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Questo è l'entusiasmante esordio sul ISR di una
autrice che appare destinata a regalare al newsgroup pagine di grande coinvolgimento. Accanto all'indubbia padronanza della lingua e della sintassi, con scelte
sempre curate e mai banali del giusto vocabolo, colpisce la squisitezza di alcuni
spunti e di alcuni dettagli che denotano una sensibilità non comune da parte
dell'autrice. Veri tocchi di classe.
Mostrando un'esemplare abnegazione, Vampyra ha scritto una
seconda versione del suo racconto, operando dei ritocchi secondo i suggerimenti ricevuti
sul newsgroup, ma solo (giustamente) quelli che riteneva più giustificati.
Ne rimane intatta l'elegante e discreta raffinatezza della prima
parte, mentre nella seconda parte, quella più "calda", l'autrice sembra avere
maggiore controllo laddove, nella prima versione, la narrazione sembrava un po' prenderle
la mano.
In attesa di nuovi contributi da parte di Vampyra, ci godiamo
questo splendido "Capriccio" che è stato pubblicato, nella prima stesura, su il 25
febbraio 1999.

CAPRICCIO FRANCESE - by Vampyra
Gabriella si affrettò giù per le scale, con le chiavi dell'auto già nella mano destra.
Quell'invito le era giunto del tutto inaspettato. Il suo più caro amico, Teo, di ritorno
da un lungo periodo trascorso all'estero, le aveva chiesto di raggiungerlo al ristorante
cinese più "in" della città.
Aveva portato con sé una sorpresa "speciale" da Parigi, le aveva annunciato al
telefono, poche ore prima.
Teo: lo conosceva praticamente da tutta la vita, da troppo tempo per pensare di andarci a
letto! Lui ci aveva sempre provato, fin da quando lo aveva incontrato nei corridoi della
facoltà, una mattina di quasi otto anni prima, ma Gabriella non era mai stata attratta da
lui. Lei amava gli uomini dal fisico ben curato e Teo tendeva piuttosto alla pinguedine;
le piacevano i mori e Teo era di un biondo imbarazzante, con occhi così chiari da
sembrare acquei!
Non credeva che Teo fosse mai stato innamorato di lei, solo inequivocabilmente attratto.
L'incarico di Teo all'estero era giunto quanto mai opportuno, perché non riusciva più a
tenerlo a bada, quelle rare volte che accettava un suo invito a cena. Era pur sempre un
quotato ed elegante uomo d'affari, direttore della più importante industria siderurgica
della regione e le piaceva pavoneggiarsi accanto a lui, nella sua auto da 70 milioni, ed
essere portata a cena nei migliori ristoranti della città. Erano profondamente amici, ma
lui non riusciva a fare a meno di corteggiarla.
Quella sera Gabriella faceva la sua figura nel tubino nero anni '50, con le spalline
sottili, che tratteneva il suo corpo dalle forme soffici e generose. Era una donna molto
sensuale, un viso zingaro incorniciato da boccoli scuri, occhi dolci e profondi e labbra
piene e morbide ed era così curiosa di scoprire cosa nascondesse l'invito di Teo...
Quando spinse la porta a vetri del ristorante, una compita cameriera cinese nel suo abito
tradizionale venne subito ad accoglierla. Gabriella mormorò il cognome di Teo e fu
preceduta dalla cameriera verso il tavolo del suo amico, l'ultimo in fondo alla sala, il
più appartato.
I tacchi delle sue scarpe nuove, scollate e preziose, ticchettavano sul pavimento lucido e
i riccioli le ondeggiavano morbidi ad incorniciare un viso appena truccato, ma con una
tinta di rossetto molto accesa sulle labbra. Molti sguardi maschili s'impressero come
marchi a fuoco su quelle curve dolci, al suo passaggio fra i tavoli. Le sue mani
stringevano inconsapevolmente al petto la sua piccola pochette di seta nera.
Nel vederla arrivare, Teo si alzò e le venne incontro, la baciò su entrambe le guance e
lanciò uno sguardo significativo nella sua scollatura. Le sorrise quasi complice, poi si
fece da parte e annunciò solennemente: "Gabriella...ti presento la mia fidanzata
Jacqueline" e Gabriella si avvide all'improvviso della donna dai capelli ramati che
sedeva al tavolo di Teo.
