Giorgia - Quarta Parte
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"Francamente non capisco perché ora fai così, Giorgia!" sbottai, rompendo il silenzio che durava da svariati minuti. Eravamo sulla mia macchina, di ritorno verso casa.
"A cosa ti riferisci, scusa?"
"Sei mutangola, scorbutica... rispondi a monosillabi... Non capisco perché. Alla fine la serata è andata benissimo, no? Sono successe le cose che speravi, non ci siamo sputtanati con la commedia di essere moglie e marito, anzi ce la siamo cavata alla grande... Potresti ritenerti soddisfatta... Invece sei incazzata con me per la storia del pompino, ma io..."
"Non sono incazzata per quello. E non sono incazzata con te. Sei del tutto fuori strada."
Ero un po' spiazzato. "Davvero?"
"In realtà non sono nemmeno incazzata, in assoluto. La realtà è che sono... un po' triste, ecco!"
"Triste? E... per cosa?"
"Lascia stare, Marco, ti prego... Stupidaggini..."
Tornò il silenzio per qualche decina di secondi.
"Ti va di parlarne?" le chiesi. Avevo cambiato del tutto atteggiamento. Prima ero polemico e petulante, ora le parlavo dolcemente, a voce bassa, quasi paterno.
Non rispose.
"Siamo amici, no?" insistei. "A che servono gli amici se non per ammorbarli un po' con i nostri motivi di insoddisfazione e di tristezza?"
Era notte fonda, ma la città era ancora illuminata e frequentata. Come capita nelle notti tra sabato e domenica in pieno maggio. Stavo costeggiando un piccolo parco pubblico.
"Facciamo due passi, Giorgia, dai. Si sta bene in giro di sera. Se proprio non ti va di parlarmi dei tuoi problemi, parliamo di qualche altra cosa. Cazzate... Barzellette... Ma voglio vederti tornare a sorridere."
Il suo sorriso arrivò subito, sebbene un po spento. Comunque parcheggiai lo stesso.
Qualche minuto dopo eravamo su una panchina, tra alberi, stelle, luna e lampioni.
"Vedi, Marco... il problema è che mi sono resa conto di aver fatto una cazzata... Una grossa cazzata... Non avrei dovuto combinare questa cosa di stasera..."
"Beh, non è stato carino spacciarci per quello che non siamo. Te l'avevo detto che era una stupidaggine. In fondo sono stati così simpatici e gentili con noi, e credo che sarebbero stati contentissimi di rivederci. Mi secca l'idea di averli presi in giro..."
"Non è questo il discorso... Marco, io sono pazza di Luisa. Lo ero già prima, ma adesso è molto molto peggio. L'ho vista, l'ho toccata... l'ho leccata... abbiamo goduto insieme... Mi sono resa conto di quanto mi fa perdere la testa, quella donna. Prima, se non altro, vivevo con una speranza... la folle speranza di vederla e di farmela, grazie al tuo aiuto. Ci sono riuscita, e ho toccato il cielo con un dito. Ma adesso che la desidero mille volte più di prima ho la consapevolezza di averla persa per sempre. Capisci quello che provo?"
"Perché dici che è persa per sempre? Possiamo sempre provare ad inventarci qualcosa..."
"No, Marco. Sono giorni che ci penso. Non si può portare ancora avanti la commedia. Loro vogliono arrivare allo scambio completo. Michele mi vuole scopare, e Luisa vuole te. Te ne sarai accorto. Nelle loro intenzioni credo non ci sia nemmeno lontanamente quella di organizzare un altro spettacolino lesbico... L'unica per noi è dire 'no, grazie, siete tanto carini ma la cosa non ci interessa' e chiudere i contatti. Solo che mi sento male all'idea di non vederla più. La desidero troppo..."
"Forse è una domanda stupida, ma... voglio dire... tu senti di amarla o è solo un'attrazione di tipo erotico?"
Si accese una sigaretta, con fare pensoso. Tirò un paio di boccate. Poi rispose, con un'altra domanda.
