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Tempi Supplementari

 
Lo aveva visto giocare in Pay TV. Lo aveva ammirato mentre correva e lavorava senza interruzione per 90 minuti. Aveva fatto un tifo scatenato per Lui e per la squadra e aveva esultato pazzamente quando proprio Lui aveva realizzato il gol del 2-1 che dava la vittoria.

Ora lo stava aspettando. Si era preparata.

Aveva fatto un bagno caldo con sali profumati. Aveva raccolto dietro la nuca i suoi capelli neri. Non aveva messo trucco, lasciando che gli occhi scurissimi contrastassero sulla pelle lattea del viso. Sul suo corpo statuario aveva indossato un negligé rosa, trasparentissimo, che costituiva la sua divisa abituale quando Lui era in casa. L'indumento le arrivava appena al basso ventre, lasciando intravedere ad ogni suo movimento il fitto bosco nero del pube con il gioiellino che nascondeva, e, dietro, il morbido disegno delle sue natiche e dei suoi fianchi generosi.

Sapeva che Lui la voleva vestita così. Pronta a soddisfare ogni suo desiderio, in qualsiasi momento.

Ebbe un tremito. La serratura scattò. La porta si aprì. Lui era tornato.

Senza una parola scrutò a distanza il suo volto. C'era tutta la stanchezza per l'impegno massacrante, ma anche un accenno di sorriso per la soddisfazione di una vittoria esaltante.

Come al solito, non la salutò. Non ce n'era bisogno. Lasciò cadere pesantemente la borsa nel corridoio e si diresse, lentamente, stancamente, verso la stanza da letto.

La borsa era lì che la attendeva. Il solito rito, ogni volta che tornava da una partita. Forse solito, ma per lei sempre estremamente emozionante.

Raccolse la borsa da terra. La aprì. Fu subito investita dal solito odore umido. Sentì il cuore cominciare a battere più forte.

Cominciò ad estrarre gli indumenti da inserire nella busta per la lavanderia.

Prima la sua maglietta, e i suoi pantaloncini. Oggetti quasi sacri, che portavano i colori della squadra, il suo nome e il suo numero. Erano ancora intrise del suo sudore. Portò la maglietta avidamente al naso. Profumo di sudore maschile, ma anche terra, erba. Immerse il viso in quella stoffa, annusando ancora.

Prese la maglietta di cotone bianca che lui portava sotto, a contatto sulla pelle. L'odore di lui era ancora più intenso. Se ne inebriò.

Infine i suoi slip. Erano stati a contatto con le sue zone intime per lunghi minuti. Avevano assorbito i suoi odori. Con emozione annusò di nuovo, riconoscendo con sicurezza il profumo dei suoi genitali. Tenne a lungo il naso a stretto contatto con la stoffa, senza riuscire a reprimere un gemito di piacere. Così buono.

L'olfatto è un senso così infame. E' prodigo di promesse, ma anche incapace di mantenerle. Crea voglie, ma non appaga, non soddisfa. Così, anche questa volta, lei si ritrovò prima a carezzare quella stoffa con la lingua, poi arrivò a suggerne un lembo dentro la bocca. Ma, come al solito, fu ripagata solo dal gusto acre del cotone, senza alcuna traccia degli aromi corporali di Lui che stava ansiosamente cercando.

Appena finito il suo compito, si recò silenziosamente nella stanza da letto, senza far rumore. Lui era steso sul letto, supino, a occhi chiusi, completamente nudo. Si avvicinò piano, senza abbandonare mai con gli occhi lo spettacolo di quel fisico asciutto e muscoloso, che ormai conosceva bene, ma che ogni volta le provocava fremiti di desiderio.

Restò ferma ai piedi del letto a contemplare quella meraviglia in ogni dettaglio.