Non che fosse delusa...per carità...aveva sempre e volutamente respinto Teo...lo
considerava un caro ragazzo ma null'altro...forse aveva creduto che lui, in uno dei suoi
soliti slanci di generosità, le avesse portato un regalino da Parigi...del
genere...Cartier...Chanel...Givenchy...Hermès...
Mascherò il suo disappunto con il più smagliante dei sorrisi e si accomodò nella sedia
offertale da Teo, porgendo la mano all'intrusa francese.
Disse a se stessa che perlomeno avrebbe gustato una cenetta come si deve, visto che
adorava la cucina cinese, e Teo lo sapeva, forse anche per questo aveva scelto quel posto.
Ordinò ravioli di gamberi al vapore, zuppa di pinne di pescecane, vermicelli di soia in
agrodolce, gamberoni alla piastra e ananas flambé.
Si erano conosciuti in Bretagna, ad un concerto d'Arpa Celtica, le raccontò Teo.
Jacqueline era bretone di nascita e studiosa di musica "bardica". Jacqueline si
rivelò una donna molto colta e raffinata, dolce e sensibile.
Cercò di dissolvere la sua ostilità...e non le fu difficile... Jacqueline la conquistò
quasi subito, facendole rinfoderare le unghie rosso lacca. Gabriella parlava perfettamente
il francese e sostenne amabilmente la conversazione con Jacqueline, sempre più colpita
dall'espressione rapita di Teo, che teneva una mano della sua fidanzata nelle sue e ogni
tanto vi deponeva un piccolo bacio, sussurrandole di quando in quando un lezioso "ma
biche".
Osservò meglio la donna che sedeva di fronte a lei: aveva gli occhi più intensamente
verdi che avesse mai visto, con un taglio felino, che contrastavano con la dolcezza del
sorriso dei suoi bianchissimi denti, come piccole perle. Bianco era anche il suo abito,
casto e senza maniche, mentre i capelli lisci, raccolti sulla nuca, scintillavano come
rame.
Aveva braccia sottili come giunchi, e mani lunghe e sensibili. Dopo poco Gabriella si
avvide che si era persa nell'ammirazione della soave bellezza di Jacqueline e che stava
invidiando Teo...che avrebbe voluto essere Teo...e che avrebbe voluto posare le sue labbra
su quella mano, su quell'esile collo...non riusciva a spiegarsi il perché, non le era mai
capitato...diede la colpa al cibo, al vapore, alle spezie e al sakè che la stavano
stordendo...ma sentì inequivocabilmente le mutandine di seta nera bagnarsi e la sua
passerina pulsare inspiegabilmente...
Ogni tanto lo sguardo di giada di Jacqueline si posava leggero nei suoi occhi ed un paio
di volte le dita affusolate dell'affascinante parigina si spinsero a sfiorare
fuggevolmente le sue per sottolineare una sua affermazione, ma il battito del cuore di
Gabriella accelerò quando, al termine della cena, Jacqueline le chiese di accompagnarla
alla "toilette des dames".
La seguì a breve distanza, osservandone le movenze eleganti, l'ondeggiare del suo sedere,
il ritmico ticchettio dei suoi ricercati sandali sull'impiantito.
Davanti allo specchio, Jacqueline fece scattare il fermaglio della sua pochette tempestata
di perline bianche, dalla quale trasse una trousse d'oro, piena di cipria impalpabile, che
si spolverò con cura sul naso e sul mento, quindi rifece la linea delle labbra e le
riempì di un rossetto madreperlaceo. Mentre si ritoccava il make up, guardava Gabriella
alle sue spalle, riflessa nello specchio, e le sorrise. Gabriella osservò la curva
sottile del collo di Jacqueline e provò l'impulso irresistibile di baciarla...