"C'è differenza?"
"Direi di sì!... Almeno credo... Per te Sesso e Amore sono la stessa cosa?"
"No... Non necessariamente... Non voglio dire questo..." Sembrò cercare le parole giuste. "Insomma, non è che Luisa io voglia portarla all'altare e mettere su famiglia, farci insieme dei bambini..." disse ironica.
"E allora? Cosa vorresti da lei, in concreto? Quale sarebbe il tuo sogno, con lei?"
"A me basterebbe essere per lei un'amica speciale... Con la possibilità di vederci ogni tanto, di stare insieme da sole e di spassarcela... Non mi interessa sottrarla alla sua vita, al suo Michele coi baffoni, ai loro hobby scambisti... Vorrei essere per lei un qualcosa in più... Qualcosa di diverso... Un momento speciale al di fuori del suo universo..."
"Ma non sarebbe meglio per te invece dimenticare Luisa e trovarti un'altra? Fare coppia fissa con una ragazza che ti piaccia? Una situazione stabile, tranquilla, gestibile..."
"Forse sì. Me lo dico tante volte, sai? Ma c'è un problema insormontabile..."
"E quale?"
"Marco, a me non piacciono le lesbiche..."
Rimasi di stucco. "Come sarebbe a dire? Ma tu non sei lesbica?"
"A me piacciono le donne. Ma non le lesbiche. Sarebbe anche troppo semplice altrimenti... Non sai quante ne conosco che mi fanno una corte serrata da anni. Ne ho anche frequentate diverse in passato... Ma non mi piacciono. Non mi attraggono le lesbiche. Sono noiose. A me piacciono le donne... normali... etero... Mi piace far scoprire i piaceri saffici alle donne etero..."
"Ma alle donne etero piacciono gli uomini!"
"Lo so bene. E più sono attratte dagli uomini, più mi attizzano. Cosa ci posso fare se i miei gusti sono questi?"
"Ma così è una situazione senza via d'uscita!"
"Vuoi che non lo sappia? Se non altro, magra consolazione, non sono sola in questo vicolo cieco. Ci sono altre donne con gli stessi miei gusti, non credere. Ci sono anche donne che vanno pazze per i gay... non è un po' la stessa cosa? Né mancano uomini che perdono la testa per le lesbiche..." e qui mi lanciò un'ironica occhiata in tralice. "Ma comunque non è detto che sia una situazione senza sbocchi, in assoluto..."
"Per esempio?"
"Per una donna etero, con la propria normale vita di coppia, avere un'amante lesbica può essere un'esperienza stupenda. C'è il piacere della trasgressione, la complicità, lo scoprire nuovi piaceri, un mondo completamente nuovo... ma senza perdere il vecchio. Non c'è bisogno di rinunciare a tutto e diventare lesbiche tout court, e allo stesso tempo si vivono emozioni intense e belle con un'altra persona che ti piace. Senza perdere nulla, senza togliere nulla a nessuno. E si gode sessualmente. Da morire. Non so quanto un uomo possa rendersene conto, ma due donne possono darsi piacere reciproco in modo molto appagante..."
"Non lo metto in dubbio. Ho l'impressione che tu l'abbia vissuta un'esperienza del genere, mi sbaglio? Non sembri una che stia parlando puramente in astratto..."
Aspirò dalla sigaretta e guardò il cielo, fissando una stellina. Poi sospirò.
"Si chiamava Mara. La mia piccola Mara..." sussurrò lentamente, quasi rivolgendosi a se stessa.
Esitò ancora qualche secondo, poi continuò.