La sua mente ed il suo corpo furono sopraffatte dal desiderio. Cominciò a sentire la sensazione di umido tra le cosce. Avvertì la stoffa del negligé tirare sui suoi capezzoli inturgiditi e quella specie di senso di capogiro che non mancava mai quando l'eccitazione era intensa. Sentiva di voler essere presa. Di voler appartenere a quel corpo. Di voler appartenere a quell'uomo. Di donargli tutto il piacere che voleva, in qualunque modo, con ogni parte del suo corpo e della sua anima. Ma sapeva che non poteva prendere iniziative, se non quella di manifestargli tacitamente la sua completa e totale disponibilità.

Lui schiuse appena una palpebra e la sorprese a fissare la sua virilità, importante anche in stato di riposo, mentre istintivamente si inumidiva le labbra passandovi la lingua. A lei non spiacque essere colta in quella evidente manifestazione di desiderio. Lui le sorrise. Lei si sentì sciogliere.

Si girò languidamente su se stesso, offrendo alla sua vista le spalle possenti e le natiche sode.

"Massaggiami la schiena" le sussurrò.

Lei ubbidì ansiosa. Montò a cavalcioni sul suo corpo, approfittandone per strofinare il suo sesso umido sui glutei muscolosi dell'atleta, rubando brividi di eccitazione. Le sue mani si dedicarono con grazia ed efficacia ad alleviare le sue tensioni muscolari sui muscoli del collo e della schiena. Lui, con la testa girata di lato, era tornato a chiudere gli occhi, mentre man mano che il massaggio continuava il suo viso assumeva un'espressione tranquilla e rilassata.

Invece lei era sempre più eccitata dal contatto delle sue mani su quella schiena muscolosa, e dai periodici sfregamenti delle sue labbra intime, che il desiderio aveva fatto sbocciare come un fiore dal suo pube scuro, contro la bassa schiena di Lui. Sfregamenti sempre più frequenti e sempre meno casuali.

Dopo qualche minuto lui le ordinò tacitamente di interrompersi, allungando una mano dietro di se a darle una lieve pacca su una coscia. Lei smontò con rimpianto da quel corpo.

Lui si girò e tornò in posizione supina. Mostrò così ai suoi sorpresi occhi neri una stupenda erezione. Lei sentì il cuore battere a mille. Ma poi per un attimo fu presa dal panico più assoluto. Lui si era girato verso il telefono.

Chi voleva chiamare? Probabilmente quella modella bionda che frequentava ultimamente, e che si definiva in pubblico la sua compagna ufficiale, senza che Lui confermasse, né smentisse. Quella stupida oca.

Non era giusto. Era lei che aveva provocato quell'erezione. Non era giusto che adesso se la godesse un'altra. Già troppe volte le era successo ultimamente, di venir chiusa nell'ampio sgabuzzino adiacente alla stanza da letto che Lui utilizzava da guardaroba. Obbligata ad assistere da uno spioncino invisibile alle acrobazie erotiche di Lui e della bionda. Umiliata e afflitta, eppure eccitatissima dalla situazione e dallo spettacolo. Costretta a sfogarsi torturando il proprio sesso bollente con le dita, nel silenzio più assoluto. E Lui si divertiva a chiederle, dopo, di soddisfarlo oralmente, così da farle assaggiare gli aromi di lei di cui la sua virilità era ancora intrisa.

Per un attimo sembrò che Lui stesse allungando il braccio verso il comodino, dove era il telefono. Ma il suo letto era ampio, e l'apparecchio non era a portata di mano. Ci ripensò e la guardò. Lei sospirò di sollievo. Torno a guardarlo e a guardare il suo cazzo eretto, sorridendo invitante.

Lui ricambiò il sorriso. "Va bene... massaggiami un po' anche lì..."

Gli occhi le luccicarono di gioia. Lui allargò le gambe e lei vi si accucciò in mezzo, prendendo subito delicatamente possesso, con le sue mani, dell'arnese eretto di Lui. Ne saggiò soddisfatta la durezza, poi cominciò con dolcezza a massaggiarlo, facendo scorrere piano le sue dita sull'asta, coccolando i testicoli, scoprendo e ricoprendo piano il glande.