Ma Jacqueline, voltandosi verso di lei, le disse quietamente che aveva voluto restare da
sola con lei per poterle parlare senza "la presenza inopportuna di Teo"; le
assicurò che sapeva del legame inossidabile esistente fra Gabriella e il suo uomo e
dell'attrazione che questi aveva provato e provava ancora per lei, che non avrebbe mai
ostacolato la loro "amitié", che avrebbe piuttosto voluto diventare essa stessa
"l'amie la plus chère" di Gabriella, cosicché nulla sarebbe mai intervenuto a
separarli. Gabriella, con la bocca secca e la gola rotta dall'emozione a stento
trattenuta, si disse lieta di aver acquisito una nuova amica piuttosto che di aver perso
un corteggiatore.
Jacqueline le si avvicinò, le pose le manine delicate sulle spalle nude e le posò un
lieve bacio sulla guancia destra. Gabriella sentì il suo cuore arrestarsi...ormai
percepiva i capezzoli bucarle la seta del vestito, e i suoi umori infradiciarle gli slip.
Desiderò che quel contatto si protraesse più a lungo, ma la francese girò sui tacchi e
tornò al tavolo.
Teo aveva già regolato il conto, così aiutò entrambe le signore ad indossare i loro
soprabiti e le accompagnò all'uscita. Fu Gabriella che parlò per prima, schiarendosi la
voce, e propose a Teo e Jacqueline di passare a casa sua per un caffè, visto che abitava
a pochi passi. Disse questo apparentemente a Teo, ma guardando con intenzione la sua
fidanzata. Fu proprio Jacqueline ad insistere affinché Teo accettasse, e questi non si
fece per nulla pregare.
Nell'ascensore Gabriella poteva udire il suo cuore impazzito ritmare i secondi che
mancavano al loro ingresso nel suo appartamento. La sua fica era ormai talmente madida che
avvertiva come uno sciacquio ad ogni suo passo. Temeva che il suo abito, dopo essere stata
seduta per tanto tempo, rivelasse la sua eccitazione.
Quasi non riuscì ad infilare la chiave nella toppa...li guidò all'interno del suo
impeccabile appartamento, prese i loro soprabiti e li fece accomodare sul bianco divano
nell'ampio salone arredato con gusto con mobili antichi e moderni, con la luce soffusa di
molte lampade che illuminavano indirettamente l'ampio spazio, riscaldato dalla presenza di
molti kilim distesi su di un parquet di ciliegio.
Decisero di versarsi da bere, al posto del caffè, così Gabriella servì loro del brandy
stravecchio e poi, cercò e trovò un CD di Patrick Ball, un virtuoso dell'arpa celtica.
Acceso lo stereo e sfilatasi le scarpe, si accoccolò sulla poltrona di fronte a quella
dei due fidanzati. Cominciarono a conversare come vecchissimi amici, rimembrando i tempi
dell'università dei due amici italiani, e la francese parve divertirsi molto ai loro
racconti. Le note armoniose di "The Buttefly" si diffusero nell'aria e
Jacqueline sorrise lusingata della scelta musicale di Gabriella.
La nostalgia si stemperò pian piano nell'alcool, un gioco di sguardi intenso iniziò fra
i tre amici e la struggente e vibrante melodia dell'arpa s'insinuò suadente nelle loro
membra ...
Gabriella si fece più audace e propose a Teo uno dei suoi massaggi. L'uomo non se lo fece
ripetere due volte, affermò che lo avrebbe proprio rilassato, così si sfilò la giacca e
la camicia e Gabriella andò a prendere l'olio alle mandorle che usava dopo il bagno, ma
prima di rientrare in salotto si sfilò le mutandine grondanti e le lasciò sul pavimento
della stanza da bagno.
Rientrando nel salotto, Gabriella notò che Teo si era notevolmente rimesso in forma
dall'ultima volta che lo aveva visto in costume, un anno prima: aveva i pettorali un po'
più pronunciati e gli addominali quasi sodi e compatti, nonché le spalle più prestanti.
"Cosa non può fare l'amore", si disse Gabriella...
Intanto Jacqueline aveva sciolto i suoi serici capelli color del rame e si era sfilata le
scarpe a sua volta, abbandonata morbidamente su di un bracciolo, con il bicchiere di
brandy fra le mani.
