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Giorgia - Quinta Parte

 
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C'era scritto "CHIAMAMI!!". Tutto maiuscolo, con due punti esclamativi. Sotto c'era un numero di cellulare. In basso a destra, in elegante corsivo, la firma: "Luisa", con una faccina smile sorridente accanto.
Doveva aver fatto scivolare quel bigliettino nella tasca della mia giacca mentre era sull'attaccapanni di casa sua. Di occasioni ne aveva avute a migliaia, sia di scrivere in cinque secondi il messaggio, sia di metterlo lì senza farsi vedere.

Me ne ero accorto soltanto due giorni dopo, il lunedì mattina, quando avevo ripreso la giacca per andare al lavoro. Avevo passato tutta la domenica in casa. Giorgia ed io c'eravamo svegliati a mezzogiorno. Avevamo fatto insieme uno spuntino, poi lei era andata a casa e io avevo passato il pomeriggio in poltrona coi programmi sportivi in TV. Una domenica pigra e low-profile dopo un sabato sera e un sabato notte piuttosto eccitanti e movimentati.

Così la mattina dopo, in ufficio, stavo rigirando nervosamente tra le mani quel pezzetto di carta uscito a sorpresa dalle mie tasche. A livello istintivo mi lusingava e mi stuzzicava aver ricevuto un invito del genere da una bella figa come Luisa, e sentivo la tentazione di dare un seguito alla cosa. Ma poi, bastava rifletterci un attimo per capire che non era il caso. Il più elementare buon senso suggeriva insistentemente di buttare via il foglietto e non pensarci più. Ne sarebbero usciti solo casini. Quella storia non mi era piaciuta sin dall'inizio, e senza dubbio la cosa migliore era uscirne definitivamente fuori, lasciando a Giorgia l'incombenza di gestirne gli ultimi strascichi, sino alla prevedibile definitiva chiusura di ogni rapporto. Mi ritengo una persona prudente, pacata e ragionevole, e non sopporterei di disobbedire ai suggerimenti del buon senso. Per cui, sia pure con un sospiro, accartocciai il pizzino e lo lasciai cadere nel cestino tra la carta straccia.

Per un momento provai l'impulso di ripescarlo. Con grande forza di volontà riuscii a resistere. Mi sentii molto soddisfatto di me stesso.

A quel punto presi il cellulare, aprii la rubrica, cercai la voce "Luisa" e chiamai il numero che avevo memorizzato pochi minuti prima.

* * * * *

Luisa mi guardò con condiscendenza, seduta dall'altra parte del tavolo.

Condiscendenza. Non so se è la parola giusta, ma non ne trovo un'altra per descrivere in un colpo solo l'atteggiamento che stava tenendo con me sin da quando l'avevo chiamata al telefono. Immaginate una bomba sexy che ha a che fare con un giovane seminarista un po' imbranato, in piena efficienza ormonale, ma deciso a resistere a ogni tentazione per la maggior gloria del signore. Ecco, vi siete fatti una vaga idea.

Eh già, perché lei continuava a vedermi come il "santarellino", e quindi a trattarmi come tale. Da una parte faceva di tutto per tranquillizzarmi sul fatto che non intendeva saltarmi addosso per spolparmi vivo. Dall'altra però non rinunciava a divertirsi a tentarmi e a stuzzicarmi, con i modi, con gli atteggiamenti, con gli sguardi.

Aveva subito precisato, al telefono, che non dovevo "pensar male" per la sua iniziativa del bigliettino. Semplicemente, siccome il sabato prima mi era scappato detto che lavoravo "in zona", aveva pensato che poteva essere una buona idea mangiare un boccone insieme in pausa pranzo e fare due chiacchiere, se non avevo altri impegni. In una tavola calda molto frequentata, e in pieno giorno, aveva precisato, probabilmente per rassicurarmi implicitamente del fatto che non avrebbe potuto violentarmi sul tavolo. Io non avevo niente in contrario, per cui accettai l'invito.

