
Era solo una frase buttata lì in mezzo ad un discorso.
Sarà stato il tono della voce, una luce nello sguardo che per un attimo si è perso nel
vuoto, o forse il fantasma di un sospiro represso. Ma mi sono subito convinto che dietro
quella frase iperbolica c'era qualcosa in più.
"A *** gli farei da schiava..." aveva detto la mia amica.
Su quella frase ho lasciato correre la mia immaginazione e ho cominciato a scrivere il
racconto, con l'idea di sorprenderla e magari di coinvolgerla attivamente nella stesura.
Sono riuscito nel primo intento (e mi ha assicurato che, in quello che ho scritto, ho
ricostruito con incredibile precisione il suo sogno erotico). Non sono invece riuscito nel
secondo (pigrizia da parte sua? i soliti troppi impegni? forse pudore?). Pazienza.
Buona lettura da Xlater!.

Tempi supplementari
Lo aveva visto giocare in Pay TV. Lo aveva ammirato mentre correva e lavorava senza
interruzione per 90 minuti. Aveva fatto un tifo scatenato per Lui e per la squadra e aveva
esultato pazzamente quando proprio Lui aveva realizzato il gol del 2-1 che dava la
vittoria.
Ora lo stava aspettando. Si era preparata.
Aveva fatto un bagno caldo con sali profumati. Aveva raccolto dietro la nuca i suoi
capelli neri. Non aveva messo trucco, lasciando che gli occhi scurissimi contrastassero
sulla pelle lattea del viso. Sul suo corpo statuario aveva indossato un negligé rosa,
trasparentissimo, che costituiva la sua divisa abituale quando Lui era in casa.
L'indumento le arrivava appena al basso ventre, lasciando intravedere ad ogni suo
movimento il fitto bosco nero del pube con il gioiellino che nascondeva, e, dietro, il
morbido disegno delle sue natiche e dei suoi fianchi generosi.
Sapeva che Lui la voleva vestita così. Pronta a soddisfare ogni suo desiderio, in
qualsiasi momento.
Ebbe un tremito. La serratura scattò. La porta si aprì. Lui era tornato.
Senza una parola scrutò a distanza il suo volto. C'era tutta la stanchezza per l'impegno
massacrante, ma anche un accenno di sorriso per la soddisfazione di una vittoria
esaltante.
Come al solito, non la salutò. Non ce n'era bisogno. Lasciò cadere pesantemente la borsa
nel corridoio e si diresse, lentamente, stancamente, verso la stanza da letto.
La borsa era lì che la attendeva. Il solito rito, ogni volta che tornava da una partita.
Forse solito, ma per lei sempre estremamente emozionante.
Raccolse la borsa da terra. La aprì. Fu subito investita dal solito odore umido. Sentì
il cuore cominciare a battere più forte.
Cominciò ad estrarre gli indumenti da inserire nella busta per la lavanderia.
Prima la sua maglietta, e i suoi pantaloncini. Oggetti quasi sacri, che portavano i colori
della squadra, il suo nome e il suo numero. Erano ancora intrise del suo sudore. Portò la
maglietta avidamente al naso. Profumo di sudore maschile, ma anche terra, erba. Immerse il
viso in quella stoffa, annusando ancora.
Prese la maglietta di cotone bianca che lui portava sotto, a contatto sulla pelle. L'odore
di lui era ancora più intenso. Se ne inebriò.
Infine i suoi slip. Erano stati a contatto con le sue zone intime per lunghi minuti.
Avevano assorbito i suoi odori. Con emozione annusò di nuovo, riconoscendo con sicurezza
il profumo dei suoi genitali. Tenne a lungo il naso a stretto contatto con la stoffa,
senza riuscire a reprimere un gemito di piacere. Così buono.
L'olfatto è un senso così infame. E' prodigo di promesse, ma anche incapace di
mantenerle. Crea voglie, ma non appaga, non soddisfa. Così, anche questa volta, lei si
ritrovò prima a carezzare quella stoffa con la lingua, poi arrivò a suggerne un lembo
dentro la bocca. Ma, come al solito, fu ripagata solo dal gusto acre del cotone, senza
alcuna traccia degli aromi corporali di Lui che stava ansiosamente cercando.