Teo andò a sistemarsi fra le cosce di Gabriella, seduto su di un cuscinone. Sentì il
contatto della propria schiena con la pelle calda delle gambe nude di lei. Gabry si versò
dell'olio in una mano e lo scaldò lievemente, strofinandola con l'altra, quindi poggiò
le sue manine piccole e ben fatte sulle spalle larghe di Teo e cominciò a massaggiarlo
con movimenti lenti e sensuali...Teo teneva il capo reclinato e gli occhi chiusi e
assaporava quel momento in silenzio assoluto...emettendo ogni tanto dei piccoli gemiti di
piacere...
Jacqueline si allungò ancor di più sul divano, senza mai smettere di fissare Gabriella e
le sue mani. Questa continuò per quindici minuti buoni, senza mai perdere di vista la
francese, finché le propose di prendere il posto di Teo. Jacqueline accettò di buon
grado e Teo le cedette il posto a malincuore.
La donna si accoccolò fra le cosce di Gabry a sua volta. Il suo abito candido era
accollato, così Gabry le chiese di sganciarlo...Jacqueline obbedì senza esitare e
sganciò il colletto dell'abito, lasciandolo scivolare giù, rivelando un seno morbido e
impertinente, dai capezzoli rosei e grandi, che stava su senza reggiseno...
Si accomodò ancor meglio, appoggiandosi al bacino di Gabriella, la quale divaricò ancor
più le gambe per far aderire la francese a sé. Le sue mani finalmente toccarono la pelle
vellutata delle spalle dell'altra e si deliziarono nella scoperta di ogni loro punto
raggiungibile...
Il respiro di Gabriella si faceva sempre più mozzo...le sue mani indugiarono sul collo di
Jacqueline...e scivolarono lentamente e sinuosamente in avanti...fino a raggiungerne i
seni...che dapprima sfiorò leggermente...disegnando il circolo dei capezzoli con le sue
unghie laccate di rosso...poi sempre più insistentemente...
Jacqueline chiuse gli occhi e abbandonò il suo capo all'indietro, sulle cosce
dell'amica...Gabriella tirò più su il già corto abitino e la francese poté sentire la
sua fica umida dietro il collo...Gabriella continuò a massaggiarle avidamente i seni
morbidi e sodi... tenendoli completamente nelle sue mani e straziandoli dolcemente
...Jacqueline cominciò ad ansimare sempre più forte... il capo riverso e gli occhi
chiusi...la lingua titillava le sue labbra...
Gabriella volse il suo sguardo verso Teo seduto sul divano di fronte e notò il gonfiore
oramai inequivocabile nella patta dei suoi pantaloni . Gli sorrise complice ed invitante e
a quel punto Teo si mise in ginocchio davanti alle due, infilò come assetato la lingua
nella bocca semiaperta di Jacqueline, la quale rispose come in trance al bacio del suo
uomo, senza nemmeno aprire gli occhi, poi Teo offrì la sua bocca a Gabriella e avvolse
con la sua lingua quella di lei, incredulo di poter avere le due donne che bramava di più
al mondo contemporaneamente...
Gabriella ricambiò il bacio di Teo, ma solo perché si stava pregustando una pietanza
più prelibata...
Teo tirò fuori il turgido cazzo che oramai premeva per uscire allo scoperto, la punta
già coperta di minuscole goccioline. Un odore prepotente investì il naso di Gabriella e
fece gemere forte la francese, la quale allargò istintivamente le cosce coperte da un
paio di autoreggenti di seta bianca, una mano infilata negli slip a stuzzicarsi il
grilletto.
Teo le strappò gli slip di pizzo bianco, l'attirò a sé trascinandola per le cosce e si
tuffò nel calore di quella fica calda e stillante umori con tutto il suo viso. La lingua
di lui le solleticò vorace il clitoride e l'orifizio, mentre Jacqueline muoveva
ritmicamente il bacino, spingendolo verso Teo: ne voleva di più, di più...
Cominciò a mormorare frasi sconnesse in francese, aggrappandosi disperatamente alla vita
di Gabriella, avanzatasi sul bordo della poltrona, sopraffatta dall'aroma della fica di
lei.
Non aveva mai inteso odore così intenso e dolce, mai annusato fica che non fosse la sua,
quando talvolta ricercava un fuggevole piacere solitario...