Indossava un vestito sopra al ginocchio, non particolarmente scollato, abbastanza innocente. Era ben curata nel trucco e nei capelli, ma senza che sembrasse che l'avesse fatto per me. Però era una gran bella donna e non nascondevo quanto mi piacesse guardarla. Anche per stare al gioco.

In fondo era divertente anche per me. Non ero mai stato considerato un "santarellino" in vita mia. Le donne che avevo frequentato erano sempre state abituate a pensare che al minimo segnale di disponibilità si sarebbero ritrovate farcite di cazzo nel giro di cinque secondi, e si erano sempre comportate di conseguenza. Invece con Luisa stavo nella parte. Mi mostravo tutt'altro che insensibile alla sua sottile seduzione. Ma lasciavo capire che poi, con sforzo erculeo, riuscissi comunque a trattenermi e a non cedere. Sempre però dando l'impressione di essere sull'orlo di cadere adorante ai suoi piedi, con un'altra spintarella. E lei spingeva, spingeva, spingeva.

"Siete proprio una bella coppia tu e Giorgia, sai? Anche Michele lo pensa..." mi disse, dopo aver fatto fuori l'ultima foglia dal piattino d'insalata.

"Sul serio?"

"Si vede che vi amate... C'è una complicità particolare tra voi..."

"Beh, io l'adoro..."

"E si vede. Ma anche lei ti ama molto, sai? Mi ha parlato moltissimo di te..."

"Dici davvero?" la mia sorpresa non era simulata.

"Tua moglie ed io ci siamo scambiate un sacco di confidenze. Non immagineresti mai quante me ne ha dette su di te. Per me è come se ti conoscessi da una vita..."

Feci un sorriso pallido. Cosa cavolo le avrà detto di me quella pazza? Poi ci ragionai un attimo a freddo. Giorgia aveva sicuramente preparato il campo ad un mio rifuto ad approfondire oltre le conoscenze. Quindi mi aspettavo che le avesse raccontato tutte cose che confermavano l'immagine generale del "santarellino".

"Vuoi sapere una cosa, Marco? Ho sempre pensato che sono proprio le coppie affiatate e unite come voi due quelle che possono permettersi di essere un po' flessibili su certe cose..."

Fedele alla parte, feci un gesto di insofferenza all'emergere di quell'argomento. Era inevitabile che prima o poi sarebbe venuto fuori.

"Aspetta, Marco. Non ti agitare. Voglio solo parlarne serenamente..." mi disse con voce dolce.

"Luisa, io..."

"Lo so. E ti assicuro che è molto bello quello che senti. Non c'è niente di più gratificante per una donna che sentirsi amata in modo geloso e possessivo. Giorgia ne è deliziata, posso garantirtelo. Anche Michele è estremamente possessivo con me..."

"Ma come fa ad essere possessivo se poi..."

"Se è disponibile agli scambi, dici? E' proprio quello che mi piacerebbe farti capire, se mi dai un attimo ascolto. Se una coppia è molto unita, un'esperienza di trasgressione reciproca, condivisa, non può che rinsaldare i legami."

"Uhm... Non ne sono così convinto..."

"Giorgia è molto tentata dall'idea. Lei è uno spirito libero, lo sai. Io credo che se ti facessi convincere e coinvolgere dalla cosa lei ti amerebbe ancora di più."

"Non è quello che ha detto a me" improvvisai. "Lei dice che le piacerebbe provare, ma solo se io sono convinto al 100%. Altrimenti rinuncerebbe senza problemi e non me ne farebbe mai una colpa!"

Ripensai alla risposta che avevo dato. Era perfettamente plausibile. Luisa assorbì il colpo e ripartì all'attacco.

"E perché tu non sei convinto?"

"Semplicemente, non mi piace che mia moglie scopi con un altro. Devo farmi curare?"

"Perché insisti a vederla in questi termini? Pensa piuttosto a un piccolo momento di complice libertà che vi concedete l'un l'altra... Può essere anche molto intrigante, sai? Ci sono uomini che impazziscono di eccitazione a guardare la moglie che fa la porca con un altro uomo, per quanto possa sembrarti strano..."