Appena finito il suo compito, si recò silenziosamente nella stanza da letto, senza far
rumore. Lui era steso sul letto, supino, a occhi chiusi, completamente nudo. Si avvicinò
piano, senza abbandonare mai con gli occhi lo spettacolo di quel fisico asciutto e
muscoloso, che ormai conosceva bene, ma che ogni volta le provocava fremiti di desiderio.
Restò ferma ai piedi del letto a contemplare quella meraviglia in ogni dettaglio.
La sua mente ed il suo corpo furono sopraffatte dal desiderio. Cominciò a sentire la
sensazione di umido tra le cosce. Avvertì la stoffa del negligé tirare sui suoi
capezzoli inturgiditi e quella specie di senso di capogiro che non mancava mai quando
l'eccitazione era intensa. Sentiva di voler essere presa. Di voler appartenere a quel
corpo. Di voler appartenere a quell'uomo. Di donargli tutto il piacere che voleva, in
qualunque modo, con ogni parte del suo corpo e della sua anima. Ma sapeva che non poteva
prendere iniziative, se non quella di manifestargli tacitamente la sua completa e totale
disponibilità.
Lui schiuse appena una palpebra e la sorprese a fissare la sua virilità, importante anche
in stato di riposo, mentre istintivamente si inumidiva le labbra passandovi la lingua. A
lei non spiacque essere colta in quella evidente manifestazione di desiderio. Lui le
sorrise. Lei si sentì sciogliere.
Si girò languidamente su se stesso, offrendo alla sua vista le spalle possenti e le
natiche sode.
"Massaggiami la schiena" le sussurrò.
Lei ubbidì ansiosa. Montò a cavalcioni sul suo corpo, approfittandone per strofinare il
suo sesso umido sui glutei muscolosi dell'atleta, rubando brividi di eccitazione. Le sue
mani si dedicarono con grazia ed efficacia ad alleviare le sue tensioni muscolari sui
muscoli del collo e della schiena. Lui, con la testa girata di lato, era tornato a
chiudere gli occhi, mentre man mano che il massaggio continuava il suo viso assumeva
un'espressione tranquilla e rilassata.
Invece lei era sempre più eccitata dal contatto delle sue mani su quella schiena
muscolosa, e dai periodici sfregamenti delle sue labbra intime, che il desiderio aveva
fatto sbocciare come un fiore dal suo pube scuro, contro la bassa schiena di Lui.
Sfregamenti sempre più frequenti e sempre meno casuali.
Dopo qualche minuto lui le ordinò tacitamente di interrompersi, allungando una mano
dietro di se a darle una lieve pacca su una coscia. Lei smontò con rimpianto da quel
corpo.
Lui si girò e tornò in posizione supina. Mostrò così ai suoi sorpresi occhi neri una
stupenda erezione. Lei sentì il cuore battere a mille. Ma poi per un attimo fu presa dal
panico più assoluto. Lui si era girato verso il telefono.
Chi voleva chiamare? Probabilmente quella modella bionda che frequentava ultimamente, e
che si definiva in pubblico la sua compagna ufficiale, senza che Lui confermasse, né
smentisse. Quella stupida oca.
Non era giusto. Era lei che aveva provocato quell'erezione. Non era giusto che adesso se
la godesse un'altra. Già troppe volte le era successo ultimamente, di venir chiusa
nell'ampio sgabuzzino adiacente alla stanza da letto che Lui utilizzava da guardaroba.
Obbligata ad assistere da uno spioncino invisibile alle acrobazie erotiche di Lui e della
bionda. Umiliata e afflitta, eppure eccitatissima dalla situazione e dallo spettacolo.
Costretta a sfogarsi torturando il proprio sesso bollente con le dita, nel silenzio più
assoluto. E Lui si divertiva a chiederle, dopo, di soddisfarlo oralmente, così da farle
assaggiare gli aromi di lei di cui la sua virilità era ancora intrisa.
Per un attimo sembrò che Lui stesse allungando il braccio verso il comodino, dove era il
telefono. Ma il suo letto era ampio, e l'apparecchio non era a portata di mano. Ci
ripensò e la guardò. Lei sospirò di sollievo. Torno a guardarlo e a guardare il suo
cazzo eretto, sorridendo invitante.