Gabriella era come impazzita: voleva Jacqueline, ad ogni costo, e Teo sarebbe stato solo
il mezzo con cui ottenerla, costasse quel che costasse. Lasciò scivolare le spalline del
suo abito e si tormentò i capezzoli piccoli e bruni.
Teo, inginocchiandosi, tornò con la bocca madida degli umori di Jacqueline alla lingua
ingorda di Gabriella, che gli fece colare un po' della sua saliva in modo che potesse
umettare ancor meglio la passera di Jacqueline.
Teo riprese a leccarla e succhiarla con foga, ma prima che lei potesse venire, le infilò
in un colpo solo nella fica pulsante il suo cazzo oramai di pietra, e prese a stantuffarla
con vigore. Jacqueline, oramai in preda all'eccitazione più intensa, mugolava come una
lupa in calore, affondando sempre più la nuca nella fica di Gabriella, la quale non stava
più nella pelle e credeva di svenire dal piacere che le si annunciava...
Teo venne con un rantolo nella guaina calda e morbida di Jacqueline e stava per
accasciarlesi addosso, quando Gabriella reclamò la sua parte. Teo si rialzò e le porse
il cazzo all'altezza della bocca, che Gabriella provvide a ripulire ben bene,
pregustandosi i sapori di Jacqueline, la quale giaceva sfatta e vibrante tra le sue cosce.
Ma, inaspettatamente, Jacqueline si voltò su se stessa, si pose a quattro zampe, e con
gran sorpresa di Gabriella, le allargò ben bene la fica ormai traboccante di umori con le
dita lunghe e affusolate e cominciò a berne avidamente i succhi . Gabriella emise un
grido acuto e prese a succhiare ancora più vigorosamente il cazzo di Teo, che quasi
istantaneamente s'indurì di nuovo.
La lingua di Jacqueline si muoveva morbida e lenta, sapeva dove andare e come muoversi,
leccava grata e amorevole, le s'insinuava fra le grandi labbra, la spennellava dal buco
del culo al clitoride.
Gabriella non si era mai sentita così vicino a perdere la sua sanità mentale, le labbra
e il clitoride gonfi di piacere e pronti a scoppiare. I
Intanto Teo spingeva sempre più vigorosamente il bacino verso la bocca accogliente di
Gabriella e venne quasi contemporaneamente a lei, che lanciò un grido straziante e
lasciò sfuggire tutto lo sperma di lui, che le colò copioso dagli angoli della bocca.
Jacqueline si risollevò, seguendo con la punta della lingua lo stomaco e poi lo sterno e
poi i capezzoli di Gabriella, che tenne per qualche secondo fra le labbra, solleticandoli
con la lingua, poi le fu sulle labbra, leccandole via ogni traccia del seme ancora caldo
di Teo.
Finalmente Gabriella rispose e le lingue delle due donne danzarono impetuose con il
sottofondo dell'arpa di "May Morning Dew", quindi le bocche si serrarono l'una
sull'altra e il bacio divenne più profondo.
Gabriella aveva le lacrime agli occhi, ma non le bastava ancora.
Osservandole baciarsi lingua in bocca, Teo lo sentì venire duro nuovamente: era
incredibile quanto stesse godendo, non gli era mai capitato prima!
Si sedette sul bracciolo della poltrona e insinuò la sua lingua fra quelle delle
"sue" due donne: le lingue s'incontrarono, si scambiarono umori e saliva e
sempre più frenetiche guizzarono l'una nella bocca dell'altra.
Ormai denudatosi, Teo spogliò dei pochi abiti rimasti le due donne e le condusse in
camera di Gabriella, sul suo letto di ferro battuto antico, continuando a baciarle e ad
accarezzarle. La stanza era illuminata dalla fioca luce di un grande abat-jour di
porcellana e seta.
Giunti sul letto, Teo si dedicò alla passerina di Gabriella, che tanto aveva
desiderato...
A differenza della fica di Jacqueline, che era quasi glabra e dalla dolcezza del miele,
Gabriella aveva un cespuglio folto e dall'odore speziato ed inebriante.