Feci una faccia stupefatta e scandalizzata, ma dentro di me ridacchiavo. Non avevo nemmeno vent'anni quella volta che mi trombai una bella signora benestante mentre il marito ci riprendeva felice con la videocamera.

"Anche a Michele succede questa cosa, sai? Lui non lo ammetterebbe mai, a freddo. Ma quando siamo in intimità e viene fuori l'argomento di quello che potrei fare a letto con Tizio o con Caio, gli viene un cazzo duro da primato. Se ti interessa saperlo, ieri sera abbiamo parlato molto di te..." disse, con tono allusivo e una luce malandrina negli occhi.

"...e anche di Giorgia, immagino..." sbuffai con freddezza.

"Ma sei proprio sicuro che a te non faccia quell'effetto?"

Scossi la testa con una smorfia di indifferenza.

"Prova a immaginartelo" aggiunse con voce insinuante. "In fondo ti sei eccitato come un maiale a vedere Giorgia godere con me, me ne sono accorta... Prova a pensare a lei su un letto che geme di piacere mentre un fusto muscoloso e cazzuto le sta sopra tra le cosce e se la fotte di brutto..."

"No, Luisa. Non funziona. Non mi eccita per niente l'idea. Anzi, mi infastidisce non poco. Cosa ci posso fare?"

Sembrò rassegnata e provò ad attaccare su un altro versante. Stavolta l'attacco fu ancora più deciso.

"Ma poi, in fondo, non è detto che tu debba per forza guardare quello che fa Giorgia... Anzi, in quel momento potresti essere impegnato in qualcosa di piacevole che assorba tutte le tue attenzioni..." E detta questa frase appoggiò pesantemente i suoi occhioni neri sui miei, mentre faceva distrattamente scivolare un dito lungo l'orlo del bicchiere. La sua voce si fece ancora più sensuale.

"Anche ammesso che concedere un po' di libertà a Giorgia sia per te un piccolo sacrificio... Potrebbe valerne la pena... O mi trovi davvero così insignificante?"

"Ma no, Luisa... Cosa dici..."

"Io non credo che te ne pentiresti sai?" Afferrò la mia mano con la sua sul tavolino e si avvicinò di più a me. Parlava a voce bassa, col viso a pochi centimetri dal mio.

"Proprio perché so che per te sarebbe un po' dura accettarlo" continuò, "mi prenderei l'impegno solenne di farti godere fino a perdere la testa. Ci metterei tutta me stessa. Sarei la tua geisha devota, tutta tua, solo tua, per una notte. Mi ritengo una donna che ci sa fare a letto. Se decido di far impazzire un uomo, ci riesco..."

"Luisa, io..."

"E lo farei davvero con piacere, sai? Questo tuo essere così timido... così schivo... così santarellino... così maritino devoto... mi mette il fuoco addosso. Non c'è niente che mi eccita come l'idea di traviarti. Di farti scoprire i piaceri più perversi. Di scatenare la bestia selvaggia che è in te... Perché c'è del selvaggio in te... Non sei così santarellino come vuoi farmi credere.... Lo percepisco chiaramente, e non mi sbaglio mai su queste cose..."

"Luisa, io..."

"Per non parlare dell'altra bestia, quella che hai nelle mutande. Ma che diamine! Se la deve godere solo Giorgia? Ma ti pare giusto? Pensa che non mi aveva nemmeno detto nulla in proposito, quell'assassina... Mi ha raccontato tutto di te, e mi ha tenuto nascosta la cosa più importante... Una volta è venuto fuori l'argomento, e sai cosa mi ha detto? 'Il cazzo di Marco? Mah... normale'... Eggià... Normale... Proprio normale... Appena la becco di nuovo in chat mi sente..."

"Luisa, io..."

"Pensaci bene, Marco. Non dirmi di no. Pensaci bene, prima. Io ti aspetto, e sono pronta a darti tutta me stessa. A darti tutto... O almeno tutto tranne..."

"Tranne?" chiesi io, incuriosito.

