei pensieri svolozzava come una farfalla l'idea che da un momento all'altro Giorgia potesse offrire un assaggio all'amica, porgendole il mio cazzo come fosse un microfono da intervista. Sono sicuro che sarebbe piaciuto anche a Luisa. Non mi pronuncio su Michele, ma purtroppo ero certo che Giorgia non l'avrebbe fatto mai. La cosa avrebbe potuto mettere Michele in condizioni di sentirsi in diritto di chiedere qualche favore orale a Giorgia, e Giorgia non avrebbe corso mai il minimo rischio. In certi momenti sembrava quasi che Luisa cercasse di far capire a Giorgia che ne avrebbe assaggiato volentieri "un pezzettino", ma Giorgia reagiva accartocciandosi ancora di più sul mio cazzo, con fare avido e possessivo.

"Tua moglie ha proprio un'adorazione per il tuo cazzo, vecchio mio" commentò Michele. "Si vede a occhio nudo quanto ne sia golosa. Ma d'altronde la capisco, con un bastone del genere... Sei proprio un uomo fortunato..."

Mi accorsi che mentre parlava mi stava porgendo un bicchierino con mezzo dito di un liquore che appariva denso e scurissimo. Nell'altra mano ne aveva una dose analoga per sé. Doveva essersi allontanato un attimo alle mie spalle, senza che me ne accorgessi. Accettai l'offerta e lo guardai con fare interrogativo.

"Caro Marco, un momento come questo è davvero da festeggiare. Ho deciso di offrirti ciò che ho in casa di più prezioso. Questo, e non esagero, è il miglior nocino che esista al mondo, fatto artigianalmente da un'anziana signora di Modena che conosco. Ne fa solo venti piccoli bottiglie da cinquanta centilitri ogni anno, seguendo tutti i metodi tradizionali, più un paio di segreti che le donne della sua famiglia si tramandano da generazioni. Queste bottiglie sono richiestissime, anche da personaggi importanti, ma alla fine restano un privilegio per pochi fortunati. Non ti dico altro, vecchio mio. Assaggia."

Apprezzai il gesto, e Michele guadagnò qualche punto sulla scala delle mie simpatie. Mi sentivo un re. Seduto su una comoda poltrona, avevo tra le mie gambe due grandi fighe in autoreggenti, una delle quali mi spompinava, mentre l'altra avrebbe tanto voluto, e nel frattempo avevo anche chi mi serviva da bere liquori esclusivi. Assaggiai il nocino.

Spettacolare. Sembrava un concentrato di tutte le noci del mondo, un aroma da tempi antichi, da "sapori di una volta". Ci mancò poco che, nelle condizioni in cui ero, l'intensità del piacere gustativo e olfattivo mi scatenasse l'orgasmo. Centellinai con rispetto quell'ambrosia, un goccio per volta, manifestando la mia viva approvazione a Michele e continuando a farmi spompinare col bicchiere in mano. Che vita!

"Ti piace, vecchio mio? Una delizia, vero? Sono contento. Comunque è nulla... ehehehe... rispetto al liquore che offrirai presto alla tua brava pompinara... Immagino che per lei sia una squisitezza impareggiabile, e non ne sprecherà nemmeno una goccia..."

Già, non ci avevo pensato. Come se la sarebbe cavata Giorgia col "finale"? Tornò a puntarmi addosso gli occhioni blu dal basso, interrogativa, ma anche vagamente rassegnata. Sembrava mi dicesse "Devo proprio farlo, vero? Non c'è proprio modo di evitarlo, vero?" Annuii impercettibilmente, manifestando con un piccolo sospiro la mia comprensione e la mia solidarietà per le sue difficoltà. Mi sentivo bastardo per quello che provavo, ma la cosa mi eccitava da morire. A toglierle ulteriori dubbi intervenne Luisa che le sussurrò all'orecchio "Ora questo cazzone ti riempirà la bocca di sperma dolcissimo, e tu lo berrai tutto..."
Giorgia rispose con un mugolio di delizia, nel quale, sono sicuro, solo io riuscii a cogliere una nota fortemente sarcastica.

Ma ormai mancava davvero poco. Restituii il bicchierino di vetro ormai vuoto a Michele che mi assecondò con prontezza da maggiordomo, e mi concentrai. Sentivo che sarebbe stato un orgasmo esplosivo. Lo percepii distintintamente partire dal fondo dell'anima e salirmi su, mentre mi accorgevo di sospirare e di agitarmi sempre più convulsamente. Sentii per un attimo la testa vuota e piena di tutto, in piena estasi. Poi partirono le ondate, violente, quasi dolorose. Come se ogni muscolo del corpo si contraesse per strizzare sperma dai miei testicoli. Intanto Luisa teneva con decisione la testa di Giorgia per la nuca, costringendola a continuare a stimolarmi con le labbra, malgrado l'afflusso a fiotti, che percepivo copioso, di sperma che le invadeva la bocca. Giorgia teneva gli occhi chiusi, concentrata a resistere a queste sensazioni per lei inedite e non facilissime da fronteggiare per una esordiente. Ma se la cavò benissimo, riuscendo a deglutire tutto senza manifestare il minimo fastidio o disgusto.

Quando la tempesta si placò mi guardò per un attimo negli occhi. Non so bene cosa ci fosse in quello sguardo. C'era una strana aria di soddisfazione, il sollievo di chi supera con lode un esame difficile, e forse anche un pizzico di divertimento per avermi appena visto contorcermi in un orgasmo provocato da lei stessa. Però non mancava anche una nota di rimprovero nei suoi occhi.

"Bravissima!" sussurrò Luisa. Quindi l'abbracciò e, un po' a sorpresa, poggiò le labbra sulle sue e le infilò la lingua in bocca. Giorgia rispose con grande calore al bacio. In quel momento la bocca di Giorgia aveva sicuramente un sapore molto particolare. E Luisa infatti mi guardò con malizia, mentre continuava a pomiciare con Giorgia, entrambe ancora in ginocchio davanti alla mia poltrona. Insisteva imperterrita a mandarmi segnali di un certo tipo.

"Spettacolare!" commentò a sua volta Michele. "Davvero, non ho mai visto un pompino altrettanto spettacolare in vita mia! Giorgia è stata bravissima, vero Luisa?"

"Verissimo" approvò la moglie. "E non hai idea di quanto possa essere faticoso, avendo a che fare con..." e indicò tra le mie gambe facendo un gesto con le mani che significava "grosso".

"In effetti mi sento la mascella slogata..." mormorò Giorgia massaggiandosi lateralmente il mento.

"Beh, ma ci sarai abituata, immagino..." osservò Luisa.

Giorgia tornò a mandarmi quell'occhiata strana, ma con la componente di rimprovero un po' più accentuata di prima.

"Cosa devo dirti, Luisa cara" le rispose, "A certe cose non ci si abitua mai veramente..."

Luisa diede un'ennesima occhiata al mio cazzo, che ora riposava lucido e umido sul mio ventre, ma ancora si manteneva piuttosto massiccio.

"Non ci si abitua, vero? Credo di capire cosa intendi dire..." Fece una piccola pausa e poi sospirò sottovoce: "Beata te!..."


 

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