"Era bellissima. Molto più giovane di me. Una ragazza stupenda, dolce, sensibile, intelligente, simpatica, tenera. Eravamo pazze l'una dell'altra. A letto facevamo di tutto di più, roba da non crederci. Lei aveva il suo fidanzatino, che amava con tutto il cuore, e io non ne ero gelosa, anzi ero contenta per lei. La sua vita andava avanti normalmente, come se io non ci fossi. E invece io c'ero, e le davo tanto. E lei dava tanto a me. Non solo a letto. C'era un'intimità profondissima tra noi. Riuscivamo a leggerci l'un l'altra nel cuore e nella mente. So di essere stata tanto per lei, e lei lo è stata per me..."
"E poi? Perché è finita?"
"Ha cambiato fidanzato..."
"E allora? Cosa c'entra questo con voi due?"
"E' proprio quello che pensavo io! Che non c'entravo niente! E infatti le sono stata vicino, come amica fidata, in tutto il periodo di crisi che ha avuto, quando non sapeva se restare col vecchio ragazzo, cui era legatissima anche se qualcosa con lui non andava, o lasciarlo e mettersi col nuovo, da cui era attratta, ma che aveva anche lui varie magagne. Si confidava con me, si sfogava, mi chiedeva consigli... Ho fatto l'impossibile per aiutarla in quella fase difficile, e l'ho fatto con tutto l'amore che potevo... Lei stessa mi ha spesso riconosciuto quanto le sono stata preziosa in quel frangente... Che senza di me le sarebbe stato tutto ancora più difficile..."
"Ebbene?"
"Quella sciocca è andata a raccontare di me, e del rapporto profondo e intenso che aveva con me, al suo nuovo ragazzo..." mi spiegò, con voce funerea.
"Oh, no!! Davvero ha fatto una cazzata del genere? Ma è incredibile!!"
"Non so proprio cosa le dicesse la testa in quel momento... Fatto sta che il nuovo ragazzo (che per inciso è una merdina che non vale un cazzo, né come persona, né come uomo, e non capirò mai cosa ci trovi lei di buono) le ha detto che il rapporto che aveva con me era solo una prova ulteriore del fatto che la relazione col vecchio ragazzo era in crisi. Che non doveva assolutamente pensare di avere tendenze strane. E che ora che era con lui doveva smettere assolutamente di avere qualsiasi contatto con me. Anche il più innocente. Ha cominciato a controllarle il cellulare, per verificare che non ci fossero chiamate o sms sospetti. A smanettarle continuamente nel PC per controllare le mail che inviava e riceveva..."
"Non ho parole!! Che pezzo di merda galattico!! Ma davvero esistono stronzi di questa portata??"
"Per un po' siamo riuscite a restare in contatto, con mezzi da far schiattare d'invidia un agente segreto, neanche dovessimo sfuggire alla Gestapo. Tornare a vederla non se ne parlava nemmeno. Troppo pericoloso. Ma ero felicissima di mantenere un rapporto con lei anche solo a distanza, anche solo come amica. Anche lei ha continuato fino all'ultimo a manifestarmi tutto l'affetto possibile. Ma alla fine non ce l'ha fatta a reggere la tensione e la paura di essere scoperta... Ed è scomparsa nel nulla."
"Solo per paura di essere scoperta?"
"Non credo proprio. Le ragioni sono state soprattutto altre. Ma è un discorso complicato e non voglio farlo adesso. Ti ho già annoiato troppo..."
"Da quanto tempo non la senti più?"
"Cinque mesi... Cinque mesi senza la minima notizia da parte sua."
"Cinque mesi fa, cioè... subito prima di capodanno!"
"Ora hai capito come stavo quella sera... e perché stavo così... Ma ora basta. Si è fatto tardi. E' ora di andare a casa. E sono più triste e incazzata di prima" aggiunse imbronciata.
Si alzò in piedi dalla panchina. Mi alzai a mia volta e mi piazzai in piedi davanti a lei. Le posai le mani sulle spalle e la guardai.
"Giorgia, sono sicuro che prima o poi... più prima che poi... la tua piccola Mara tornerà a farsi viva con te, in un modo o nell'altro..."
Non rispose. Mi guardò, disperata.