Abbassò gli occhi, arrossì leggermente e sorrise, quasi timida. Era la prima volta che la vedevo un po' in imbarazzo.

"Michele non vuole che durante gli scambi io conceda... ehm, come dire... la porticina posteriore. Lui è stato il primo lì, e vuole restare l'unico. Dice che ho un'elasticità di tessuti ideale e che prendermi lì è una delizia su cui vuole l'esclusiva. E poi io... ehm... mi piace molto quando vengo presa così, e questo rende la cosa per lui ancora più piacevole... Dice che vuole tenersi quest'angolino di paradiso in terra, come lo chiama, tutto per lui. Sostiene che in fondo se lo merita... Sarebbe un grosso problema per te rinunciarvi?"

Non so perché, ma questa sua domanda mi commosse. Mi venne istintivo cercare di confortarla.

"Assolutamente no. Sei già abbastanza irresistibile, anche senza l'angolino di paradiso... Ti trovo una donna molto bella ed estremamente sexy, non devi avere il minimo dubbio su questo..."

Sorrise lusingata. "Sono belle parole. Ma mi aspetto anche i fatti. Mi prometti che ci penserai?"

"D'accordo, d'accordo. Ci penserò..." concessi.

"Grazie, Marco... Grazie davvero..."

Mi guardai intorno cercando qualche spunto per cambiare discorso. Mi sentivo a piuttosto disagio, e si vedeva. Luisa probabilmente lo interpretava come l'imbarazzo del santarellino cui vengono fatte proposte sconvenienti da una maliarda. Invece la mia insofferenza stava tutta nel soffocante fastidio di dover fare "il difficile" davanti alle esplicite profferte di un pezzo di figa da urlo, con cui avrei fatto tutto e il contrario di tutto con estremo piacere. Ed era una vera tortura pensare che comunque, nella situazione in cui eravamo, non avrei potuto far altro che ribadire il mio "no".

Gli occhi mi caddero su alcune buste di cartone che Luisa aveva con sé e che aveva poggiato su una terza sedia. Doveva aver fatto un po' di shopping prima di raggiungermi in quel locale.

"Cos'hai qui? Cos'hai comprato?"

"Niente di importante, delle cosine per me..." Sembrò un attimo pensosa, come se accarezzasse un'idea. "Ascolta Marco, ce li hai ancora dieci minuti? Ho bisogno del tuo aiuto... O meglio, diciamo di una consulenza..."

"Veramente non potrei..." dissi sbirciando il quadrante dell'orologio. Sarei già dovuto essere di nuovo in ufficio.

"Cinque minuti! Ti prego! Il tempo di offrirti un caffè decente. Quello che fanno qui è un tale schifo..."

"E va bene..."

* * * * *

Mi trovavo seduto sulla stessa storica poltrona dove avevo ricevuto quell'indimenticabile avventuroso pompino da Giorgia un paio di giorni prima. La padrona di casa stava armeggiando in cucina.

Pensavo che stesse preparando il caffè. Pensavo male.

"Beh, che te ne pare?"

Era sulla porta che dava verso il salotto, languidamente appoggiata con una mano sullo stipite, in una posa che metteva in evidenza la curva del fianco opposto. Si era spogliata. E aveva indossato quelli che con ogni probabilità erano i suoi nuovi acquisti. Non avevo notato che si era portata le buste con sé in cucina. Aveva addosso un nuovo set di biancheria intima sexy. Mutandine succinte e trasparenti. Un reggiseno che lasciava scoperta tutta la parte superiore, capezzolo compreso. Guepierre a vita, con gancetti reggicalze, e calze a rete. Aveva anche delle graziose scarpine lucide con tacco a spillo.

Feci tanto d'occhi, mentre lei sorridendo sorniona si avvicinava alla poltrona con passi lenti e movimenti da pantera.

"Dai, Marco... Non fare quella faccia... Non è una novità per te, mi hai già visto nuda sabato sera..." disse con vaga ironia nella voce. Non risposi. Non c'era niente da dire.