Lui ricambiò il sorriso. "Va bene... massaggiami un po' anche lì..."
Gli occhi le luccicarono di gioia. Lui allargò le gambe e lei vi si accucciò in mezzo,
prendendo subito delicatamente possesso, con le sue mani, dell'arnese eretto di Lui. Ne
saggiò soddisfatta la durezza, poi cominciò con dolcezza a massaggiarlo, facendo
scorrere piano le sue dita sull'asta, coccolando i testicoli, scoprendo e ricoprendo piano
il glande.
Lui era tornato a rilassarsi, con le mani intrecciate dietro la nuca e gli occhi quasi
chiusi. Aperti quel tanto che basta per assistere alle aggraziate manovre delle mani di
lei sulla sua virilità. Nel frattempo lei riconosceva i segni del successo delle sue
operazioni. Quel cazzo era diventato durissimo, sembrava pulsare di vita propria, e il
respiro di lui era sempre più affrettato.
Mentre continuava a masturbarlo piano, lei teneva la bocca vicinissima, e di tanto in
tanto i suoi occhi neri cercavano quelli di Lui per trasmettergli la tacita offerta.
Presto lo convinse. Fu appena un sussurro. "Leccami... ma senza prenderlo in
bocca..."
Lei aspettò qualche secondo, richiamando la saliva da ogni angolo della sua bocca. Sapeva
che Lui amava il tocco di una lingua bagnata e scivolosa. Poi, con un sospiro, si mise
all'opera.
Leccò la cappella. Poi scese lungo l'asta. Poi omaggiò il sacco delle palle. Lui
sospirava forte, mostrando di apprezzare.
Lei scese ancora più sotto. Lui allargò le gambe e alzò le ginocchia per facilitarla,
esponendosi oscenamente all'adorazione di quella carezze umide. Lei arrivò fino a
solleticargli l'ano con la punta rigida della lingua, strappandogli mugolii di assenso.
"Sì... così... perfetto... brava..."
Tornò ad occuparsi dell'asta rigida, poi ad intessere arabeschi di saliva sulla sua
cappella. Ottenne così quello che desiderava. Lui sussurrò "Coraggio... prendilo in
bocca". Lei sorrise.
Per un attimo giocò, massaggiandoselo sulle labbra, ma non riuscì a resistere a lungo.
Troppo forte era il desiderio di sentire quella carne dura riempirle la bocca. Con un
rapido gesto abbassò la testa. Una buona porzione di quel pene scomparve tra le sue
labbra. Lei sentì la punta sfiorarle la gola.
Rimase un attimo così, a godersi la sensazione. Poi aspirò l'aria, applicando una
leggera suzione. Quindi la sua testa cominciò a muoversi piano su e giù, lasciando
scivolare dentro e fuori l'asta di quel cazzo.
"Toccati..." mormorò lui. "Voglio che ti accarezzi... che ti dai
piacere... intanto che mi succhi..."
La sua mano destra rispose subito, andando a raggiungere il suo bocciolo bagnato tra le
gambe, mentre la sinistra restava intorno al pene ad assecondare i movimenti della bocca.
Per lei fu un sollievo poter dare sfogo per un attimo al calore che le saliva dal basso
ventre. La sua mano si ritrovò subito bagnata dai suoi umori. Presto la sua voglia di
godere prese il sopravvento. La sua mano cominciò ad agitarsi convulsamente in movimenti
rotatori della punta delle dita sulla zona del clitoride, mentre la testa continuava in
modo sempre più frenetico l'andirivieni sul cazzo duro di lui.
Sentì esplodere l'orgasmo, sforzandosi di continuare a far scivolare la bocca sulla
virilità di lui. Ma poi dovette fermarsi, soffocando i suoi gemiti di piacere sulla carne
dura che le riempiva le fauci.
Appena si riprese, alzò gli occhi verso quelli di Lui, trovandovi un ironico rimprovero.
"Ehi... che foga! Deve piacerti proprio sentirtelo in bocca..."
I suoi occhioni neri lo fissavano sconsolati, in una muta implorazione di perdono. Il
cazzo era sempre profondamente piantato nella sua bocca.
"Dai, piccola... continua... e vedi di farmi un bel lavoretto..."