Lui era tornato a rilassarsi, con le mani intrecciate dietro la nuca e gli occhi quasi chiusi. Aperti quel tanto che basta per assistere alle aggraziate manovre delle mani di lei sulla sua virilità. Nel frattempo lei riconosceva i segni del successo delle sue operazioni. Quel cazzo era diventato durissimo, sembrava pulsare di vita propria, e il respiro di lui era sempre più affrettato.

Mentre continuava a masturbarlo piano, lei teneva la bocca vicinissima, e di tanto in tanto i suoi occhi neri cercavano quelli di Lui per trasmettergli la tacita offerta.

Presto lo convinse. Fu appena un sussurro. "Leccami... ma senza prenderlo in bocca..."

Lei aspettò qualche secondo, richiamando la saliva da ogni angolo della sua bocca. Sapeva che Lui amava il tocco di una lingua bagnata e scivolosa. Poi, con un sospiro, si mise all'opera.

Leccò la cappella. Poi scese lungo l'asta. Poi omaggiò il sacco delle palle. Lui sospirava forte, mostrando di apprezzare.

Lei scese ancora più sotto. Lui allargò le gambe e alzò le ginocchia per facilitarla, esponendosi oscenamente all'adorazione di quella carezze umide. Lei arrivò fino a solleticargli l'ano con la punta rigida della lingua, strappandogli mugolii di assenso. "Sì... così... perfetto... brava..."

Tornò ad occuparsi dell'asta rigida, poi ad intessere arabeschi di saliva sulla sua cappella. Ottenne così quello che desiderava. Lui sussurrò "Coraggio... prendilo in bocca". Lei sorrise.

Per un attimo giocò, massaggiandoselo sulle labbra, ma non riuscì a resistere a lungo. Troppo forte era il desiderio di sentire quella carne dura riempirle la bocca. Con un rapido gesto abbassò la testa. Una buona porzione di quel pene scomparve tra le sue labbra. Lei sentì la punta sfiorarle la gola.

Rimase un attimo così, a godersi la sensazione. Poi aspirò l'aria, applicando una leggera suzione. Quindi la sua testa cominciò a muoversi piano su e giù, lasciando scivolare dentro e fuori l'asta di quel cazzo.

"Toccati..." mormorò lui. "Voglio che ti accarezzi... che ti dai piacere... intanto che mi succhi..."

La sua mano destra rispose subito, andando a raggiungere il suo bocciolo bagnato tra le gambe, mentre la sinistra restava intorno al pene ad assecondare i movimenti della bocca. Per lei fu un sollievo poter dare sfogo per un attimo al calore che le saliva dal basso ventre. La sua mano si ritrovò subito bagnata dai suoi umori. Presto la sua voglia di godere prese il sopravvento. La sua mano cominciò ad agitarsi convulsamente in movimenti rotatori della punta delle dita sulla zona del clitoride, mentre la testa continuava in modo sempre più frenetico l'andirivieni sul cazzo duro di lui.

Sentì esplodere l'orgasmo, sforzandosi di continuare a far scivolare la bocca sulla virilità di lui. Ma poi dovette fermarsi, soffocando i suoi gemiti di piacere sulla carne dura che le riempiva le fauci.

Appena si riprese, alzò gli occhi verso quelli di Lui, trovandovi un ironico rimprovero.

"Ehi... che foga! Deve piacerti proprio sentirtelo in bocca..."

I suoi occhioni neri lo fissavano sconsolati, in una muta implorazione di perdono. Il cazzo era sempre profondamente piantato nella sua bocca.

"Dai, piccola... continua... e vedi di farmi un bel lavoretto..."

Lei ritrovò la concentrazione e si dedicò con impegno decuplicato a usare la sua bocca come strumento di piacere. La voglia di recuperare era tale che vinse gli ultimi indugi e provò quello che non aveva mai provato.