"Avevo bisogno del parere di un uomo..." continuò. "Sai, ogni tanto noi donne abbiamo bisogno di risvegliare un po' gli ardori dei mariti... Vorrei fare una sorpresa a Michele, presentandomi così stasera a letto... Dici che gli piacerà?"

Mentre parlava continuava a camminarmi davanti ancheggiando e facendo giravolte per mostrarsi da tutti gli angoli. Se mi si fosse parata davanti completamente nuda mi avrebbe fatto meno effetto. Quel corpo da infarto e quei capi ricercati e provocanti che lo adornavano costituivano insieme una vera e propria istigazione allo stupro.

"Allora, Marco?... Pensi che a Michele gli verrà duro se mi vede così?"

Non avevo detto parola fino a quel momento. La mia voce uscì un po' rauca e cavernosa.

"A Michele non so... Con me sicuramente funziona..."

Ridacchiò. "Ma dai, cosa dici? Una donna apprezza i complimenti, ma non esagerare..."

"Non sto esagerando..." dichiarai. Mi guardò divertita e curiosa. "Puoi controllare se credi..." aggiunsi.

"Ahahaha... Non scherzare, eh? Guarda che ti prendo in parola..." ribattè ilare.

Ci guardammo negli occhi. Capì che non scherzavo. Si fece più seria anche lei e si avvicinò un po' titubante. Io ero comodamente seduto sulla poltrona, appoggiato allo schienale, con le ginocchia un po' divaricate. Portavo dei pantaloni leggeri e il rigonfio che partiva dalla patta e saliva su in diagonale era ben distinguibile. Lei aveva gli occhi puntati propio lì. Non sarebbero state necessarie ulteriori indagini. Ma si chinò comunque leggermente col busto e allungò la destra. Palpò con decisione per tutta la lunghezza dell'asta da sopra la stoffa. Le sfuggì un sospiro. Le piaceva quello che sentiva.

Con mossa aggraziata si inginocchiò e cominciò ad armeggiare con la fibia della cintura. Aveva il respiro un po' concitato e le sue mani non erano fermissime.

"Lo hai detto tu che posso controllare..." si giustificò. La sua voce tradiva una certa emozionata agitazione. Io non dissi niente.

"Oh, mio dio..." sospirò quando finalmente il mio cazzo emerse dalle stoffe, teso e puntato verso il soffitto. Lo afferrò subito, con entrambe le mani.

"Beh..." disse deglutendo, con un po' di imbarazzo, "è lusinghiero che tutta questa roba stia così per causa mia..."

Aspettò una risposta. Io non dissi niente. Mi sorrise timida, ma non riusciva a tenere a lungo i suoi occhioni spalancati lontani dall'attrezzo che teneva in mano.

Ero eccitatissimo. Ma anche fermamente deciso a lasciare completamente a lei l'onere della mossa successiva. Non ci volle molto. Dopo averlo smaneggiato e accarazzato per qualche secondo, studiandoselo con gli occhi, centimetro per centimetro, sin nei minimi dettagli, Luisa si avvicinò con la bocca, e mi guardò.

"Posso...?" chiese in un sospiro e attese implorante, leccandosi istintivamente le labbra.

Annuii in silenzio. Lei esitò, quasi non sapesse da dove cominciare. Poi tirò fuori la lingua e la passò su tutta l'asta, da sotto in su. Ripetè il gesto, più lentamente e attentamente. Poi, sempre di lingua, disegnò qualche arabesco sulla mia cappella. Infine spalancò la bocca e se lo fece entrare dentro, cominciando a scivolare su e giù lentamente con le labbra, e senza smettere di stuzzicarmi delicatamente la punta con la lingua. Dalla sua gola venivano deliziosi mugolii di piacere.

Decisi in quel momento che era ora di liberarmi definitivamente di questa maschera da santarellino che avevo sopportato fin troppo a lungo.

Così la volta successiva che Luisa mi sbirciò dal basso, invece di trovare l'espressione che forse si aspettava, quella del timidino imbranato, combattuto tra il piacere e il senso di colpa, trovò una faccia dura e severa. La mia voce, sebbene bassa e lenta, lo fu altrettanto.