Ci strofinò su tutto il viso, i capelli, le guance, il naso e la bocca e le leccò tutto
il monte di venere, scendendo ad insinuarsi nella sua fessura lentamente, mentre Gabriella
tendeva spasmodicamente il bacino e allargava le gambe.
Contemporaneamente, Jacqueline andò a porsi a gambe divaricate proprio sulla bocca di
Gabriella, che moriva dalla voglia di assaporarne il frutto.
Jacqueline si calò sulle labbra golose di Gabriella, e la lingua di lei cominciò a
infilarsi rapida dentro la sua fica ardente.
Teo, intanto, leccava il clitoride e aveva infilato un dito, poi due, poi tre dita nella
fica arrendevole di Gabriella, che si dimenava sotto i suoi esperti colpi di lingua,
gemendo e reclamando ad alta voce di essere trapassata dal suo palo duro come il marmo...
A Teo non parve vero, quando la sua verga impalò Gabriella, quella donna morbida e
sensuale che aveva popolato i suoi sogni più erotici, e nel contempo osservare la stessa
che spennellava con la lingua la fica della sua dolcissima fidanzata francese...
Jacqueline era di fronte a lui, e mentre scopava Gabriella, di tanto in tanto dava delle
leccatine alle sontuose mammelle di lei, che si agitava frenetica sulla lingua di
Gabriella.
Ma ecco che Gabriella lo spinse via, costringendolo ad uscire dal suo rifugio caldo, ormai
prossima ad un potente orgasmo. Sorpreso, vide la sua amica spingere la sua donna a
chinarsi sulla sua passera aperta e gocciolante e Jacqueline leccarla voracemente,
allargando le labbra turgide ancor più con le sue dita flessuose.
Gabriella ricambiava il favore, tributando le sue linguate bollenti nella fica della
francese coperta da pochi peli biondicci, sentendo scorrere su di sé il caldo frutto del
piacere di lei ormai prossimo, giunto al parossismo. Entrambe mugolavano di piacere, senza
trovare le parole adatte a commentare quanta voluttà e quanto gusto stessero provando...
Teo si sedette in disparte ad osservarle carezzandosi impetuosamente il membro
disperatamente eretto, chinandosi di tanto in tanto a leccare il buchetto del culo ora
dell'una ora dell'altra, deliziosamente esposti...e a raccogliere con la sua lingua i loro
abbondanti succhi vaginali.
Jacqueline e Gabriella vennero assieme con un urlo intenso e incredulo, scosse dagli
spasmi dell'orgasmo, il cuore che balzava fuori dal petto, il respiro corto, uno sguardo
di riconoscenza reciproca dipinto sui loro volti...si abbracciarono felici, scambiandosi
tenerissimi baci...
Teo si prestò volentieri a ripulire con la lingua le fichette dal frutto dei loro
giochi...e le due ricambiarono il favore...
Lo fecero mettere seduto, con la schiena verso la spalliera del letto e mentre Jacqueline
glielo prendeva in bocca, Gabriella si occupò dei testicoli: la lingua della francese si
muoveva rapida e sicura lungo l'asta e la bocca di Gabry accoglieva il gonfio volume dei
testicoli ripieni di sperma...
La bocca umida di Jacqueline si richiuse sulla cappella rubizza e scese morbidamente per
tutta la sua lunghezza, fino ad incontrare la bocca di Gabriella e, lasciando
temporaneamente l'opera, le due si scambiavano caldi baci; poi Jacqueline succhiò e
lambì sempre più rapida, mentre Gabriella gli mordicchiava e leccava le palle. Teo
vedeva i capelli ramati dell'una mescolarsi a quelli corvini dell'altra e le loro lingue
guizzare sulla sua verga...
Teo credette di andar fuori di testa quando l'orgasmo lo squassò poderoso da capo a
piedi: venne con un grido doloroso, schizzando sperma sui visi sorridenti e fieri delle
sue due donne, che accolsero il liquido caldo come un dono prezioso da scambiarsi con
generosità, leccandosi e baciandosi teneramente...
Giacquero inerti sul letto, paghi e spossati, le due donne con la testa poggiata al petto
di lui, oramai addormentato e svuotato...
Jacqueline e Gabriella non poterono che scambiarsi uno sguardo di intesa...e sorridersi
complici...

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