"E sai perché lo dico?" continuai. "Perché io ti conosco e so che sei una persona speciale. Nella vita possiamo rinunciare a tutto, ma non possiamo rinunciare agli altri. A renderci la vita un paradiso o un inferno non sono i soldi, il lavoro, gli aspetti materiali, ma le persone che ci circondano. Quando c'è la possibilità di avere intorno, vicine, con affetto, persone speciali come te, che ce n'è una su un milione, nessuno è così folle da rinunciarvi per sempre. La tua piccola Mara non ti ha dimenticata, ne sono certo. Ti pensa, più spesso di quanto osi sperare. Si sarà sicuramente resa conto che senza di te la sua vita è più vuota, più triste, più grigia. Più insulsa e insignificante. E, vedrai, appena le sarà possibile tornerà a farsi viva, in un modo o nell'altro. Non c'è Gestapo che tenga."
La luna piena si rifletteva sullo strato umido che si andava accumulando sui suoi occhi. Il labbro inferiore le tremava leggermente, ma bisognava farci caso per accorgersene.
Mi strinse forte e disse "Grazie, Marco. Grazie..."
Ci abbracciammo per un po'. Poi le dissi "Su... E' ora di andare, adesso..."
"Non riportarmi a casa, Marco. Sarebbe terribile per me restare sola coi miei pensieri, stanotte. Posso... Posso dormire da te?" mi chiese, timida e speranzosa, mentre mi camminava al fianco, tornando alla macchina.
"Certo che sì! Sei la benvenuta!" risposi, accompagnando le parole con un sorrisetto maligno.
"Non farti idee strane!" mi rimbrottò. "Non sono proprio dell'umore. Cerca di capire. Voglio solo evitare di stare sola..."
"Sei la benvenuta lo stesso, Giorgia... lo sai" le risposi, sorridendo.
* * * * *
"Il cazzo..." sussurrò Giorgia, pensosa.
"Il cazzo..." scandì, più lentamente.
Sembrava quasi volesse assaporare il suono della parola, e scoprirne i misteriosi legami con il concetto che quel fonema rappresentava. Un'istanza materiale di quel concetto era davanti ai suoi occhi e nella sua mano destra, che si muoveva lentamente. Particolare non secondario, si trattava del mio.
"Il cazzo di Marco... Il grosso cazzo di Marco..."
Eravamo sul mio lettone. Con l'abatjour accesa. Lei era stesa al mio fianco, con la testa poggiata sulla mia spalla. Aveva addosso solo mutandine e reggiseno, biancheria molto più semplice e spartana di quella che aveva indossato a casa di Luisa, ma finito lo spettacolino e il servizietto successivo era tornata a indossare i suoi capi intimi abituali.
Malgrado la serata intensa appena passata non riuscivamo ancora a trovare sonno. Avevamo parlato un po', poi lei si era stretta a me per farsi coccolare, ancora un po' malinconica d'umore. Poi aveva cominciato, quasi casualmente, a sfiorarmi il pacco da sopra i boxer, che erano l'unico indumento che indossavo. "Ti scoccia?" aveva chiesto: no, figurati. Poi i boxer erano scivolati giù di qualche decina di centimetri, e il cazzo le era finito in mano. Sembrava molto più curiosa che maliziosa, ma il tocco delle sue mani era una sensazione molto piacevole.
"Il grosso cazzo di Marco che fa impazzire tutte le donne..." continuò con lo stesso tono cantilenante.
"Ma dai, Giorgia. Cosa dici?"
"Perché non mi avevi mai detto di essere un superdotato?"
"Ma quale superdotato, dai... Ce l'ho solo un po' più grosso della media... E comunque mica lo hai visto stasera per la prima volta. Sono mesi che lo conosci. Non ti ho mica mai nascosto nulla..."
"Non me ne ero accorta. Non ne ho visti moltissimi dal vivo in erezione, per poter fare confronti, e quei pochi risalgono a parecchi anni fa. Ho pensato che fossero loro ad essere scarsini, un motivo per ricordare certe persone con disprezzo ancora maggiore. E poi... vabbè, mi sarà capitato di vedere un paio di pornazzi... Ma il tuo mi sembrava normale..."