"Dico, ti rendi conto di quanto sei puttana? Sei una donna sposata. Ti sei portata un uomo in casa. Neanche due minuti dopo ti sei presentata mezza nuda, agghindata come un avanzo di bordello. E neanche altri due minuti dopo me l'hai tirato fuori e ti sei inginocchiata a succhiarmelo come l'ultima delle bocchinare..."

Fu scossa da un brivido. Arrossì violentemente in viso e assunse un'espressione esterrefatta. Ma continuò a succhiare con ancora maggior convinzione, e anche con più gusto, almeno a giudicare dal volume crescente dei suoi mugolii.

"Guarda che zoccola ingorda di cazzo che sei... Guarda come ti piace sentirti la bocca piena di cazzo... Troia che non sei altro..."

Si staccò un attimo e sospirando convulsamente riuscì a sussurrare, quasi piagnucolando, "Continua... Ti prego..."

L'afferrai brutalmente per la nuca, stringendo tra le dita l'attaccatura dei suoi bei capelli neri.

"Chi cazzo ti ha dato il permesso di parlare??" la ripresi, autoritario. "La tua bocca serve per fare pompini, troia, non per parlare. Sei la mia cagna puttana e devi fare solo quello che ti dico, è chiaro??"

Annuì frettolosamente, ma con convinzione.

"Bene! Fammi vedere se hai capito. Leccami le palle." E così dicendo, sempre tenendola per la nuca, le spostai bruscamente la testa portandola all'altezza della zona in oggetto.

Lei leccò. Docile, obbediente e appassionata. Mentre lo faceva mi scoccò un'occhiata da sotto. Era assolutamente incredula di quello che stava succedendo. Incredula, ma entusiasta, con l'espressione di chi dice "sogno o son desto?". Non riuscii a trattenere un'occhiata rassicurante al suo indirizzo, quasi volessi dirle "E' tutto vero". Invece le dissi "Lecca!", ma in tono un po' meno duro, un po' più bonario. Lei ubbidì subito, tornando a concentrarsi nella cosa.

Guardai l'ora. Ero in ritardo oltre ogni decenza. Dovevo stringere un po' i tempi. Ma nemmeno troppo, dai.

"Ora ti dico, quello che faremo, troia". Lei continuò a stuzzicarmi lo scroto con la lingua, ma era tutt'orecchi, ansiosa di sentire i miei ordini.

"Per prima cosa vai di là e mi porti un bicchierino del nocino di tuo marito. Me lo voglio gustare mentre mi spompini..."

Mi guardò spaventata. "Tutto chiaro?" aggiunsi, con un po' più di acciaio nel tono di voce...

"Sì... p-p-padrone..." confermò. Mi accorsi del brivido che le dava quella parola.

"Brava cagnetta, hai capito subito le regole..." apprezzai, carezzandole la testa.

"Poi, quando ne avrò avuto abbastanza della tua bocca da troia, ti metterai carponi qui sul tappeto, aprirai bene le tue belle chiappe e ti farai inculare da brava puttana..."

"Sì, padrone..." ripetè convinta, col fiato corto. La sua linguetta tra le mie palle sembrava impazzita.

"Per oggi non ci sarà altro... devo tornare in ufficio... altrimenti non sarai la sola tra noi due ad essere inculata 'sto pomeriggio..."

Soffocò una risatina, ma continuò a leccarmi le palle.

"Ma questo è solo un piccolo assaggino... io e te torneremo a vederci presto, e ci vedremo spesso... per fare molto di più e di peggio di quello che riusciremo a fare oggi..."

"Sì, padrone... Certo, padrone..." miagolò non nascondendo un certo entusiasmo alla prospettiva.

"E ora vammi a prendere il nocino di tuo marito, puttana."

Si alzò, mi sorrise radiosa. "Subito, padrone!"

E si avviò sculettante verso una vetrinetta chiusa a chiave. Sculettante e felice.


giorgia 5 da pipistrello
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