Si staccò per un attimo, fece due profondi respiri, e poi si abbassò decisamente ad infilare una buona metà di quel fallo nella sua bocca. Poi spinse ancora verso il basso, movendo i muscoli della gola come se dovesse inghiottire un grosso boccone. Fece uno sforzo sovrumano per non tossire. Poi scese ancora finché le labbra non arrivarono ad immergersi nei peli alla base dell'asta. L'aveva preso tutto in bocca fina in gola.

I suoi occhi si alzarono a cercare i suoi. Stavolta con una luce di orgoglio. Lui era deliziato e sorpreso.

"Fantastico!" disse. Allungò la mano e le accarezzò i capelli. Lei ricambiò estraendo la lingua e strofinandola contro le sue palle.

Appena si sentì a suo agio con la sensazione di quell'invasione della gola, ricominciò il movimento di va e vieni, ma stavolta più profondo, lasciando ogni volta che il cazzo affondasse completamente tra le sue labbra. Lui perse presto il suo aplomb e cominciò ad agitarsi per il piacere. L'orgasmo stava avvicinandosi.

Allungò il suo braccio e la afferrò per la nuca, imprimendo il suo ritmo frenetico ai movimenti della sua testa. Anche lei stava provando un piacere, probabilmente soprattutto mentale, per il modo così brutale con cui veniva presa. Poi Lui, vinto dal godimento, abbandonò la presa, riversando la propria testa all'indietro. Lei fece appena in tempo a riprendere il suo ritmo che, gemendo, lui raggiunse l'orgasmo, riversando nella sua bocca una abbondante dose di sperma.

Il frutto dell'orgasmo dell'uomo era copioso, fluido, denso, dolcissimo, e lei lo assaporò con avidità e lo inghiottì con gusto. Era per Lui il primo orgasmo dopo i lunghi giorni d'astinenza che precedono le partite importanti. Averlo ricevuto nella bocca era per lei un grande privilegio.

Così mentre lui veniva preso da un attimo di rilassato abbandono, lei si sentiva felice e pimpante. Era inginocchiata sul letto, al fianco del corpo nudo dell'uomo, sorridente, pronta a servirlo ancora, in qualsiasi modo. O anche semplicemente ad attendere. A sua completa disposizione.

Passò qualche minuto. Poi lui, senza aprire gli occhi, sussurrò impercettibilmente.

"I piedi... massaggiami i piedi..."

Lei scattò. Si inginocchiò sul pavimento in fondo al letto e si trovò vicinissima ai piedi di Lui. Li guardò. Forse la parte più sacra del corpo di un calciatore. Ma non erano certo la parte più bella. Niente a che vedere con la grazia efebica dei piedi di qualche ballerino. Sembravano delle escrescenze legnose, piene di cicatrici, di calli e duroni, testimonianza delle torture a cui erano sottoposti ad ogni partita e ad ogni allenamento. Ma proprio questa forma sgraziata dava loro un aspetto così virile, così maschio, rafforzato dal profumo caratteristico che le abluzioni recenti avevano solo attenuato. L'eccitazione ricominciò a scaldarle il ventre.

Con delicatezza, le sue dita fini e delicate presero a scorrere su quella pelle coriacea, prendendo man mano confidenza, palpando, massaggiando, ammorbidendo. Lei alternava le sue cure, qualche minuto su un piede, qualche minuto sull'altro.

Poi vinse la titubanza e prese un'iniziativa. Lui avrebbe gradito? Era sicura di sì. Avvicinò la testa e fece saettare la lingua di fuori, per un breve contatto con quella pelle ruvida. Da lui nessuna reazione. Lo fece ancora, poi ancora. Poi, rassicurata, iniziò a far scorrere la lingua su tutta la lunghezza del suo piede destro. Poi ripeté lo stesso trattamento al sinistro e presto la bocca e la lingua diventarono parte attiva di quel massaggio, al pari delle sue mani che infaticabili continuavano a massaggiarlo.

Continuando a sentirsi bagnata tra le gambe, leccò ad una ad una le dita dei piedi di Lui, finendo con il prendere il bocca tutto l'alluce, succhiandolo e sbaciucchiandolo come fosse un piccolo cazzo.