"Beh, se sto nello standard di quelli che si vedono nei pornazzi..."
"Già... Avrei dovuto sospettare che gli attori di quei film non sono un campione rappresentativo... Ma la verità è che non ho fatto molto caso alle dimensioni. Ero molto concentrata sul mio piacere... anche sul tuo piacere, ovviamente... ma non ho mai dato troppa importanza allo strumento, per così dire. Tu capisci, non è esattamente il mio genere..."
"Eppure in questo momento ti vedo molto interessata..."
"Sono curiosa, più che altro... Ho visto che effetto faceva su Luisa... E' stata tutto il tempo a mangiarselo con gli occhi."
"Anche leccarmelo, con gli occhi, e succhiarmelo, con gli occhi, se è per questo" ammisi sogghignando.
"Però è strano..." mormorò pensierosa.
"Che cosa è strano? Che alle donne piaccia il cazzo?"
"In un certo senso sì... è strano... Voglio dire: il cazzo ti fa godere, e fin qui il discorso torna. Ma se io ho un'amica che mi fa ululare di goduria quando mi lecca la fica... a me non viene un senso d'adorazione per la sua lingua... Capisci cosa voglio dire?"
"Credo di sì" risposi. Mentre parlava continuava a toccarlo, muovendo la mano lentamente. Aveva un aspetto piuttosto imponente in contrasto con le sue dita sottili.
Passò qualche secondo di silenzio, poi cambiò discorso. O forse prese lo stesso discorso ma da un altro versante.
"Ti è piaciuto davvero il mio pompino di stasera? O hai simulato? Puoi essere sincero con me, non mi offendo..."
"E' stato il pompino più indimenticabile della mia vita!" Affermai convinto.
"Ma se sono un'imbranata totale!!"
"Invece ho goduto tantissimo... E dal tuo lato, invece? E' stata una cosa così terribile?"
"E' proprio questo che è strano, e che sto cercando di capire..."
Esitò.
"Ero sicura che avrei fatto tutto in modo molto meccanico. Con indifferenza. Invece è stato... coinvolgente. Credo di aver provato delle emozioni che non mi aspettavo, mentre lo facevo..."
"Emozioni... piacevoli?"
"Sarei bugiarda se lo negassi. Sì, direi piacevoli... stuzzicanti... Ma.... EHI!!"
L'effetto delle sue parole aveva scatenato una pronta reazione nella sua mano destra.
"Ti si è fatto più duro!! Come mai?"
"Beh, mi hai confessato che ti è piaciuto succhiarmelo. E' una cosa molto eccitante per un uomo." spiegai io.
"Funziona così?" chiese divertita. Io annuii, e lei torno a guardare il cazzo incuriosita. Fece una breve risatina, poi impostò la voce in modo sensuale e lascivo come un'operatrice delle hotline telefoniche.
"Oh, Marco... Adoro succhiarti il cazzo... Non riesco a farne a meno... Mi piace sentirmi la bocca tutta piena del tuo grosso cazzo..."
Il cazzo si irrigidì ancora di più nella sua mano. Era duro e vibrante come una canna d'organo.
Tornò a guardarmi in faccia, con espressione ironica. "Ma come? Non è chiaro che ti sto prendendo per il culo?"
"Per me è chiarissimo. Ma lui reagisce lo stesso..."
Squittì divertita. Si avvicinò al mio orecchio e riprese a sussurrare.
"Voglio farti un sacco di pompini... Succhiartelo, leccartelo... Diventerò sempre più brava e ti farò impazzire di goduria..." Per esaltare l'effetto, forse senza nemmeno accorgersene, aveva preso a far scivolare la sua mano sull'asta in modo sempre più cadenzato. Il mio cazzo era gonfio all'inverosimile
"Piantala, Giorgia. Rischi di farmi venire, così..." la avvertii. Ma lei sembrò addirittura incoraggiata.