Lei ritrovò la concentrazione e si dedicò con impegno decuplicato a usare la sua bocca
come strumento di piacere. La voglia di recuperare era tale che vinse gli ultimi indugi e
provò quello che non aveva mai provato.
Si staccò per un attimo, fece due profondi respiri, e poi si abbassò decisamente ad
infilare una buona metà di quel fallo nella sua bocca. Poi spinse ancora verso il basso,
movendo i muscoli della gola come se dovesse inghiottire un grosso boccone. Fece uno
sforzo sovrumano per non tossire. Poi scese ancora finché le labbra non arrivarono ad
immergersi nei peli alla base dell'asta. L'aveva preso tutto in bocca fina in gola.
I suoi occhi si alzarono a cercare i suoi. Stavolta con una luce di orgoglio. Lui era
deliziato e sorpreso.
"Fantastico!" disse. Allungò la mano e le accarezzò i capelli. Lei ricambiò
estraendo la lingua e strofinandola contro le sue palle.
Appena si sentì a suo agio con la sensazione di quell'invasione della gola, ricominciò
il movimento di va e vieni, ma stavolta più profondo, lasciando ogni volta che il cazzo
affondasse completamente tra le sue labbra. Lui perse presto il suo aplomb e cominciò ad
agitarsi per il piacere. L'orgasmo stava avvicinandosi.
Allungò il suo braccio e la afferrò per la nuca, imprimendo il suo ritmo frenetico ai
movimenti della sua testa. Anche lei stava provando un piacere, probabilmente soprattutto
mentale, per il modo così brutale con cui veniva presa. Poi Lui, vinto dal godimento,
abbandonò la presa, riversando la propria testa all'indietro. Lei fece appena in tempo a
riprendere il suo ritmo che, gemendo, lui raggiunse l'orgasmo, riversando nella sua bocca
una abbondante dose di sperma.
Il frutto dell'orgasmo dell'uomo era copioso, fluido, denso, dolcissimo, e lei lo
assaporò con avidità e lo inghiottì con gusto. Era per Lui il primo orgasmo dopo i
lunghi giorni d'astinenza che precedono le partite importanti. Averlo ricevuto nella bocca
era per lei un grande privilegio.
Così mentre lui veniva preso da un attimo di rilassato abbandono, lei si sentiva felice e
pimpante. Era inginocchiata sul letto, al fianco del corpo nudo dell'uomo, sorridente,
pronta a servirlo ancora, in qualsiasi modo. O anche semplicemente ad attendere. A sua
completa disposizione.
Passò qualche minuto. Poi lui, senza aprire gli occhi, sussurrò impercettibilmente.
"I piedi... massaggiami i piedi..."
Lei scattò. Si inginocchiò sul pavimento in fondo al letto e si trovò vicinissima ai
piedi di Lui. Li guardò. Forse la parte più sacra del corpo di un calciatore. Ma non
erano certo la parte più bella. Niente a che vedere con la grazia efebica dei piedi di
qualche ballerino. Sembravano delle escrescenze legnose, piene di cicatrici, di calli e
duroni, testimonianza delle torture a cui erano sottoposti ad ogni partita e ad ogni
allenamento. Ma proprio questa forma sgraziata dava loro un aspetto così virile, così
maschio, rafforzato dal profumo caratteristico che le abluzioni recenti avevano solo
attenuato. L'eccitazione ricominciò a scaldarle il ventre.
Con delicatezza, le sue dita fini e delicate presero a scorrere su quella pelle coriacea,
prendendo man mano confidenza, palpando, massaggiando, ammorbidendo. Lei alternava le sue
cure, qualche minuto su un piede, qualche minuto sull'altro.
Poi vinse la titubanza e prese un'iniziativa. Lui avrebbe gradito? Era sicura di sì.
Avvicinò la testa e fece saettare la lingua di fuori, per un breve contatto con quella
pelle ruvida. Da lui nessuna reazione. Lo fece ancora, poi ancora. Poi, rassicurata,
iniziò a far scorrere la lingua su tutta la lunghezza del suo piede destro. Poi ripeté
lo stesso trattamento al sinistro e presto la bocca e la lingua diventarono parte attiva
di quel massaggio, al pari delle sue mani che infaticabili continuavano a massaggiarlo.