Era talmente assorta nella sua adorazione, che non se ne accorse. Almeno, non subito. Fu il movimento della mano di lui, ad attirare la sua attenzione, mentre scendeva ad accarezzarsi il pene. Era di nuovo durissimo.

Rimase bloccata così, con l'alluce nella bocca, a contemplare lo spettacolo di quel cazzo tornato a nuova vita. Questo vuol dire che forse... non osò nemmeno pensarlo, mentre una nuova ondata di eccitazione la agitò.

Fu Lui a spezzare l'incantesimo.

"Vieni... vienimi sopra..."

Lei si impose la massima calma. Con movimenti sinuosi ed aggraziati si alzò, girò intorno al letto e vi salì in ginocchio. Con le mani prese possesso di quel pene, carezzandolo voluttuosamente. Poi con un gesto simile a quello di un'esperta cavallerizza, montò sull'uomo, dirigendo con sapienza la punta del cazzo verso l'orifizio della propria intimità bagnata.

Il pene durissimo scivolò dentro lentamente, senza incontrare alcuna resistenza, deliziandola con quella bellissima sensazione di riempimento. Fu subito completamente dentro di lei. Lei lo guardò. Lui le sorrise.

Cominciò a muovere il bacino con dei lunghi movimenti, leggermente rotatori, che provocavano un deliziosa andirivieni di quel cazzo duro tra le labbra della sua fica.

Lui parlò.

"Ora, mentre ti muovi, dimmi... dimmi qualcosa... qualcosa di porco..."

* * * * *

"Te l'ho detto... mi dispiace... ma proprio non me la sento..."

Lui stava parlando al telefono. Era ancora nudo sul letto, sdraiato. Dalla cornetta uscivano le frasi secche ed irritate di una voce femminile.

"Ma non l'hai vista la partita? E' stata veramente massacrante..."

Lei era stesa al suo fianco, con la testa appoggiata sui suoi addominali, deliziando oralmente la sua grossa cappella con sapienti ricami di lingua e rapide intense succhiate.

"Lo so che avevo promesso di portarti a cena... ma devi credermi... sono distrutto..."

La mano di lui era sul suo culetto, e il grosso dito medio stava agitandosi, piantato dentro il suo forellino anale, preparandolo a quella che da lì a poco sarebbe stata una penetrazione ancora più prepotente.
Lei si stava gustando tanto l'invasione del dito, quanto la cappella sulla lingua e tra le labbra. ma soprattutto il senso di quella telefonata. Ascoltava con gusto gli squittii di protesta, incomprensibili, ma ben interpretabili, che sentiva arrivare dall'altra parte del filo.

Poi lui sospirò, e fermò all'improvviso il movimento del dito. Lei si irrigidì...

"Va bene" stava dicendo lui. "Se per te è così importante..."

Lei scattò. Non aveva tempo da perdere. Quella troia lo stava per convincere. Portò la mano dietro di se e afferrò quella di lui, piantandosi il suo medio ancora più in fondo nel culo. Contemporaneamente spinse in giù la testa. Ormai sapeva come si faceva, non è difficile quando si conosce il trucco. Il cazzo di lui affondò rapidamente nella sua gola.

Lui gemette di piacere e di sorpresa. "Aaaahhh!"

"Cosa dici?" disse nella cornetta, recuperando faticosamente un contegno. "No... è il tendine del femorale... devo essermi stirato... cazzo! Deve essere stato quel takle, subito dopo il gol... devo avvertire il medico... domenica si va in trasferta e non vorrei... vedi cara, sono proprio malandato... dai, non fare la sciocca..."

Dall'altra parte un brusco click segnalò la fine della conversazione. Lui mugugnò un "ma vaffanculo!" e tornò a rilassarsi. Forse non è possibile sorridere con un grosso cazzo piantato in bocca fino giù in gola. Ma se lo fosse stato il sorriso di lei sarebbe stato un gran bel sorriso soddisfatto.

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