"Sarò la tua pompinara... Già Michele stasera mi ha chiamato così... Ha detto che sono 'la tua brava pompinara'... Non è il sogno di ogni uomo avere un'amica con una bella bocca golosa e sempre disponibile?"
"Per me puoi cominciare anche subito..." ribattei, col fiato un po' corto.
"Adesso no, non mi va" disse, col tono di una bimba capricciosa.
Il cazzo risentì immediatamente della sua risposta e, pur continuando a restare duro nella sua mano, perse un po' di baldanza. Lei se ne accorse e ne rise divertita.
"Cosa c'è da ridere?"
"Ho deciso ufficialmente che i cazzi sono molto più simpatici dei loro padroni. Adoro questo candore ed entusiasmo. Voi uomini invece siete sempre così freddi e sospettosi. Dovreste prendere esempio!"
"Mi fa molto piacere che tu vada così d'accordo col mio cazzo, sai?"
"Sarà una bella e fruttuosa amicizia, vedrai..." Tornò a parlare in stile hotline. "Sai una cosa? Ora che ho rotto il ghiaccio, qualche pompino ogni tanto potrei decidere di fartelo davvero... Ti dispiacerebbe?"
Il mio cazzo apprezzò. "Hai ripreso a prendermi per il culo?"
"No, dico sul serio. Per una come me è meno... come dire?... meno impegnativo rispetto a una scopata... E poi dovrebbe essere divertente... Immagina le nostre serate da bravi amici concluse con un bel pompino..."
Il mio cazzo apprezzò ancora di più.
"Ma solo se farai il bravo con me e saprai meritartelo..." sussurrò con malizia.
Anche questa intrigante "minaccia" era eccitantissima. Forse più di una disponibilità totale garantita e assoluta.
"Vedo che l'idea ti stuzzica..." disse in tono ironico, strizzando leggermente la mia erezione con le dita. "Vuoi sapere una cosa davvero curiosa?" chiese abbassando ancora di più la voce.
Attesi il seguito.
"In questo momento ho un lago tra le cosce..."
Il mio cazzo ebbe un'ulteriore scossa. Ma il mio io, freddo e sospettoso, pretese una verifica. Quando la mia mano si insinuò verso il basso, Giorgia mi lasciò fare. Anzi, aprì impercettibilmente le gambe per darmi spazio. Era davvero fradicia.
"Non ti dicevo bugie... Anche la mia micina sembra coinvolta da questo gioco..."
Continuai a toccarla delicatamente, e feci scivolare l'orlo delle sue mutandine verso il basso per muovermi meglio. Lei se le tirò via con la mano oltre il ginocchio, poi se ne liberò del tutto scalciandole via. Ero pazzescamente eccitato da tutto questo. E come se non bastasse, Giorgia insisteva a parlarmi come una doppiatrice di film porno.
"Senti com'è bagnata, Marco... Anche il tuo cazzone grosso grosso in questo momento scivolerebbe dentro senza problemi... So che hai voglia di scoparmi... non è vero, Marco?"
Io non rispondevo. Temevo di venire da un momento all'altro nella sua mano...
"Rispondimi, Marco... Ti andrebbe di scoparmi?... Dimmelo..."
"Sì, cazzo..."
"Dimmelo ancora. Ti andrebbe?"
"Da morire..."
"E allora cosa aspetti?"
La guardai negli occhi. Diceva sul serio.
Non c'era altro da aggiungere. Mi portai sopra di lei, che docilmente si adagiò sulla schiena e aprì le cosce. Scivolai dentro come una lama nel burro.
"Marco..."
"Dimmi..."
"Che resti sempre chiaro: io sono lesbica..."
"E' chiarissimo. Nessun dubbio."
"Perfetto. E adesso scopami col tuo grosso cazzo. Stasera sento di averne bisogno..."
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