Continuando a sentirsi bagnata tra le gambe, leccò ad una ad una le dita dei piedi di
Lui, finendo con il prendere il bocca tutto l'alluce, succhiandolo e sbaciucchiandolo come
fosse un piccolo cazzo.
Era talmente assorta nella sua adorazione, che non se ne accorse. Almeno, non subito. Fu
il movimento della mano di lui, ad attirare la sua attenzione, mentre scendeva ad
accarezzarsi il pene. Era di nuovo durissimo.
Rimase bloccata così, con l'alluce nella bocca, a contemplare lo spettacolo di quel cazzo
tornato a nuova vita. Questo vuol dire che forse... non osò nemmeno pensarlo, mentre una
nuova ondata di eccitazione la agitò.
Fu Lui a spezzare l'incantesimo.
"Vieni... vienimi sopra..."
Lei si impose la massima calma. Con movimenti sinuosi ed aggraziati si alzò, girò
intorno al letto e vi salì in ginocchio. Con le mani prese possesso di quel pene,
carezzandolo voluttuosamente. Poi con un gesto simile a quello di un'esperta cavallerizza,
montò sull'uomo, dirigendo con sapienza la punta del cazzo verso l'orifizio della propria
intimità bagnata.
Il pene durissimo scivolò dentro lentamente, senza incontrare alcuna resistenza,
deliziandola con quella bellissima sensazione di riempimento. Fu subito completamente
dentro di lei. Lei lo guardò. Lui le sorrise.
Cominciò a muovere il bacino con dei lunghi movimenti, leggermente rotatori, che
provocavano un deliziosa andirivieni di quel cazzo duro tra le labbra della sua fica.
Lui parlò.
"Ora, mentre ti muovi, dimmi... dimmi qualcosa... qualcosa di porco..."
* * * * *
"Te l'ho detto... mi dispiace... ma proprio non me la sento..."
Lui stava parlando al telefono. Era ancora nudo sul letto, sdraiato. Dalla cornetta
uscivano le frasi secche ed irritate di una voce femminile.
"Ma non l'hai vista la partita? E' stata veramente massacrante..."
Lei era stesa al suo fianco, con la testa appoggiata sui suoi addominali, deliziando
oralmente la sua grossa cappella con sapienti ricami di lingua e rapide intense succhiate.
"Lo so che avevo promesso di portarti a cena... ma devi credermi... sono
distrutto..."
La mano di lui era sul suo culetto, e il grosso dito medio stava agitandosi, piantato
dentro il suo forellino anale, preparandolo a quella che da lì a poco sarebbe stata una
penetrazione ancora più prepotente.
Lei si stava gustando tanto l'invasione del dito, quanto la cappella sulla lingua e tra le
labbra. ma soprattutto il senso di quella telefonata. Ascoltava con gusto gli squittii di
protesta, incomprensibili, ma ben interpretabili, che sentiva arrivare dall'altra parte
del filo.
Poi lui sospirò, e fermò all'improvviso il movimento del dito. Lei si irrigidì...
"Va bene" stava dicendo lui. "Se per te è così importante..."
Lei scattò. Non aveva tempo da perdere. Quella troia lo stava per convincere. Portò la
mano dietro di se e afferrò quella di lui, piantandosi il suo medio ancora più in fondo
nel culo. Contemporaneamente spinse in giù la testa. Ormai sapeva come si faceva, non è
difficile quando si conosce il trucco. Il cazzo di lui affondò rapidamente nella sua
gola.
Lui gemette di piacere e di sorpresa. "Aaaahhh!"
"Cosa dici?" disse nella cornetta, recuperando faticosamente un contegno.
"No... è il tendine del femorale... devo essermi stirato... cazzo! Deve essere stato
quel takle, subito dopo il gol... devo avvertire il medico... domenica si va in trasferta
e non vorrei... vedi cara, sono proprio malandato... dai, non fare la sciocca..."
Dall'altra parte un brusco click segnalò la fine della conversazione. Lui mugugnò un
"ma vaffanculo!" e tornò a rilassarsi. Forse non è possibile sorridere con un
grosso cazzo piantato in bocca fino giù in gola. Ma se lo fosse stato il sorriso di lei
sarebbe stato un gran bel sorriso soddisfatto.

|
 |